Giugno 19, 2021
Da Anarres-info
55 visualizzazioni


La Questura le aveva promesse. 200 multe per chi aveva osato manifestare lo scorso Primo Maggio a Torino.
In questi giorni i postini le stanno recapitando a chi aveva partecipato al corteo partito da piazza Vittorio e conclusosi in piazza Castello, dove la polizia aveva blindato ogni strada, per impedire che la manifestazione proseguisse.
Una vendetta di Stato per chi non si è piegato alle disposizioni liberticide imposte con il pretesto dell’emergenza Covid. Per il governo i responsabili, gli untori sono quelli che manifestano all’aria aperta con le protezioni e distanziati. Come abbiamo fatto noi il primo maggio.
Nel marzo del 2020 scrivevamo: “Il governo ha vietato ogni forma di manifestazione pubblica e ogni riunione politica. Rischiare la vita per il padrone è un dovere sociale, mentre cultura e azione politica sono considerate attività criminali.
Si tratta del tentativo, neppure troppo velato, per impedire ogni forma di confronto, discussione, lotta, costruzione di reti solidali che consentano davvero di dare sostegno a chi è maggiormente in difficoltà.”
Un anno dopo il governo consente solo manifestazioni statiche.
Nel nostro documento per questo Primo Maggio scrivevamo: “Il governo ci ha rubato la libertà promettendo tutela e cure contro l’epidemia. Oggi sappiamo di aver perso la libertà senza ottenere alcuna sicurezza. Anzi!
In un anno di pandemia sono morte di covid oltre 125.000 persone, cui vanno aggiunte le decine di migliaia che hanno perso la vita, perché private di esami, visite, operazioni indispensabili per tenere sotto controllo le gravi patologie di cui erano affette.
Siamo di fronte ad una strage di Stato, frutto delle scelte criminali di tutti i governi degli ultimi decenni. La verità è davanti ai nostri occhi: sanità al collasso, aumento della spesa militare, sostegno alle grandi imprese, alla lobby del cemento e del tondino, all’industria bellica.” (…)
“Per il governo le nostre vite non valgono al di fuori dalla gabbia del produci, consuma, crepa. La produzione non si deve fermare, costi quel che costi.
La chiamano pandemia ma è una sindemia, perché il virus colpisce e uccide soprattutto i più poveri, quelli che più degli altri sono colpiti da malattie croniche, che dipendono dallo stile di vita, dall’esposizione all’inquinamento, dal cibo spazzatura, dal mancato accesso a prevenzione e cura.” (…)
“La chiamano guerra al virus, ma è guerra ai poveri.
I militari sono per le strade dei quartieri dove arrivare a fine mese è sempre più difficile, dove si allungano le file dei senza casa, senza reddito, precari.
La gestione militare della pandemia ha reso normale l’esercito in strada per reprimere ogni insorgenza sociale, per mettere a tacere chiunque si ribelli ad un ordine sociale sempre più feroce.
Le nostre già esigue libertà politiche sono state ulteriormente compresse. Il governo vieta i cortei, mentre chi lavora o studia è obbligato a prendere autobus sovraffollati, stare compresso in fabbriche e magazzini insalubri, chiudersi in classi pollaio.”

Le multe “covid” del primo maggio sono multe politiche, uno dei tanti strumenti repressivi messi in campo per cercare di spezzare le gambe ai movimenti sociali.

Lo Stato di emergenza continua e con esso i pieni poteri che si è preso l’esecutivo nell’imporre limitazioni alla libertà di manifestare.

Noi non ci stiamo. Denunciavamo la mancanza di protezioni quando il governo diceva che erano inutili, abbiamo cominciato da subito a proteggerci ed a proteggere chi ci era vicino, abbiamo lottato contro le politiche criminali che hanno portato all’impossibilità di curare tutt* durante i giorni più bui.
Siamo stati a fianco dei lavoratori in sciopero, dei prigionieri in rivolta, dei sanitari messi a tacere con il ricatto del lavoro, dei senzatetto esposti alla repressione e alla strada.
Non abbiamo mai smesso di stare in piazza. Perché di fronte ad una strage di Stato tacere era complicità.

Facciamo appello alla solidarietà.

I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese

Chi volesse contribuire può usare questo conto:
IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862 intestato a Emilio Penna

oppure farlo direttamente durante le iniziative o quando la sede è aperta
Corso Palermo 46 – ogni mercoledì dalle 17,30




Fonte: Anarresinfo.org