Novembre 21, 2020
Da Oltre Il Ponte
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Sono molti anni che intorno all’aeroporto di San Giacomo si consumano polemiche e si rincorrono tentativi artificiosi di tenerlo in vita, contro ogni logica, anche dal punto di vista del profitto economico visto che per anni le pesanti perdite del piccolo aeroporto sono state socializzate e fatte pagare alla collettività (mentre ovviamente gli eventuali utili se li spartirebbero i soliti noti), e già un dato del genere dovrebbe dire molto, almeno sulla memoria a breve termine di buona parte delle persone che abitano la nostra provincia. Come scriveva Alessandra Zendron nel dicembre 2015:

“L’aeroporto di San Giacomo, situato nell’area più densamente abitata del Sudtirolo, voluto da Durnwalder nel 1999, è costato finora 120 milioni ai contribuenti; ha un enorme buco di bilancio e non è mai stato sottoposto a uno studio su costi e benefici né ad una valutazione di impatto ambientale.”

Il 12 giugno 2016 si tenne in Alto Adige un referendum popolare consultivo sul disegno di legge “Norme sull’aeroporto di Bolzano” che vide la vittoria del No con il 70% e di conseguenza coloro che si opponevano alla partecipazione pubblica in un progetto come l’ampliamento dell’aeroporto di Bolzano, già ora destinato principalmente ad una ristrettissima minoranza di persone a reddito altissimo, poterono, almeno in linea teorica, dire di aver vinto.  Una vittoria che sembrava avesse messo definitivamente la parola fine su un progetto fallimentare in partenza, a maggior ragione in un momento storico come quello attuale, in cui la distruzione dell’ambiente, già pesantemente compromesso, è all’origine delle cicliche crisi, economiche e sociali, che stiamo vivendo.

L’esito del referendum determinò, da parte della Provincia, la cessione della società di gestione dell’aeroporto ABD Airport Spa alla società ABD Holding Srl dell’amministratore Josef Gostner, di cui fanno parte anche l’imprenditore austriaco Hans Peter Haselsteiner, proprietario della Strabag, gigante delle costruzioni a livello europeo e azionista di maggioranza della società privata di trasporto su rotaia Westbahn, ma anche la ben nota, a Bolzano, società SIGNA holding, gestita da Peter Hager e dal milionario austriaco Renè Benko, questi ultimi già coinvolti nel progetto Waltherpark, venduto ai cittadini, fra mille forzature, come opera di riqualificazione del centro storico, contro il “degrado”. Ricordiamo inoltre come in Germania la società SIGNA sia coinvolta in operazioni commerciali che stanno portando al licenziamento di migliaia di lavoratori.

Insomma a Benko e alla borghesia locale serviva, e serve, uno scalo più ampio per le proprie operazioni commerciali e i propri progetti imprenditoriali. Un’operazione supportata anche personaggi pubblici come Reinhold Messner, il quale, dopo aver a suo tempo supportato l’opera di devastazione ambientale del Tunnel di base del Brennero, non smentì il proprio opportunismo affermando come l’aeroporto, in una provincia che solo nel 2018 ha ospitato circa 33 milioni di turisti, fosse fondamentale per un ulteriore sviluppo del turismo.

Oltre allo spreco di risorse economiche, il tema che destava, e che desta, maggiori preoccupazioni fra la popolazione era la questione dell’inquinamento atmosferico ed acustico che un aeroporto di maggiori dimensioni avrebbe inevitabilmente comportato.

Così scriveva nel 2016 Argante Brancaglion, membro del comitato No Aeroporto, dopo aver ricordato le costanti pesanti perdite economiche dello scalo bolzanino, in un articolo su Salto ricordava:

“Il Comitato NO_AIRPORT.BZ Komitee e i suoi componenti sono veramente molto preoccupati per le emissioni che ricadono sulle zone sorvolate dagli aeroplani. Gli inquinanti cadranno sulle case abitate anche da bambini, sulle campagne e la loro produzione. Siamo soprattutto preoccupati per lo spray di kerosene che gli aerei rilasciano dietro di se e che gli abitanti di S. Giacomo sono costretti a respirare e mangiare ogni giorno. Siamo anche preoccupati per l’ambiente in generale, la terra è malata, il clima sta cambiando, c’è urgente bisogno di una inversione di tendenza sui consumi, ritmi di vita e sull’uso che si fa delle risorse.”

L’aeroporto va ad inserirsi, ricordiamo, in un contesto già provato da un forte traffico stradale e autostradale, dall’inceneritore e dalla discarica, oltre che dalla coltivazione intensiva di mele che, come ben dimostra la lotta contro i pesticidi degli abitanti di Malles, non sono proprio il simbolo di una natura incontaminata.

Nel 2020, seguendo un copione già visto dopo la bocciatura del progetto Benko da parte del consiglio comunale di Bolzano nel 2015, dopo la vittoria del “fronte del No” al referendum e manifestazioni partecipate da centinaia di persone, arriva la notizia che i lavori per l’ampliamento della pista di atterraggio dell’aeroporto proseguono e le ruspe si mettono subito al lavoro per ampliare la pista di atterraggio e costruire nuove recinzioni, come si vede dalle foto. 

9.9. 2020 Foto del dei lavori di ampliamento della pista di atterraggio dell’aeroporto di San Giacomo di Laives (Bz)

Il piano della ABD holding della triade Gostner-Haselsteiner-Benko prevede l’allungamento di 130 metri della pista, per consentire l’atterraggio e il decollo di velivoli capaci di trasportare un maggior numero di passeggeri. Un progetto fallito in partenza, risultato di un modello devastante e distruttivo di sviluppo, basato sull’ipersfruttamento di risorse e ambiente, come ben sa chi ha un minimo di memoria e chi ricorda la fine che hanno fatto le varie compagnie che hanno gestito voli nello scalo bolzanino. A maggior ragione in una città che vede a pochi chilometri scali importanti come Verona, Milano, Innsbruck e Monaco.

Una decisione che conferma come a nessuna volontà popolare, espressa attraverso forme di democrazia diretta come il referendum oppure attraverso dure lotte popolari come in Val Susa, è permesso opporsi agli interessi del grande capitale, di coloro cioè che detengono potere economico e che sanno muovere con sistematica lungimiranza le proprie pedine nella rappresentanza politica e nella società.

Un’operazione che si svolge in una situazione al momento paradossale dove i lavori di ampliamento proseguono anche senza un via libera definitivo da parte del Consiglio di Stato e che stanno di creando un dato di fatto di fronte a cui l’esito della decisione del Consiglio appare scontato. Una situazione che conferma come il profitto di pochi conti più della salute di molti e di come, ancora una volta, l’opposizione dei rappresentanti politici a progetti del genere sia soltanto una formalità espressa per salvare la faccia di fronte ai propri elettori e recitare poi la parte della vittima di fronte ai “superiori”. Una situazione che conferma come sia necessario lottare per difendere la propria salute, il bene più prezioso che non si può delegare a nessun rappresentante ma che occorre difendere in prima persona contro sciacalli politici ed economici che mettono il profitto economico prima di ogni altra cosa.

Infine non ci possiamo certo stupire se chi mette il profitto al di sopra di ogni altra cosa calpesta ogni giorno ogni barlume di mobilitazione popolare in un paese, in una provincia, in cui da oltre un decennio sono in corso i lavori per una delle più grandi truffe che il grande capitale abbia mai rifilato alla popolazione: il TAV e il BBT, che stanno assorbendo decine di miliardi di euro a fronte di una prospettiva di sviluppo capitalistico sempre più distruttivo e devastante. La pandemia attualmente in corso è soltanto un sintomo di una malattia ben più vasta che se non ci affrettiamo a voler curare in modo drastico finirà col distruggerci.




Fonte: Oltreilponte.noblogs.org