36 visualizzazioni

Adl Cobas, Tpo e Làbas al negozio della maison in galleria Cavour, dopo le dichiarazioni della stilista su donne, maternità e carriera: “Parole vergognose perché affermano un’idea di donna che ha l’obbligo ‘naturale’ di sposarsi, procreare, badare alla famiglia e in ogni caso di farlo da giovane e solo poi ambire forse ad una realizzazione”.

10 Maggio 2022 – 20:34

“Diritti fuori moda? La nostra dignità viene prima dei vostri business”. Con questo striscione oggi Adl Cobas, Tpo e Làbas hanno protestato davanti a un negozio Elisabetta Franchi per rispondere alle parole pronunciate pochi giorni fa dalla stilista su donne, maternità e carriera lavorativa. Spiega l’Adl: “Oggi abbiamo fatto visita alla nota maison di moda Elisabetta Franchi nel punto vendita di Galleria Cavour , vero e proprio cuore del lusso cittadino. Abbiamo ribadito che sulle nostre vite decidiamo noi, la nostra dignità e le nostre scelte di giovani, donne, lavoratrici non sono a disposizione di chi pretende di dare lezioni di vita mentre si arricchisce sulla nostra pelle! Le parole di Franchi sono vergognose perché affermano un’idea di donna che ha l’obbligo ‘naturale’ di sposarsi, procreare, badare alla famiglia e in ogni caso di farlo da giovane e solo poi ambire forse ad una realizzazione personale o autonomia lavorativa. Abbiamo letto nelle ultime ore la dissociazione tardiva e ipocrita di chi, nella politica e nell’imprenditoria, ora prende le distanze da queste dichiarazioni. Eppure non ci interessa l’indignazione, anzi all’imprenditrice (o imprenditore, come preferisce virilmente definirsi) va riconosciuto di essere stata ‘franca’: ha descritto una realtà che esiste, nella sua azienda ma più in generale nel mondo del lavoro”.

Continua il comunicato: “Lo sappiamo bene, soprattutto noi donne, come la classe imprenditrice e politica italiana ci costringe ad una condizione che non ci permette di vivere indipendentemente da famiglia o partner, che si esprime nelle percentuali di disoccupazione femminile altissime e anche quando riusciamo a lavorare lo facciamo spesso con contratti part time involontari e sottoinquadrati che producono un altissimo gender pay gap. Un sistema che ci vuole potenzialmente a ‘disposizione h24’, per salari spesso da fame e come se non bastasse ora erosi prepotentemente dal carovita galoppante: lavoriamo tanto, per guadagnare poco ma quando non serviamo rimaniamo senza reddito, se donne ad occuparci (gratuitamente) della famiglia. L’attacco al reddito di cittadinanza, nonostante misura ancora troppo residuale e insufficiente, da parte di una schiera di industriali, chef stellati, albergatori di turno non dimostra altro che la volontà di mantenere poverə e disciplinatə i/le tanti/e precari-e che rifiutano un lavoro sfruttato, malpagato, che spesso rappresenta un furto del proprio tempo di vita. Colpa anche di un sistema di protezione sociale ancora drammaticamente improntato ad una visione assistenzialista ma anche familista e patriarcale che penalizza, da un punto di vista economico e di scelte di vita, in particolare le donne: per rimanere in tema, basti pensare all’assenza dell’indennità di paternità che di fatto ribadisce che gli uomini devono essere dediti al lavoro mentre le donne alla famiglia e alle attività di cura (non retribuite). Siamo stufe di quest’arroganza, non possiamo più permettergli di continuare ad avere questo atteggiamento. Dobbiamo fermare tutto questo intanto combattendo il gender pay gap e per l’eguaglianza di genere, con l’introduzione urgente del salario minimo, il rinnovo del Ccnl con l’indicizzazione delle retribuzioni per tenere il passo del devastante carovita che ci sta travolgendo, più controlli sui luoghi di lavoro da parte degli Ispettorati, una riforma previdenziale in senso universalistico, la difesa e l’estensione del reddito di cittadinanza. Se è senza diritti… rifiutare il vostro lavoro è cool! È ora di conoscere e rivendicare i nostri diritti, di organizzarci per riappropriarci delle nostre scelte, delle nostre vite e del nostro tempo!”.




Fonte: Zic.it