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Ieri sit-in di studentesse e studenti in via Zamboni 33. Il collettivo Uni(ncu)bo: nonostante 850 firme raccolte in pochi giorni “l’Università si sta dimostrando sorda ai nostri bisogni” sostenendo che “un’operazione di questo tipo richiederebbe una spesa di due milioni di euro. In realtà si tratta di tasse che l’Unibo prevede saranno versate”.

20 Gennaio 2022 – 10:29

Ieri “in circa 40 tra studentesse e studenti, ci siamo presentati in Rettorato per richiedere anche per quest’anno un appello di laurea straordinario. Questo dopo che nel mese di dicembre abbiamo raccolto circa 850 firme in soli dieci giorni e dopo averle presentate al Rettore dell’Università Giovanni Molari, alla sua segreteria e al Delegato ai rapporti con gli studenti Federico Condello, non avendo purtroppo ricevuto alcuna risposta”.  Lo scrive Uni(ncu)bo, alias Larissa Uberti, che ha protestato all’interno del rettorato dell’Alma Mater in via Zamboni 33 aprendo uno striscione su cui si leggeva: “Non staremo alle vostre scadenze, appello straordinario subito!” Il sit-in di ieri nasce da una mobilitazione che ha preso il via nelle scorse settimane col tam tam sulle app di messaggistica ed è proseguita con la raccolta firme fra studentesse e studenti dell’Alma Mater, per scongiurare il rischio che chi sta per laurearsi sia costretto a pagare le tasse universitarie del prossimo anno accademico e possa invece accedere a un appello straordinario, come avvenuto lo scorso anno, data l’emergenza pandemica. A segnalare sui social la petizione nei giorni scorsi era stata anche Cambiare Rotta Bologna.

Prosegue il comunicato studentesco: “Come successo inizialmente anche l’anno scorso, l’Università si sta dimostrando sorda ai bisogni degli studenti e delle studentesse, nonostante il periodo sia già di per sé difficile a causa della pandemia. Le difficoltà legate alla pandemia si sono mescolate negli ultimi due anni ad una sua gestione insufficiente da parte dell’Università: scuole e università sono state le prime a chiudere e le ultime a riaprire, e ai servizi che sono venuti a mancare (biblioteche, aule studio, spazi di socialità, supporto adeguato e tempestivo da parte della burocrazia di ateneo) non è corrisposta alcuna diminuzione delle tasse. Nel frattempo, si avvicina rapidamente la scadenza per la consegna delle tesi di laurea. Considerando che un normale corso di laurea dura 2/3 anni e che lo stato di emergenza è stato prolungato ulteriormente, la richiesta di replicare l’appello di laurea straordinario dell’anno scorso ci sembra più che legittima. Insomma, dopo aver chiesto di parlare con il Rettore Giovanni Molari o con il Delegato del rettore ai rapporti con gli studenti, Federico Condello, ci è stato detto che loro non si sarebbero potuti presentare, ma senza farci aspettare troppo tempo sono usciti dagli uffici la Prorettrice vicaria Simona Tondelli ed il Prorettore alla didattica Roberto Vecchi. Sinteticamente, abbiamo spiegato loro le nostre rivendicazioni e i motivi che ci hanno spinto a presentarci lì. Loro hanno risposto che capiscono, ma che la possibilità di un appello di laurea straordinario dipenderà da un’iniziativa ministeriale, e che già ieri in Consiglio degli Studenti era stata presa in considerazione una mozione in proposito. Noi abbiamo risposto che certamente l’opzione migliore sarebbe quella di un decreto ministeriale, ma che viste le scadenze imminenti (la consegna delle tesi è prevista per fine febbraio – la data precisa varia a seconda del corso di laurea) sarebbe bene che l’università, combinasse pressione al ministero e iniziativa autonoma. È infatti nei poteri dell’Università, tramite i dipartimenti, spostare le scadenze per il conseguimento degli esami e per la consegna della tesi, mantenendole entro l’anno accademico, ma sfruttandone tutto il potenziale. Seppur non fosse stato inserito nella mozione, anche ieri in Consiglio degli Studenti era stato fatto notare, e Condello aveva risposto che sarebbe molto difficile, perché un’operazione di questo tipo richiederebbe una ‘spesa’ di due milioni di euro. In realtà si tratta di tasse che l’Unibo prevede che saranno versate da studentesse e studenti, e che in maniera molto cinica sono già state messe a bilancio. Tornando ad oggi, anche Prorettore e Prorettrice hanno fatto riferimento a questa spesa, che potremmo definire irrisoria per l’università più rinomata d’Italia (si consideri che per ristrutturare piazza Scaravilli sono stati spesi pochi mesi fa ben 770mila euro). Messi alle strette, i due hanno ammesso di non essere, così su due piedi, in grado di entrare nel dettaglio del bilancio, ma che terranno in conto queste nostre esigenze e che ci rivedremo presto per riparlarne. È stato ipotizzato un dibattito pubblico per prossima settimana, ma niente di ufficiale: Prorettrice e uno studente si sono scambiati i numeri di telefono con l’obiettivo di risentirsi domani”.

Nel pomeriggio di ieri e annunciando il sit-in, il collettivo aveva aggiunto: “L’università ancora oggi continua a scaricare sulle nostre spalle il peso di due anni di pandemia e disservizi. Non vogliamo stare male correndo dietro alle scadenze, ci serve un altro appello di laurea per evitare di pagare le tasse che comunque non sono state abbassate. Unibo non ci darà nulla se non saremo noi a pretenderlo”.




Fonte: Zic.it