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“Un fatto gravissimo”, scrive Non Una Di Meno rilanciando la denuncia diffusa da una dirigente della Cgil in cui si accusa la Camera del lavoro di Bologna di aver trasferito una sindacalista: decisione “palesemente punitiva” legata, secondo la lettera, alla firma di un appello per le lavoratrici in sciopero. Solidarietà dal Coordinamento Migranti.

29 Gennaio 2021 – 11:36

“Diffondiamo il comunicato di Eliana Como che denuncia un fatto gravissimo accaduto ad una compagna che è stata al fianco di Non Una di Meno in questi anni, nelle nostre lotte e nella costruzione degli scioperi femministi. A chi ha espresso la propria solidarietà alle operaie della Yoox che lottano contro lo sfruttamento dell’azienda, la Cgil risponde con un trasferimento punitivo. Invece che schierarsi dalla parte delle donne, delle migranti e delle operaie che scioperano dando concretezza alla parola ‘autodeterminazione’, il sindacato decide di stare dalla parte dell’azienda anche esponendosi pubblicamente”. Lo scrive Non Una Di Meno su Facebook rilanciando la lettera che Como, componente del Direttivo nazionale della Cgil, ha diffuso tramite il sito sindacatounaltracosa.org per raccontare la vicenda in questione. “Sappiamo d’altronde che da quattro anni- scrive ancora Non Una Di Meno- la Cgil e gli altri sindacati confederali si permettono di ignorare un movimento femminista e transfemminista di portata transnazionale. Ma sappiamo anche che dall’altra parte sono moltissime le iscritte, le delegate, le Rsu che hanno partecipato agli scioperi femministi, organizzato assemblee all’interno dei posti di lavoro, creato fratture e discussioni anche all’interno dello stesso sindacato per lottare contro la violenza maschile e di genere. Per questo oggi siamo dalla parte di una compagna che con la sua presa di posizione non si è solo schierata al fianco delle lavoratrici della Yoox che rivendicano la libertà di avere una vita propria, di essere madri e di non essere sfruttabili, ma facendolo, ha rivendicato anche la propria presa di parola, la propria libertà di essere ‘irriverente e libera’. Se toccano una rispondiamo tutte!”.

Comincia così la lettera di Como: “Si può essere irriverenti e libere dentro la Cgil? Sì certo, si può. Però bisogna sapere che non è scontato esserlo. Si paga un prezzo. Oggi il prezzo lo paga una mia compagna, di cui non serve che scrivo il nome, chi deve saperlo, lo sa. La mia compagna lavora nell’apparato della Cgil di Bologna in via Marconi. La sua competenza è fuori discussione, la sua esperienza anche. Dall’1 febbraio, a pochi mesi dalla pensione, è ‘comandata’ dalla segreteria a prestare servizio in una sede decentrata, per un ‘progetto di sindacalizzazione delle ditte artigiane’. Anche i muri della Camera del Lavoro di Bologna credo sappiano che dietro la lettera che le comanda il trasferimento c’è una operazione palesemente punitiva, seguita a un direttivo territoriale a dicembre durante il quale lei e un’altra compagna hanno subito un processo per aver firmato un appello di solidarietà di alcune lavoratrici, sostenuto da Non Una di Meno e dal Coordinamento migranti di Bologna. L’ho firmato anche io quell’appello, convintamente”. Scrive più avanti la sindacalista: “Ma sapete una cosa? Io quell’appello lo rifirmerei. E anche la mia compagna, ne sono certa. Perché le punizioni, nel nostro caso non servono come ammonimento. Anzi, ci convincono ancora di più della differenza che passa tra noi e la burocrazia. La differenza è che noi siamo irriverenti e libere. Il segretario di Bologna e chi lo ha sostenuto in questa vicenda possono dire altrettanto? E guardate, qualcuno potrà anche pensare di far finta di niente, perché tanto la vicenda non lo riguarda direttamente. Ma non è così, perché anche tacere significa alimentare quel sistema fiduciario e punitivo, interiorizzarlo, legittimarlo e in qualche modo accettare che domani possa accadere ad altri, per molto meno. Allora sì, mi dispiace quanto avviene oggi, mi fa arrabbiare e lo denuncio perché né io né la mia compagna vogliamo rassegnarci. Ma non siamo pentite, neanche per un momento. Preferiamo essere irriverenti e libere!”.

Anche l’Assemblea donne del Coordinamento Migranti e il Coordinamento Migranti esprimono la loro “solidarietà alla compagna della Cgil che è stata trasferita per aver osato esprimere il suo dissenso rispetto alla linea del direttivo bolognese e firmare l’appello delle lavoratrici della Yoox in sciopero. La lotta delle operaie migranti e madri della Yoox ha messo in luce le condizioni di lavoro subite da migliaia di donne ogni giorno e aggravate dalla riorganizzazione del lavoro che le aziende hanno messo in atto con la scusa della pandemia. Lo sciopero delle donne migranti – iniziato il 25 novembre scorso – ha dimostrato che le donne possono rifiutare lo sfruttamento maschilista di chi le ricatta perché donne, migranti e madri. Il loro coraggio e la loro lotta hanno prodotto un ampissimo schieramento, anche al di là delle appartenenze sindacali, proprio perché parlano di condizioni di sfruttamento che riguardano tutte e tutti. La Cgil in questa vicenda non solo si è schierata dalla parte dell’azienda, una multinazionale che sfrutta la condizione delle donne e delle lavoratrici migranti e impone turni e orari impossibili alle madri, ma riproduce anche le stesse dinamiche punitive dell’azienda, la quale nei giorni seguenti gli scioperi ha messo in atto varie forme di pressione sulle scioperanti. Mentre il sindacato si è schierato dalla parte del padrone molte delegate, Rsu e semplici iscritti hanno firmato l’appello e dato sostegno alla lotta. E’ per essersi schierata dalla parte delle lavoratrici sfruttate che oggi una compagna è stata punita per aver deciso da che parte stare”.




Fonte: Zic.it