Luglio 18, 2022
Da Collettivo Utopia
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VIVA RIACE!   VIVA LUCANO!   VIVA RADIOPLAZA!

Di seguito una sintesi delle impressioni e delle emozioni riferibili a parole a seguito dell’intervista a Mimmo Lucano tenutasi ieri pomeriggio nell’ambito della IX edizione del “Sanacore folk festival” Scisciano

Lui è Mimmo Lucano l’ex sindaco di Riace condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione dopo che l’accusa ne aveva chiesti “solo” 7 anni ed 11 mesi.

“Sono colpevole!” ha ripetuto alla nutrita e visibilmente commossa platea assiepata nella scuola elementare posta al centro della città di Scisciano. Questa è d’altronde la dichiarazione che l’ex sindaco rilascia dal giorno in cui è stata emessa la sentenza a suo carico a chiunque gli chieda un commento a riguardo.

I reati a lui ascritti sono i seguenti: Associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio e peculato che per i non addetti ai lavori da Wikipedia è il reato compiuto da chi si macchia di “appropriazione indebita, o distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio.”

Reati che fanno pensare a un disegno criminoso articolato e perverso in cui donne, uomini e bambini finiscono stritolati da interessi personali di gente senza scrupoli. Eppure, lui, il vertice dell’ennesima cupola del malaffare che a detta degli inquirenti infesta la nostra dannata penisola non si difende e anzi, rincara la dose “Se potessi rifarei tutto ciò che mi è stato imputato e riconosciuto come reato.”

Aldilà delle dichiarazioni però, quello che lascia davvero senza parole sono i toni che Mimmo usa per raccontare la sua vicenda personale che è poi la vicenda comune a tutti gli uomini che con le loro azioni hanno sfidato nei secoli i poteri costituiti o per usare un termine più comprensibile i sistemi. I toni di un uomo semplice che nel gestire i poteri riconosciuti alla carica di sindaco ha scelto di accantonarli a vantaggio del buon senso, della creatività, della ricerca di una strada pacifica che si è poi rivelata addirittura illuminata. Troppo splendente forse per chi ha bisogno del buio per continuare a brigare i suoi affari.

Non scenderò nei dettagli del modello Riace che l’ex sindaco rivela poi essere un “non-modello” in quanto espressione di improvvisazione e adattamento alle problematiche quotidiane fondati sulla solidarietà e sull’accoglienza, sull’ascolto e sul soccorso alla vita, prima di ogni altra cosa. Non lo farò perché auspico che abbiate voglia di andare a documentarvi di persona a riguardo. Che è giusto che ognuno si faccia da solo l’idea di quanto i processi di integrazione attivati a Riace stessero scrivendo una pagina nuova nella miserabile e tragica vicenda dei migranti di tutte le latitudini e provenienze.

Altro mi preme qui sottolineare.

Alla luce delle sue parole, che appaiono oggi ancor più mature e colme di calore umano, la sentenza spiccata nei suoi confronti appare, una volta di più, come la scomposta e brutale reazione del sistema immunitario dell’apparato giudiziario, ostaggio della politica reazionaria del nostro paese. La condanna a 13 anni e 2 mesi è senza dubbio viziata dalla necessità di punire l’ideologia che Mimmo ed i suoi collaboratori hanno modellato in opposizione alle strategie di stato in termini di accoglienza di profughi e migranti.

“Sono ateo ma al contempo innamorato della dottrina sociale della chiesa” Ancora una dichiarazione forte a favore della capacità degli uomini di prender decisioni non sulla base del rigore delle leggi stilate dalle istituzioni quanto piuttosto sulla piena realizzazione dei principi che antepongono la vita a tutti gli altri possibili interessi espressi dalle corporazioni.

A margine di questa vicenda ed al riparo dalle emozioni vive suscitate dai racconti di Lucano, tornano in mente le eroiche e tristi vicende di tutti i libertari che sono entrati in rotta di collisione con le istituzioni governate dalle élite. Sacco e Vanzetti, come Pinelli e gli anarchici della Baracca raccontano che la battaglia di Mimmo è al contempo contemporanea e remota. Al fine di evitare al nostro beniamino un destino altrettanto tragico ed insopportabile, corre dunque l’obbligo alla comunità civile, di stare vicino a questo concentrato di genuina e rivoluzionaria ingenuità. Offrire sostegno, calore, vicinanza non soltanto all’uomo ma anche e soprattutto ai sani principi di fratellanza popolare che egli ha vivificato e reso operanti in barba a quanto gradito ai lugubri, disumani e purtroppo tutt’ora operanti padroni del mondo.

F.A.B.




Fonte: Collettivoutopia.noblogs.org