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“Operaio, comunista, rapinatore di banche, carcerato, scrittore, poeta”. Sante se n’è andato ed è tutto difficile. La sua vita incredibile, la sua forza indomabile nelle parole e nelle immagini raccolte da Zic negli ultimi anni: piazza Statuto e la rottura con il Pci, la banda Cavallero, l’ergastolo, la ribellione infinita e le lotte del presente.

23 Marzo 2021 – 09:12

Ieri sera si è diffusa la notizia della scomparsa a 82 anni di Sante Notarnicola: “Operaio, comunista, rapinatore di banche, carcerato, scrittore, poeta”. Sante se n’è andato ed è tutto difficile: fare i conti con il dovergli dire addio, non cadere nella retorica, riuscire a raccontare chi era, la sua vita incredibile, la sua forza indomabile. Lasciamo che a farlo, allora, siano le sue stesse parole e la sua stessa voce, che Zero in condotta ha avuto la fortuna di raccogliere negli ultimi anni. Accadde ad esempio nel 2014 per la presentazione a Vag61 di quella che all’epoca era la sua ultima antologia, “L’anima e il muro”. Fu un lungo viaggio nella storia di Sante e nella storia d’Italia: la rottura con il Pci, la banda Cavallero, l’ergastolo, le lotte in prigione. Una testimonianza preziosa, che il nostro giornale ha documentato attraverso uno speciale in quattro puntate a cui di volta in volta sono associati i video registrati durante la serata. Fu l’occasione per ripercorrere vicende del passato, certo, ma della mitologia Sante non sapeva proprio che farsene: il suo sguardo di non si distoglieva mai dalla carne viva del presente e da quella sete di giustizia sociale che nè il carcere nè gli anni erano riusciti a scalfire. Parlava ai giovani, Sante, con parole che oggi risuonano come un lascito non da custodire, no, bensì da alimentare giorno per giorno: “Ragazzi, oggi il lavoro non ve lo dà proprio nessuno. E non solo il lavoro, anche un minimo di vita decente. Questo diventa un carcere. E non a caso i compagni che lottano, nelle manifestazioni e non solo, cominciano ad essere parecchi dentro. E’ su questo che voglio attirare l’attenzione dei giovani. Bisogna organizzarsi”.

Quello che segue è il primo video dello speciale, gli altri sono visionabili attraverso i link che rimandano alle diverse puntate.
L’articolo continua sotto.

Scrivevamo nella prima puntata dello speciale, per narrare quei momenti: “Parla rigorosamente al plurale, Sante. Quando al posto del ‘noi’ scatta un ‘io’, si ferma, si scusa, ricomincia: ‘Noi…’. L’ironia amara si alterna alle riflessioni più dense che sferzano chi ascolta.  Il tono pacato prevale ma si scalda, Sante, quando parla dei giovani senza futuro, del ‘gioco sporco’ sui NoTav  e dell’impellenza di scriverlo, tutto questo, sui muri che in tanti preferirebbero ‘belli lindi’. Un fiume in piena che si ingrossa di colpo e di colpo si placa: ‘Leggiamo due poesie, va…’. Parla di passato e futuro, Sante, tra un sorso di rosso e uno schiaffo sulla fronte per quella volta che rifiutò la possibilità di accorciare la pena: ‘Dissi ‘no, sarà la rivoluzione a liberarmi’. Che cretino…’. La serata si conclude con la lettura di una delle poesie raccolte nel libro, ‘La nostalgia e la memoria’. Parla di decenni trascorsi da decenni e di ‘quella generazione, la più infelice, la più dura, la più cara’. Chi siede nelle prime file, può notare che gli occhi di Sante sono lucidi. E non se ne stupisce”.

Il secondo articolo propone la lettura di un brano tratto dal primo libro di Sante, “L’evasione impossibile” (1972), poi ripreso anche da Dario Lanzardo nel 1979 per “La rivolta di piazza Statuto. Torino, luglio 1962”: è la testimonianza su quelle giornate a firma di Sante, all’epoca operaio chimico 25enne, che dopo la lettura del brano ne riprende i contenuti. Nel terzo articolo, invece, Sante ripercorre alcuni dei passaggi fondamentali degli anni di lotta in carcere. La tortura, la scelta di ribellarsi, il coinvolgimento dei detenuti non politicizzati, l’importanza di poter scrivere e il ruolo della cultura, gli accusati che si trasformano in accusatori, il “lager” ed il confronto con Primo Levi. Infine, un aneddoto risalente al 1976 quando Sante era rinchiuso a Favignana e in quello stesso carcere un detenuto sequestrò Giovanni Falcone. Nel quarto articolo, infine, Sante ricorda la campagna per far uscire dal carcere Prospero Gallinari e il ruolo svolto da Zic che all’epoca era un giornale cartaceo: “Ci voleva coraggio, lo trovai in Zeroincondotta”.

Risale al 2016, invece, un ulteriore approfondimento curato da Zic.it che contiene, in questo caso, i video e gli audio del contributo di Sante alla presentazione di “Torino 1962. La rivolta di piazza Statuto – Intervista a Sante Notarnicola” (video-doc a cura di Infoaut) e la presentazione del libro “I ragazzi della Barriera. La storia della banda Cavallero” (di Claudio Bolognini).




Fonte: Zic.it