Maggio 24, 2022
Da Umanita Nova
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Il 20 maggio in decine di città piccole e grandi ci sono state iniziative per lo sciopero generale contro la guerra indetto da tutto il sindacalismo di base e conflittuale. Di seguito report e foto da Milano, Roma, Reggio Emilia, Torino, Pisa e Palermo.

Presenze organizzate di compagne e compagni della FAI e dell’area dell’anarchismo sociale e anarcosindalista vi sono state anche a Trieste, Monfalcone, Bologna, Parma, La Spezia, Perugia, Firenze.

Milano

Milano 19 maggio, vigilia dello SCIOPERO GENERALE contro le GUERRE, ore 6 del mattino: tre squadracce dei carabinieri perquisiscono tre giovani attivisti di Friday For Future, con l’accusa di aver imbrattato il muro degli uffici di GAZPROM a Milano con una scritta “IL GAS FOSSILE UCCIDE” avvenuta il 19 marzo, due mesi fa. Uno di questi attivisti è stato obbligato a spogliarsi e fare flessioni davanti ai carabinieri. Tutto questo è un caso? Pensiamo proprio di no! Gli affari sono affari e chiunque metta i bastoni tra le ruote del potere ne pagherà le conseguenze. A parte le chiacchiere televisive su quanto sia cattivo il signor Putin, l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, ha aperto due conti, tra cui uno in rubli ,per continuare a fare affari con la Russia. La guerra è un affare, un affare di miliardi di euro, dollari, rubli. L’ENI, il mostro a sei zampe, è presente in tutti i conflitti sparsi per il mondo con militari italiani in difesa degli interessi petroliferi. Dove c’è petrolio o similari c’è ENI, dove c’è ENI ci sono morte, disastri ambientali, guerra e industria bellica nostrana. Tutto dietro il tricolore.

Ciò che è successo ai tre attivisti ha tutto il sapore di un avvertimento mafioso: colpirne uno per educarne cento. Ma hanno sbagliato i conti!! Milano 20 maggio, piazza Cairoli: concentramento della manifestazione dello Sciopero Generale organizzato dal Sindacalismo di Base e dalle organizzazioni che hanno aderito alla chiamata nazionale per fermare la follia militarista e smascherare le mire guerrafondaie del governo e dei suoi lacchè. Il compito non facile intrapreso dalle organizzazioni conflittuali dei lavoratori e delle lavoratrici è risultato convincente,circa 5000 persone hanno formato il corteo milanese, segno anche dell’impegno assembleare nelle fabbriche. Oltre a Milano in ben 20 piazze in tutta Italia si è manifestato. Guerra alla guerra, Né con Putin né con la Nato, Basta guerre sulla nostra pelle, Non un uomo non un soldato per le guerre dello stato, questi erano tra tanti altri gli slogan lanciati dai lavoratori e dalle lavoratrici oltre alla comunità Curda, a quella Palestinese e a uno spezzone rosso nero dietro lo striscione dell’Assemblea Antimilitarista che recita ENERGIA RIVOLUZIONARIA CONTRO STATO, GUERRE, CAPITALE dei compagn* della FAMilano e dell’USI-CIT.

Una considerazione mi era venuta subito all’occhio: una buona parte delle lavoratrici e dei lavoratori in corteo venivano da paesi e da continenti diversi dal nostro. La loro partecipazione allo Sciopero Contro le Guerre è ancora più significativa. Ci dà speranza per il futuro. Ci fa sperare in un mondo in cui ci si interroga e ci si confronta in quanto esseri umani, proletari, sfruttati e non come appartenenti a etnie, nazionalità o colore della pelle. Di conseguenza il nemico è individuato nel potere e il potere non ha bandiere. Il corteo, concluso sotto il palazzo della Confindustria, ha ribadito l’impegno di arrivare per ottobre ad uno Sciopero che abbia un’adesione altissima, capace di far saltare i poteri padronali di cui la Confindustria è il maggior azionista. La riuscita dello sciopero non era così scontata. Ma comunque è ancora troppo poco: non possiamo accontentarci. Dobbiamo lavorare ancora, dobbiamo arrivare a bloccare l’intero impianto produttivo. Non credo che siano possibili soluzioni a metà. Se vogliamo salvare il pianeta, impedire che milioni di persone si scannino ancora per gli interessi dei padroni dobbiamo cambiare rotta. Dobbiamo arrivare a bloccare la società. Compito non facile visto i mezzi impiegati dai padroni, dalle polizie (come abbiamo visto con i compagni di Friday For Future), dal governo, dalle televisioni, praticamente tutte schierate su una disinformazione “scientifica” da far paura. Tutti i Media, a parte qualche piccola eccezione, sono schierati per l’invio di armi pesanti. Sembra che a nessuno interessi fermare Il conflitto tra Russia e Ucraina. La situazione sta quasi diventando una “cosa normale”. Scemata la questione profughi sembra che la guerra faccia parte della normalità, che non ci riguardi: è come se vivessimo in una bolla staccata dalla realtà. Lo sciopero del 20 maggio ha dimostrato ancora una volta che lavoratrici e lavoratori non hanno amici nelle istituzioni, le istituzioni per loro natura sono nemiche di chi lavora. Sempre valido rimane il vecchio adagio PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI.                                                                                                            ANTO D

Roma

Come gruppo anarchico Mikhail Bakunin – FAI Roma&Lazio abbiamo aderito alla mobilitazione per lo sciopero generale contro la guerra e il carovita proclamato dalle organizzazioni sindacali di base. In mattinata ci siamo recati davanti a due scuole romane per un volantinaggio anti-militarista ricevendo una fraterna accoglienza dagli studenti interessati a leggere un pensiero libertario che ribadisca il rifiuto di ogni logica di violenza e che distrugge il mito della “guerra giusta”. In seguito ci siamo recati alla manifestazione partita da piazza della Repubblica per giungere davanti al Colosseo, che ha visto sfilare una serie di realtà sociali coese nella denuncia della propaganda bellica messa in atto nel nostro paese, pensiero reazionario che intende tutelare gli enormi interessi economici dietro l’aumento delle spese militari ed il potenziamento degli arsenali.

La mobilitazione di questa mattina ci è apparsa in maniera vivida come il primo passo di un percorso condiviso da tutte le realtà sociali che rifiutano di schierarsi in un lugubre gioco di morte che ci vorrebbe allineati e indottrinati dalla vulgata bellica, e che rivendica giustizia sociale. Una rivendicazione necessaria in un momento in cui l’aumento delle spese militari porterebbe inevitabilmente alla crescita di disparità sociali ed economiche che ricadrebbero sempre sulle spalle delle classi disagiate, già provate in questi anni dalla pandemia e da una politica fatta da tagli in tutti i settori lavorativi. A questo si aggiunge l’aumento dei prezzi, un carovita che non tocca di certo i padroni e le multinazionali delle armamenti che sono dietro alla inesorabile crisi bellica che stiamo assistendo in questi mesi. Dalla piazza si è alzato un grido di denuncia contro tutto questo, una conflittualità radicale ed unita al fianco di tutti gli oppressi, di tutte le vittime della guerra e dei dannati della terra. Noi, come anarchicə, siamo prontə a dare il nostro aiuto per la giustizia sociale e per un mondo libero, senza confini e senza sbarre, al fianco di chi lotta e quotidianamente viene repressə dalla giustizia borghese e neoautoritaria.
Gruppo Mikhail Bakunin – FAI Roma & Lazio

Presente anche il Gruppo Cafiero – FAI Roma

Reggio Emilia

SCIOPERO GENERALE E SOCIALE CONTRO LA GUERRA, L’ECONOMIA DI GUERRA E IL GOVERNO DELLA GUERRA

Più di 250 persone hanno animato il corteo che si è snodato da Porta Santa Croce, ha percorso via Roma, via Emilia, via Vittorio Veneto, Stradone del Vescovado e piazza San Prospero, coinvolgendo così il centro cittadino in una mattinata di sole e di mercato. Un corteo comunicativo aperto dai sindacati di base, e vivacizzato dalle numerose associazioni e individualità che hanno volantinato, lanciato slogan, fatto performance e sono intervenute durante il percorso. Determinati e chiari poi gli interventi in piazza San Prospero a chiusura del percorso. Nè con Putin né con la NATO, a fianco delle popolazioni che subiscono le guerre, per un futuro senza eserciti e senza frontiere, per maggiori investimenti in politiche sociali e l’abolizione delle spese militari. Contro il modello patriarcale che trova nella guerra la propria espressione e riproduzione. A sostegno dei disertori e delle disertrici di tutte le guerre.

Lo sciopero ha trovato riscontro anche nel mondo del lavoro: diverse le scuole chiuse, buon sostegno in comune e provincia, in servizi quali università, trasporto pubblico e sanità. Intere classi fuori dalle scuole e blocchi in alcune aziende del territorio.

Hanno preso parte al comitato di sostegno allo sciopero realtà politiche e sociali del territorio tra le quali: Alternativa Libertaria Reggio Emilia – Architetti Indipendenti -Assemblea Antimilitarista di Reggio Emilia – Circolo “Giovanna Caleffi” Bassa Reggiana – Collettivo LouiseMichel – Coro Amata Rossa di Casa Bettola – Cucine del Popolo – Donne Libertarie – Federazione Anarchica Reggiana – FAI – Humans-Femminismo,Lgbtq and More Reggio Emilia -Movimento Free Assange Reggio Emilia – Non Una di Meno – Reggio Emilia – Partito della Rifondazione Comunista sez. di Reggio Emilia – R.E.C. – Reggio Emilia in Comune – Sinistra Italiana sez. di Reggio Emilia – Them Romanò Reggio Emilia – Un gruppo di iscritte/i della CGIL di Reggio Emilia.

La giornata è proseguita alle ore 16 a Porta San Pietro con la messa a dimora di due ciliegi per Paride Allegri, partigiano, pacifista e antimilitarista che ha avuto un ruolo importante in tutti gli scioperi autorganizzati dal sindacalismo di base dagli anni Novanta.

Alle ore 18 in Piazza Prampolini l’iniziativa Artist* per la pace, lotta musica e movimenti è stata molto apprezzata ed è riuscita a coinvolgere il numeroso pubblico e gli astanti.

A seguire il Coro Amata Rossa di Casa Bettola ha chiuso l’evento tra canti collettivi e applausi.

La lunga giornata di sciopero è terminata con la cena degli scioperanti al Circolo Berneri con 100 bottiglie di lambrusco rosso vivo e con il concerto di Francesco Pelosi.

Torino

Per oltre due ore e mezza in piazza Castello si sono susseguiti interventi e musica contro la guerra. Mentre nella Reggia di Venaria i 46 ministri degli esteri del consiglio d’Europa facevano piani di guerra, sindacati di base, studenti, centri sociali, assemblee di lotta hanno fatto interventi il cui fulcro è stata l’opposizione alla guerra, alle spese militari, la diserzione attiva delle guerre degli Stati per un internazionalismo che si nutre della solidarietà tra sfruttati.

La giornata di sciopero iniziata con il presidio di fronte alla Collins aerospace si è conclusa con l’impegno ad inceppare la guerra partendo dai territori in cui viviamo saldando le lotte per casa, salario, scuola, trasporti con l’opposizione all’invio di armi e alle missioni e basi di guerra.

Pisa

Palermo




Fonte: Umanitanova.org