Maggio 24, 2021
Da Oltre Il Ponte
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Venerdì 14 maggio presso il Tribunale di Bolzano è stata emessa la sentenza per i fatti relativi alla manifestazione contro le frontiere al Brennero del 7 maggio 2016, in cui si contestava in particolare la volontà, da parte dello Stato austriaco, di costruire un muro che impedisse l’attraversamento del confine da parte dei migranti.

Il Pubblico ministero Andrea Sacchetti aveva richiesto un totale di 338 anni di carcere per 63 compagni/e contestando il reato politico di “Devastazione e saccheggio” (Per un approfondimento sulla natura del reato si consiglia la lettura del seguente articolo). Per alcuni compagni Sacchetti aveva richiesto adirittura 15 anni di carcere, ridotti per via della scelta del rito abbreviato.

Tali richieste esorbitanti, assolutamente sproporzionate, di carattere persecutorio, sono state parzialmente respinte dal Giudice. Se infatti l’accusa più grave, cioè l’articolo 419 del codice penale “Devastazione e saccheggio”, è caduta, derubricata a “danneggiamento aggravato”, le condanne sono state tuttavia pesantissime, in particolare per alcuni compagni. Da sottolineare come il fatto che la condanna più alta (6 anni) sia stata comminata a un compagno che durante il corteo parlava al megafono dimostra come il giudice abbia mantenuto inalterato il copione di PM-Digos-Ros che sostenevano come gli scontri fossero stati pianificati con tanto di “capi”, “sottocapi” e “gregari”.

Va registrato come nel corso dell’udienza Sacchetti si sia rammaricato del fatto che non sia stata ritenuta accettabile l’imputazione di Devastazione e saccheggio poiché ciò che conta, secondo lui e secondo altre sentenze, non sarebbe tanto la materialità del danno arrecato quanto piuttosto l’intenzione, la generica condotta o certe modalità di manifestazione. Se stessimo giocando al parco potremmo definire tale ragionamento come un’acrobazia logica frutto di un visionario ma purtroppo si parla di centinaia di anni di carcere e della vita di decine di persone ed è allucinante come il futuro delle persone sia messo in mano a persone che utilizzano la propria funzione come una clava in piena sintonia con il diritto penale del nemico, senza alcuna logica, con tale leggerezza e in totale assenza di equilibrio. Possibilità che sono conferite dallo stesso articolo 419, ambiguo, indeterminato e soggetto all’arbitrarietà e il caso, che permette di impostare tali assurde accuse, incredibilmente anche in assenza di una certa materialità del fatto.

Un commento a caldo della sentenza di cui si raccomanda l’ascolto è il seguente, trasmesso da Radio Black Out di Torino: Condanne per la manifestazione del Brennero.

Ad ogni modo, al di là degli aspetti più tecnici, legati all’ambito giuridico e di più stretta competenza degli avvocati (anche se è tuttavia importante non trascurare una critica e una certa attenzione anche su questo piano), il totale delle condanne ammonta a 166 anni per 63 compagni/e. La condanne vanno dai 6 anni per un compagno, alcuni sopra i 5 anni, molti sopra i 3 e pochi a meno di un anno di reclusione. Come è avvenuto nel primo troncone del processo, tutti sono stati condannati e, anche se l’imputazione più pesante è caduta, il giudice, per accontentare le richieste dell’accusa, ha calcato la mano su altri reati (soprattutto Resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento) e ricorrendo ad un utilizzo che potremmo definire “creativo” e “fantasioso” del concorso morale.

Per ciò che è successo materialmente in quella giornata di lotta, la sentenza assomiglia più ad un plotone di esecuzione ed è altresì evidente il carattere politico della sentenza. Anni di udienze in un tribunale militarizzato da carabinieri e polizia in assetto antisommossa, in cui per “via precauzionale” ad ogni udienza dei due tronconi del processo contro i manifestanti è stato vietato l’utilizzo del parcheggio sotterraneo e la roboante accusa di “devastazione e saccheggio”, hanno contribuito a creare un clima che non poteva accettare un esito diverso da una pesante condanna per gli imputati, o meglio, per i nemici. E se anche la logica avrebbe previsto un esito drasticamente diverso, tanto peggio per la logica.

Nello stesso pomeriggio di sabato 15 maggio, fra le ore 16 e le 18 circa, c’è stato un presidio solidale sui prati del Talvera cui hanno partecipato, nonostante il solito incredibile spiegamento di forze dell’apparato poliziesco cittadino, numerosi compagni e compagne in cui sono state ribadite le ragioni di quella giornata di lotta, oggi più che mai attuale visto che le stragi in mare ed i muri che dividono i popoli – dalla Palestina al Messico – continuano ad esistere ed a mietere vittime.

14 maggio 2021. Presidio solidale con gli imputati per la manifestazione del Brennero

Bolzano 14 maggio 2021. Presidio solidale con gli imputati per la manifestazione al Brennero.

Durante il presidio è stato letto il seguente contributo di Massimo, un compagno roveretano attualmente agli arresti domiciliari anch’egli imputato e condannato nel processo del Brennero, che riportiamo in parte (si può leggere per intero al seguente link): 

“Mi dispiace non poter essere lì con voi e vi ringrazio per questa iniziativa di solidarietà.

Mentre scrivo queste righe, ignoro l’esito del processo per la manifestazione contro le frontiere del 7 maggio 2016 al Brennero. Nelle tante presentazioni di quel corteo, nelle iniziative successive e nella dichiarazione collettiva che abbiamo fatto in aula  abbiamo spiegato e ribadito abbondantemente il senso e le ragioni di quella manifestazione. Quello che posso aggiungere personalmente è che mi rivendico con orgoglio lo spirito di quella giornata; di più, che sono fiero di aver avuto al fianco tante compagne e tanti compagni che al Brennero sono venuti davvero con il cuore e che si sono battuti con coraggio in un contesto a dir poco difficile. Agire per ciò che si considera giusto e irrinunciabile comporta spesso un prezzo.

Quello che è successo e sta succedendo nel mondo grazie all’Emergenza del Covid-19 non solo conferma la brutale divisione sociale tra inclusi ed esclusi, ma illumina di luce nuova le stesse frontiere della democrazia. L’accusa che ci è stata mossa per la manifestazione del 7 maggio – “devastazione e saccheggio” – ha colpito in seguito le due espressioni di conflitto più intenso contro la gestione statal-capitalista dell’epidemia: le rivolte nelle carceri del marzo 2020 e gli scontri di piazza contro le restrizioni e il coprifuoco dell’autunno scorso. Questa estensione qualitativa e quantitativa di un reato che il legislatore prima liberale e poi fascista riservava alle situazioni di insurrezione, “strage” o “guerra civile” ci dice di per sé in che epoca siamo entrati. Ed è solo la punta di un meccanismo repressivo che nell’ultimo anno ha colpito qualunque pratica abbia disturbato le mosse del quadrante di comando: occupazioni di case, scioperi della logistica, lotte dei portuali contro i traffici di guerra, semplice attività di denuncia delle responsabilità di Confindustria, per arrivare ai siti di controinformazione non allineati con la “narrazione pandemica unica”. Tuttavia concentrarsi soltanto sulla repressione rischia di essere riduttivo e fuorviante. L’accelerazione a passo dell’oca verso un mondo sempre più digitale, medicalizzato e militarizzato sta creando delle inedite frontiere tra il cittadino e il clandestino, tra il normale e il deviante. Una società retta dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale, materializzata in città disseminate di sensori; una realtà in cui tra individuo e individuo, tra individuo e mondo ci sia sempre la mediazione di un dispositivo digitale è letteralmente disumana. […] “Abbattere le frontiere”, abbiamo urlato quel 7 maggio. La portata e l’urgenza assoluta di quell’urlo oggi mi sono ancora più chiare.”

14 maggio 2021. Processo solidale con gli imputati per la manifestazione al Brennero

Nella stessa giornata anche a Bologna: “un gruppo di compagne è entrato nella stazione di Bologna raggiungendo il binario da cui partiva il treno Obb diretto a Monaco di Baviera […]dove è stato quindi aperto uno striscione e fatto un intervento, mentre venivano distribuiti dei volantini ai passeggeri del treno, per ricordare loro e a tutti che le frontiere continuano ad uccidere e che chi vi si oppone o cerca di attraversarle è duramente represso.”

Per leggere il volantino distribuito e l’intero resoconto dell’iniziativa solidale ecco il link.

Nei giorni successivi a Pisa alcuni compagni solidali hanno distribuito un altro volantino, che si può leggere qui.

Ma la solidarietà è giunta anche dall’Austria, in particolare da Vienna e Innsbruck dove compagni e compagne si sono mobilitati per dare sostegno agli imputati. 

Mai come oggi occorre fare propria la dichiarazione che alcuni compagni/e imputati/e resero davanti al Tribunale di Bolzano del novembre 2020:

“il senso e lo spirito di quel 7 maggio ce li rivendichiamo a testa alta. Come segno di rabbia contro le mille forme del razzismo di Stato. Come espressione di solidarietà nei confronti di un’umanità braccata. E come gesto di appoggio. Verso i braccianti in lotta nel Sud Italia, verso le donne immigrate che si ribellano alla tratta, verso gli internati in rivolta nei lager della democrazia.”

Dopo la sentenza di primo grado decine di compagni generosi come pochi rischiano di pagare un prezzo alto per non essere rimasti indifferenti al grido strozzato di un’umanità dannata. Compagni che, per riprendere la dichiarazione al Tribunale, amano la libertà di tutte e tutti al punto di giocarsi la propria. Compagni che, di fronte alle infamie e alle ingiustizie di ogni giorno cui troppi sono assuefatti, non si sono scansati. Compagni e compagne da amare e proteggere a cui far sentire la nostra solidarietà e il nostro affetto rilanciando la lotta e mantenendo vivo lo spirito del 7 maggio al Brennero.




Fonte: Oltreilponte.noblogs.org