Novembre 21, 2020
Da Fuochi Di Resistenza
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Repressione: il segno che il potere ha paura, ma anche il segno che pensa di poter agire impunemente.

Sono continue le notizie di azioni violente da parte delle Forze dell’Ordine, e contemporaneamente si accumulano le azioni giudiziarie contro i movimenti.

Di lunedÏ la notizia di un operaio, a Brescia, portato in caserma e picchiato dalla polizia locale, senza alcun motivo, tanto Ú vero che dopo qualche ora gli agenti decidono di lasciarlo andare, ma dopo averlo denunciato perché la moglie aveva filmato la sua cattura (da dichiarazione degli stessi agenti).

MartedĂŹ centinaia di agenti in assetto antisommossa entrano nel Centro sociale Rivolta di Marghera per una perquisizione, perchĂ© lĂŹ era stata organizzata l’iniziativa del 12 settembre, al termine delle giornate di lotta del Venice Climate Camp, contro la raffineria Eni di Marghera. Decine di denunce e una perquisizione di dimensioni mostruose, denunce e perquisizioni entrambe commissionate da Eni. I padroni comandano, i loro servi obbediscono.

Settimana scorsa la repressione aveva di nuovo colpito il Movimento NoTav valsusino: Dana si ù vista aggiungere altri 10 giorni alla pena che già sta scontando in carcere, per aver parlato ad un microfono durante un’iniziativa di denuncia della brutalità poliziesca e di solidarietà ad una compagna.

La condanna che colpisce Dana ù un atto d’ingiustizia che grida vendetta, persino nell’ottica della legalità borghese: ù stata condannata a 2 anni di carcere, senza possibilità di alternative, per avere parlato al megafono durante una manifestazione al casello autostradale di Avigliana il 3 marzo 2012, durante la quale sono state fatte passare le macchine senza pagare.

A quei 2 anni, sono stati aggiunti 10 giorni per aver preso la parola durante un presidio, a luglio del 2013, in solidarietà ad una compagna che qualche giorno prima, durante delle violente cariche per impedire un’iniziativa di disturbo al cantiere, era stata fermata, picchiata e molestata dalla polizia.

Condannata per aver preso la parola, colpevole di solidarietĂ  e sorellanza.

Dana, e tutto il movimento NoTav, sono colpevoli di non stare zitti a subire, colpevoli di essere in lotta da 30 anni per difendere il diritto dei popoli a non farsi schiacciare in nome degli interessi economici di pochi.

Per questo le denunce contro di loro sono tanto numerose, e le condanne tanto pesanti.

Da notare poi come all’interno del movimento siano ormai colpite in particolare le donne: pensiamo in particolare a Nicoletta Dosio, ma anche a Eddy, che ha scelto di proseguire la sua militanza anticapitalista, antifascista, femminista e Notav fino ad attraversare il mondo per aiutare la rivoluzione confederale della Siria del Nord Est, e che per questo, tornata in Italia, si Ăš vista accusata dalla procura di Torino di essere divenuta pericolosa per la societĂ  italiana. Assieme ad altri quattro volontari italiani in Siria Ăš stata proposta, nel gennaio 2019, per la piĂč pesante delle “misure di prevenzione” plasmate da Mussolini nel 1931: la “sorveglianza speciale”.

A lei, e lei sola, questa misura repressiva Ăš stata confermata, ed ora le viene vietato di partecipare a riunioni pubbliche, comprese le conferenze che teneva per informare sulla condizione femminile in Siria. Le Ăš prescritto di non avvicinarsi a luoghi pubblici dopo le 18.00 e di restare presso la propria abitazione dalle 21.00 alle 7.00 per due anni. Le viene imposto di tacere, chinare la testa e stare in casa. I giudici ammettono espressamente di averle imposto tali misure per non aver cessato di lottare una volta rientrata in Italia. Eddy Ăš socialmente pericolosa, perchĂ© dovunque si trovi lotta contro l’oppressione di classe, di genere e di razza (per chi si fosse perso Angela Davis, le razze umane non esistono, ma il razzismo esiste eccome).

Le donne in lotta fanno paura, ad un potere che ci vuole impegnate a laccarci le unghie, rassegnate a stipendi piĂč bassi, contratti piĂč precari e un immondo carico di lavoro gratuito.

I popoli in lotta fanno paura, a chi ci vuole spaventati, divisi e pronti ad addossare ogni colpa a chi Ăš piĂč in difficoltĂ , al migrante o rom di turno. PerchĂš chi lotta insieme ha consapevolezza che i guai della nostra vita sono la conseguenza dello sfruttamento che subiamo, e scopre che insieme possiamo diventare abbastanza forti da opporci ai potenti e ai padroni.

Allora ricordiamoci che quando una lotta viene colpita dal fioccare di denunce, quello Ăš il segno che si tratta di una lotta efficace, che puĂČ cambiare le cose. È il segno che quella lotta va portata avanti, con sempre maggiore forza, che quella lotta va sostenuta, che a quella lotta Ăš importante partecipare.

Intanto, siamo stati in presidio sabato 24 ottobre alle ore 15 ai giardini pubblici di via Bevilacqua a Brescia (quartiere Fiumicello, davanti alle Poste) in solidarietĂ  a Younes, picchiato il 15 ottobre a dalla municipale, e per dire che non sarĂ  la paura a farci stare zitte e muti.

Saremo in lotta per la libertĂ , la dignitĂ  e la felicitĂ  di tutte, tutti e tutto, contro ogni sfruttamento e ogni repressione.



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Fonte: Fuochidiresistenza.noblogs.org