Maggio 15, 2022
Da Bu
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Mi chiamo Pietro Della Mea, figlio di Ivan-Luigi e Clara, nasco il 19 gennaio 1976, sono un bambino, non ricordo; da che mi ricordo, avrò avuto 3 anni, mi masturbo, allora lo facevo strusciando il bacino sul letto, una volta lo faccio per terra durante educazione fisica alla scuola materna, anche per cercare di capire se è una cosa normale che fan tutti, ma l’insegnante mi riprende davanti a tutt*, e tutt* ridono e ridono, e a me poi viene il dubbio che la mia sessualità sia mostruosa, di essere un mostro, oppure, a tratti ma assai meno spesso, di essere speciale, e continuo a farlo ma con senso di colpa e super nascostamente, e per il resto tutto ciò mi fa oscillare tra (di gran lunga prevalente) l’essere uno dei bimbi più soggetti al senso di colpa del mondo – quindi super mite, gentile e riflessivo – e momenti di ribellione, all’inizio inaspettata per l’altr* e un po’ anche per me; mio padre è un famoso cantautore e scrittore comunista, ed è un padre difficile per vita difficilissima sua, ed è molto poco presente, distante perché altrimenti assai irascibile, mi lascia fare tutto quello che voglio, nei fatti non si cura di me quasi mai; mia madre è l’opposto, segretaria amministrativa, super apprensiva, quadratona super concreta, autoritaria sempre (a volte in chiave passivo-aggressiva), e non molto presente neanche lei, perché lavora tanto; a parte le difficoltà che ho sempre avuto col sonno, scarso e spesso pieno di incubi o sogni “che si ricordano”, comincio a stare davvero più male che bene alla fine delle elementari, nascondo depressione dietro modi gentili e giovialoni, ridanciani, un po’ timidi, e sempre più timidi soprattutto con le femmine; comincio a capire che quelli sulla sessualità sono solo fantasmi miei durante l’adolescenza, ma anche i fantasmi si fanno modi di essere e di ragionare e perciò la testa continua per lo più a funzionare come prima, e nel frattempo, siccome a quei tempi sono ancora soggetto al senso di colpa e mite e poco incline alla contrapposizione, anche solo per difendermi, ho visto e vedo chiaramente il peggio dell’umano, nel piccolo e nel grande, e sono molto, molto depresso, alterno fasi in cui sto benino solo fuori a fasi in cui sto benino solo in casa, la testa va un po’ sempre più dove vuole lei e così, alle superiori, vado male, e prendo a fumare troppo hashish, bere troppo alcol, prendo anche qualche trip di lsd che in quella situazione avrei forse fatto meglio a non prendere, e “crollo”: abbandono la scuola perché sto troppo male, mi chiudo in casa, passo le giornate a guardare film in vhs che mi passa prevalentemente mio zio, a leggere, e sul piccì a pasticciare, smanettare e giocare, sono prevalentemente triste e spaventato, sotterraneamente arrabbiato, abbozzo un suicidio (mi arrampico di notte in cima a una gru, ma poi non me la sento di buttarmi giù) e ne tento un altro (leggo su usenet, alt.suicide.holidays, che basta una dose sufficiente di nicotina, la prendo, mi addormento, mi sveglio dopo non so quanto vomitando), in entrambi i casi a insaputa di chiunque, e così per un po’ mi sento pure un suicida fallito; tutto questo avviene quando già, e da almeno un anno dopo l’abbandono della scuola, sto andando, su proposta di mia madre, prima da psicolog* vari*, poi da una psicanalista presso la quale farò terapia per 8 anni a 4 sedute da 45 minuti e 70 euro a settimana; e tutt* gli/le/* psic* han cercato, e lei ci prova di più, di convincermi – riuscendoci in parte, in una prima fase – che il mio “pessimismo” (“prevedo”, informato ma nemmeno poi tanto, catastrofe ecologica e, anche legata a questa, terza guerra mondiale atomica) è frutto pressoché esclusivo della mia depressione, e che la mia depressione è di gran lunga prevalentemente frutto di papà e mamma incapaci; e continuo una vita di stenti, prevalentemente appartata, spesso impaurita, quasi sempre triste e arrabbiata; poi muore mio padre e vado più fuori: più inconsciamente che no mi vivo come una larva e una sega al suo cospetto, “era meglio se morivo io”, perciò, complice un po’ di sordità, sento la gente che mi insulta, e desidero fortemente morire, e via di farmaci antipsicotici e antidepressivi, e riprendo terapia psicologica con un’altra analista, riesco a prendere un diplomino (“dirigente di comunità”) frequentando una scuolina privata, ma due o tre anni dopo vado ancora più fuori, un mezzo delirio di persecuzione, è primavera del 2013, ASO, ricovero di 10 giorni al San Paolo a Milano, mi appioppano l’etichetta all’uscita: psicosi schizoaffettiva. Riprendo a vivere larvale con mia madre, finché lei, vedendomi ancora larvale, mi trascina da uno psichiatra e psicanalista, che mi consiglia soprattutto distacco da mammà, e anche perciò comunità terapeutica; ci passo 4 anni, durante i quali conseguo diploma di invalidità 100% e vengo promosso alla residenzialità protetta, faccio un anno e mezzo in casa con altr* tre, con uno de* qual* condivido la stanza, piccola, e anche se mi ci affeziono (come mi affeziono quasi a tutt* le persone che frequento), non lo sopporto, alla fine non ce la faccio più, torno a casa da mia madre (con beneplacito de* psic* della comunità e del CPS); intanto la crisi ecologica è ormai innegabile per quasi tutt*, il clima sta a ’mpazzì, un mese dopo il mio rientro a casa di mia madre scoppia il covid, due anni dopo è ancora in corso e scoppia una guerra in Europa che rischia di diventare terza guerra mondiale e atomica. Ecco che ora io ti dice: psicolog* brav*, ammesso ce ne siano, non mi avrebbero detto “ma va là, è tutto o di gran lunga prevalentemente nella tua testa”, e mi avrebbero aiutato a riequilibrarmi tra l’abisso del senso di colpa depressivo e la collinetta dell’euforia a volte un po’ maniacale, mentre invece quest’altalena continuo a frequentarla, anche se oscillo meno vertiginosamente e tendo un po’ più di prima alla collinetta; fosse andata così, oggi sarei forse come quell* intelligent* ma non ricch* e non stronz* che van per mari spesso in coppia sulle barche a vela e fanno le cose coi cumpiuters mantenendosi così, e così tra l’altro avrei tante più chance di scampare alla “fine del mondo” continuando a lottare per l’Internazionale, come ho sempre fatto e magari anche in modi diversi. Invece, probabilmente mi toccherà di rimanere a terra, continuando a lottare per l’Internazionale come ho sempre fatto, e magari anche in modi diversi, ma sarà più facile che ci schiatterò. Conclusione provvisoria: la mia vita è stata piuttosto agra, dio è di molto vile e porco e tra l’altro quasi sicuramente non esiste (e se esiste forse è il multiverso, ma o se ne frega della vita su questo pianeta, oppure gliene importa ma per qualche motivo non può intervenire se non in modi sottili e strani, oppure è stronzo); ma per fortuna ci sono state e ci saranno l’anarchia, la fantasia, la musica, le arti in genere, i piccì e le biciclette, scrivere, la scienza, le piante gli animali i bambin* l’amic* e compagn*, forse delle barche, forse di nuovo l’amore chissà, e le barricate e i riot e prendere i mezzi di produzione e salvare lu munno e salvarci: l’Internazionale che verrà. Grazie, prego, a ben presto (ri)vederci 🙂 <3

Piccola aggiunta di lunedì 16 maggio mattina: da più di due anni ormai prendo solo la pastiglia più piccola disponibile, quella da 50mg, dell’antidepressivo sertralina, una volta al giorno, la mattina, e poi la sera quando vado a letto la pastiglia più piccola disponibile, 5mg, di un antipsicotico-antidepressivo, l’aripiprazolo, e in generale da quando ho ridotto così i farmaci (nel 2013 e poi per qualche anno) mi sento molto meglio, e molto diverso, rispetto al 2013, quando son stato ricoverato e ho dovuto ricominciare a prendere psicofarmaci: prendevo anche il depakin, oltre all’antidepressivo e all’antipsicotico-antidepressivo, e tutto quel che prendevo era a dosaggi più alti; e da un annetto a questa parte mi sembra di stare più spesso bene che male, come non mi capitava più o meno dal periodo della fine delle elementari, quando cominciai a stare più male che bene.

Chi volesse leggere una mia “autobiografia” più lunga e dettagliata, però non aggiornata e più concentrata sulle difficoltà della mia vita, può farlo qui.




Fonte: Bu.noblogs.org