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Un redattore di Zic.it sullo scrittore e militante scomparso ieri: “Ci spronava a continuare a lottare, a non perdere mai di vista l’importanza dei nostri sogni di cambiamento, a resistere e se possibile contrattaccare”.

19 Aprile 2022 – 16:37

di un redattore di Zic.it

(foto Vag61)Valerio Evangelisti era il mio cattivo maestro, ricordo ancora quando lo vidi per la prima volta, appena diciottenne, durante l’occupazione contro la riforma Moratti del liceo Minghetti nel 2001: venne a trovarci per sostenerci, solidarizzare e tenere una bellissima lezione sull’importanza della scuola pubblica. Lo ricordo ancora lì, seduto in cattedra, che ci parlava di quando era un giovane studente del Minghetti, delle occupazioni del Liceo degli anni ’70, degli scontri coi fasci, dell’Autonomia, della violenza repressiva della polizia di quegli anni e dell’importanza della cultura e della penna come forme di resistenza alle barbarie del quotidiano.

Ci spronava a continuare a lottare, a non perdere mai di vista l’importanza dei nostri sogni di cambiamento, a resistere e se possibile contrattaccare, ed anche lui lo fece: ricordo perfettamente come si erse in nostra difesa contro un deputato bolognese di Forza Italia, anche lui ex minghettiano, che aveva istituito un “telefono-spia” per segnalare i prof considerati di sinistra al ministero, e lo fece con cultura ed ironia, ricordando al deputato, che aveva avuto il coraggio di presentarsi all’occupazione, alcuni trascorsi di quando entrambi erano giovani liceali e di come fosse divenuto famoso come “centometrista”, tra le grasse risate dei presenti.

I suoi romanzi, i suoi articoli e le sue ricerche hanno poi accompagnato la mia formazione universitaria e politica, con quella sua incredibile capacità di scrittura, quella facilità di lettura che solo i grandi romanzieri sono capaci di avere, e la sua meticolosa attenzione alla Storia. Ho avuto la fortuna di assistere ad alcune presentazione tenutesi a Vag61 dei suoi ultimi libri, e quindi di poterlo poi conoscere di persona, ma sempre con quella deferenza e quella timidezza che riservo verso chi ritengo mi abbia formato: anni addietro avremmo dovuto presentare assieme un libro sul fascismo ma le sue condizioni di salute non gli permisero di esser presente, eppure le sue parole di incoraggiamento le porto ancora dentro e mi spronano ancora a resistere e contrattaccare.

Ciao Valerio, sib tibi terra levis.




Fonte: Zic.it