160 visualizzazioni

Durante la pandemia i riders, i fattorini in bicicletta e scooter stanno svolgendo un lavoro importante per le consegne a domicilio soprattutto di cibo e stanno permettendo a molte imprese di sopravvivere. Un vero e proprio lavoro subordinato, anche se non riconosciuto, regolato da un algoritmo che decide chi chiamare e chi no creando una graduatoria basata sulla quantità di risposte alle chiamate attraverso un’app. Un lavoro duro, usurante e malpagato spesso corrisposto con contratti atipici quasi del tutto privi di tutela in merito alla salute e alla sicurezza del lavoratore.

Il contratto integrativo firmato da CGIL CISL Uil  in data 29/3/21 va modificato principalmente in questi termini:

  • Conferma applicazione dell’art. 14 del contratto integrativo, con riferimento soprattutto alla decorrenza dell’aumento del salario secondo il dettato del ccnl “logistica, trasporto, merci e spedizioni” con promessa imprescindibile che alla scadenza dell’integrativo, prevista per il 31/3/24, non si possa più derogare alla paga contrattuale del succitato ccnl
  • Rimborso forfettario per utilizzo proprio telefono cellulare
  • Rimborso forfettario per utilizzo proprio mezzo, oltre al già corrisposto rimborso chilometrico
  • Eliminazione del concetto di starting point (partenza da casa o da macro area) e del rilevamento della presenza attuale (verifica tramite collega gerarchicamente superiore) con la possibilità di utilizzare strumentazione multimediale come indicato nell’accordo 18/7/18 del ccnl di riferimento
  • Eliminazione delle norme insite nel regolamento aziendale che sono in contrapposizione col ccnl di cui sopra
  • Previsione di un bonus pioggia
  • Previsione dell’utilizzo dell’automobile (oggi vietata) per consegnare a totale discapito economico del lavoratore ma in virtù di una maggiore sicurezza sul lavoro
  • Inserimento del buono pasto
  • Riconoscimento di lavoro subordinato anche per maturare il diritto alla pensione e all’eventuale periodo di    malattia retribuita
  • No al Welfare aziendale ma aumenti reali in busta paga ovvero soldi spendibili.
  • No alla previdenza integrativa

Qualora non venissero accolte le richieste

Ricorso per l’applicazione in toto del ccnl “Logistica, Trasporto, Merci e Spedizione” poichè l’integrativo del 29/3/21 è stato firmato da sindacati e movimenti che non avevano rappresentanza significativa fra i riders.

USI CIT ROMA PINELLI

[email protected]


Accordo dei sindacati confederali e governo sul riconoscimento giuridico del lavoro dei riders: solo fumo negli occhi.

Il 29 marzo del 2021 i sindacati CGL, CISL, UIL, hanno firmato un accordo con il Ministero del Lavoro. Innanzitutto è stato stabilito che alla categoria, pur rientrando nel CCNL, venisse attribuita “una paga minima contrattuale”. Oltre alla prevista visita medica preliminare all’assunzione le società esigono dai riders anche delle visite specialistiche, in particolare le visite oculistiche tutte a spese del personale. Il luogo di lavoro, per il rider indicato nel contratto di lavoro è dove ha sede la ditta/Società, quindi all’interno del Comune/ Città Metropolitana, ma se vi è una modifica unilaterale (ovviamente scelto dalla ditta) del luogo di inizio del lavoro, non viene considerata una trasferta. Per il rider che ha superato le 6 ore lavorative spetta una pausa di 30 minuti non retribuita. Se invece volesse beneficiare di una pausa durante un turno è obbligato a concordarla con un line manager, una sorta di caporale. Tale intervallo concordato deve essere assai breve e il rider potrà mangiare, andare in bagno e cambiare la divisa da lavoro in tutta fretta altrimenti non avrà diritto alla sua retribuzione. Nell’accordo il rimborso è previsto nel contratto come forma d’indennità, questo significa che la Società o l’azienda può dare un’esigua somma al rider, specificando “a copertura integrale o forfettaria di tutti i costi sostenuti”. L’aspetto più umiliante nell’accordo è il costo del rimborso: 15 centesimi a chilometro se il rider utilizza lo scooter o la moto; 6 centesimi a chilometro se il rider utilizza la bici. Questo permette alla Società di affidare consegne non lontane dal punto di partenza e i chilometri vengono conteggiati a discrezione della ditta, in quanto la legge non specifica che i chilometri vanno misurati sia per il viaggio di andata che per quello di ritorno e l’azienda potrà calcolarli dal proprio smartworking con l’applicazione di Google maps, quindi imponendo al rider di fare il percorso abbreviato e oltretutto non coperto da contribuzione previdenziale. Il rider se durante il percorso ha un incidente riportando delle ferite e a causa di queste non potrà lavorare per un certo periodo non ha diritto ad un’indennità di infortunio: non sarà né pagato dall’azienda, né dall’Inps o INAIL. L’assicurazione, garantisce in caso di morte o di invalidità permanente del rider, alla famiglia un risarcimento forfettario. Infine vi è il cosiddetto “Premio di valorizzazione”, cioè si tratta di un supplemento di 25 centesimi a consegna se si raggiungono le 250 consegne in un mese e di 50 centesimi se si superano le 250 consegne in un mese, se il rider non riesce a raggiungere tale cifra in un mese può dimenticare il “premio”, è bene sottolineare che è sempre la ditta a decidere le consegne, pertanto è lei a decidere se qualcuno può o meno effettuare le 250 consegne. Questo è l’accordo “garantista” che i sindacati confederali hanno sancito “a tutela” dei riders.

USI CIT ROMA PINELLI

[email protected]




Fonte: Usi-cit.org