Gennaio 13, 2022
Da Il Manifesto
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L’impegno politico a varare una «riforma delle pensioni» che superi la legge Fornero. Risultato non da poco per Cgil, Cisl e Uil quello spuntato mercoledì sera dal governo. Peccato però che a proferirlo sia stato solo il ministro del Lavoro Andrea Orlando del Pd mentre Daniele Franco è rimasto silente per tutta la riunione. Il fatto che il ministro dell’Economia, l’uomo che deve stabilire la posta di bilancio per alleggerire la austerità imposta dalla Fornero, non abbia preso alcun impegno si lega alla probabilità che a breve ci sia un nuovo governo e che tutto il castello di riforma crolli.

I sindacati però sottolineano il calendario di tre incontri tecnici già fissati così come il tavolo «politico» previsto per il 7 febbraio. Il primo tavolo tecnico si terrà giovedì 20 sul tema della pensione dei garanzia per i precari e delle tutele per il lavoro femminile, a seguire altri due incontri tecnici sulla previdenza complementare e sulla flessibilità in uscita, vero nodo del contendere visto che il governo ha parlato esplicitamente di «ricalcolo contributivo» per chi va in pensione prima dei 67 anni di età attualmente previsti dalla Fornero.

I primi saranno gestiti dal capo di gabinetto del ministro Orlando, Elisabetta Cesqui, mentre per il Mef dovrebbe essere presente Marco Leonardi. Il 7 invece si riproporrà lo schema con i ministri Orlando e Franco al tavolo di confronto con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.
Orlando ha specificato di aver «impostato il lavoro con il metodo del dialogo sociale» che deve portare «in tempi relativamente brevi ad interventi di riforma». L’orizzonte temporale è quello del Def (Documento di economia e finanza) di aprile che fissa gli obiettivi di finanza pubblica poi definiti nella legge di bilancio in ottobre. Un accordo «politico» sulla riforma per marzo è l’obiettivo dei sindacati ma la variabile Draghi-Quirinale mette molto in forse il tentativo.

Sul tema della pensione di garanzia per i precari la Cgil rilancia la proposta dell’economista Michele Raitano: un pavimento di 990 euro lordi al mese a 65 anni con 40 anni di attività, intesi come gli anni di lavoro compresi quelli con buchi contributivi a causa della precarietà. Una misura che rispetta le caratteristiche del sistema contributivo: cresce quanto più un lavoratore è attivo e quanto più tardi va in pensione. Una misura di tutela che indennizza a fine carriera chi ha ottenuto meno di quanto si reputa equo che venga garantito.

Rispetto all’ipotesi di riempire direttamente i buchi contributivi dei precari (ipotizzata dalla Cisl e che si tradurrebbe in spesa corrente da subito) ha il vantaggio di spostare la spesa in avanti, in gran parte dopo la gobba pensionistica prevista nel 2040. La Cgil ipotizza che nel casellario Inps di ogni lavoratore ogni anno si aggiunga una voce – «periodo di garanzia» – che certifichi le settimane di copertura pensionistica per disoccupazione involontaria che poi sarebbero calcolate assieme ai contributi versati a fine carriera lavorativa




Fonte: Ilmanifesto.it