Novembre 24, 2021
Da Il Manifesto
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La giustizia italiana ha rilasciato Doring Falkenberg Reinhard, un cittadino tedesco-cileno accusato di essere stato un torturatore del regime di Pinochet. Falkenberg, uno dei 10 cileni ricercati dall’Interpol più pericolosi al mondo, era stato arrestato il 22 settembre scorso a Forte dei Marmi, mentre si trovava in vacanza.

L’uomo, che oggi ha 75 anni, è accusato di crimini di lesa umanità ed era scappato dal Cile nel 2005 quando si era aperto un processo per il sequestro e la sparizione di Elizabeth Rekas, Antonio Ormaechea e del cittadino italocileno Juan Maino. Il 19 novembre – secondo i legali della famiglia Maino – è stata depositata negli uffici di competenza del Ministero della Giustizia italiana la richiesta di estradizione per Falkenberg da parte del governo cileno. La Corte d’Appello di Firenze il 18 novembre ha deciso però di revocare la custodia in carcere dell’uomo per motivi di salute e perché non risultava ancora essere pervenuta la richiesta di estradizione.

Falkenberg era uno degli imputati del processo per la scomparsa di Maino, Rekas e Ormaeche perché è stato uno dei leader di Colonia Dignidad, uno dei luoghi più oscuri della storia recente cilena: creata da un gruppo di nazisti scappati dalla Germania alla fine della guerra, Colonia Dignidad è stata una vera e propria setta che si è macchiata dei più atroci delitti, dall’assassinio all’abuso sistematico di minori.

Durante la dittatura di Pinochet la Colonia è stata adibita a centro clandestino di tortura per gli oppositori politici del regime. Maino, Rekas e Ormaeche, studenti e militanti, sono stati sequestrati il 26 maggio del 1976 e dopo essere stati condotti a Villa Grimaldi, centro di tortura a Santiago, sono stati portati a Colonia Dignidad, per poi scomparire. Grazie alla confessione di un colono fuggito dal Cile è stato possibile ritrovare l’auto di Juan che era stato sotterrata all’interno della Colonia.

Raggiunti telefonicamente dal manifesto i responsabili della Questura di Lucca hanno confermato che Falkenberg è stato rilasciato, come ordinato dalla Corte di appello di Firenze, il 18 novembre, e che si è regolarmente presentato in caserma tutti i giorni come previsto dal provvedimento fino al 22 novembre, giorno in cui scadevano i tempi che aveva a disposizione il governo cileno per presentare la richiesta di estradizione. Come dichiarato dai legali di Maino però la richiesta di estradizione è stata depositata negli uffici competenti della giustizia italiana il 19 novembre scorso.

I responsabili della Questura di Lucca hanno dichiarato che: “Come da provvedimento emanato dalla Corte d’Appello di Firenze Falkenberg si è presentato tutti i giorni in Questura fino al giorno 22 novembre, giorno in cui è stato rilasciato da cittadino libero e ha fatto ritorno a casa sua in Germania, domicilio di cui abbiamo l’indirizzo. La Corte d’Appello ha notificato di continuare la misura cautelare nei confronti di Falkenberg solo dopo la scadenza del provvedimento, quando Falkenberg non si trovava più nel territorio di Lucca”.

Falkenberg nel 2005, quando si è aperto il processo contro di lui in Cile è scappato in Germania, Paese di cui ha la nazionalità e da cui non può essere estradato. Il provvedimento della Corte d’appello di Firenze del 18 novembre scorso, con cui si revoca la custodia in carcere di Falkenber è stata emanata dai magistrati Paola Masi, Alberto Panu e Anna Favi. La Corte d’Appello di Firenze, contattata telefonicamente, non ha per il momento voluto rilasciare dichiarazioni, così come i funzionari dell’Ambasciata cilena in Italia.

Da Santiago del Cile Margarita Maino, sorella di Juan, dice: “Non ho parole per esprimere la rabbia e il dolore che provo. Mi sento impotente. Questa è una gravissima mancanza di rispetto verso le migliaia di persone che sono state torturate e fatte sparire dal regime di Pinochet. Falkenberg era l’unico che poteva dirci, finalmente dopo 45 anni, cosa è successo a mio fratello. Poteva raccontare cosa è successo a lui e a tutti gli altri desaparecidos di Colonia Dignidad. E questa era l’unica occasione che avevamo per riportarlo in Cile per processarlo”.




Fonte: Ilmanifesto.it