Gennaio 15, 2022
Da Il Manifesto
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Romanziere, drammaturgo e disegnatore inglese trapiantato in Texas, Edward Carey è a man of many talents il cui estro si è esplicitato in generi diversi, dal romanzo alla biografia storica all’adattamento di classici alla collaborazione per una trasposizione del Macbeth messa in scena dal wayang kulit, il teatro di marionette indonesiano. Il primo giorno di lockdown, agli inizi della attuale pandemia, lo scrittore ha messo mano alla matita e ne è venuto fuori un «ragazzo determinato», che lo fissa dal foglio.

Un disegno al giorno per tutto il tempo della clausura, e ne è nato il diario disegnato, ora raccolto in volume da La nave di Teseo, con il titolo Disegni 500 giorni a matita (pp. 304, € 22,00). Forse il più prossimo a Carey, tra i non pochi scrittori inglesi che si sono anche espressi per immagini, è Mervyn Peake, autore del ciclo di «urban fantasy» Gormenghast.

A partire dal suo romanzo d’esordio Observatory Mansions, la scrittura di Carey ha una forte vena di realismo magico, tra il surreale e il caricaturale. Qui, invece, dove è la componente grafica a prevalere sui brevi inserti di commento, la cronaca – se non proprio il diario – prevale sull’invenzione narrativa. La galleria dei cinquecento disegni ha una serie di temi ricorrenti: scrittori soprattutto, poi animali (molti volatili), nonché mostri tratti da diverse tradizioni folkloristiche – scelta pressoché obbligata per un autore ai confini del fantastico. Ma quel che colpisce di più sono le facce prese dalla cronaca di quest’ultimo anno e mezzo, da George Floyd e altri afroamericani uccisi dalle forze dell’ordine negli Stati Uniti, al mercante di schiavi Edward Colston (quello della statua abbattuta) al penultimo Nobel per la letteratura, Luise Glück, ma anche la mosca sulla testa di Mike Pence, il vice di Trump.

Torna insomma a galla quel passato troppo recente per essere storia e troppo distante per essere attualità, e l’effetto è leggermente straniante, ma decisamente affascinante. Il tratto di Carey oscilla tra l’aderenza, per quanto creativa, al reale e la visione fantastica: bastino a dimostrarlo i ritratti di Bulgakov, Hoffmann e Kafka (quest’ultimo con zampe di scarafaggio che gli escono dalla testa come una strana aureola), nei quali vediamo assieme l’autore e l’opera.

La vena sottilmente weird dell’autore di Observatory Mansions emerge quando disegna in modo assai convincente i personaggi di Shakespeare e Dickens e Melville. E proprio queste eco letterarie fanno di Disegni qualcosa di più di un instant book, e gli daranno modo di restare quando tanti altri diari della pandemia (un sottogenere che sta proliferando) saranno dimenticati.




Fonte: Ilmanifesto.it