Novembre 28, 2021
Da Inferno Urbano
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Nelle prime ore di mercoledì 24 novembre, aggirando le numerose pattuglie nella zona, e a pochi metri di distanza da un’auto della polizia, abbiamo piazzato e fatto esplodere un ordigno all’ingresso della sede della Conferenza Episcopale Boliviana, la più alta rappresentanza della Chiesa Cattolica in Bolivia.

Questa azione parla da sola. L’obiettivo era quello di danneggiare l’infrastruttura della CEB, e inviare un chiaro messaggio che gli abusi della Chiesa non resteranno impuniti. Questa è l’unica risposta possibile a un’istituzione che insiste nel torturare i corpi, per perpetuare la sua morale ipocrita.

Recentemente, ancora una volta, questa istituzione ha costretto una bambina di 11 anni a partorire. Hanno prolungato il più possibile la sua gravidanza, il prodotto di uno stupro. Ogni giorno trascorso in ostaggio dall’arcivescovato boliviano, sotto costante minaccia morale, è chiaramente una forma di tortura.

Lo stupro è, ed è sempre stato, una strategia politica per sottomettere, disciplinare e dominare il corpo attraverso la paura. La Chiesa ha molta esperienza in questo. Ma non gli basta radicare il suo potere pastorale torturando e violentando i bambini posti sotto la sua tutela, pretende anche di avere il potere di decidere sui loro corpi e sui corpi delle donne e delle ragazze, volando come un avvoltoio sulle comunità rurali, sui quartieri e su scuole e ospedali, in cerca di qualcuno da costringere a partorire in nome di Dio.

Questi imprenditori della fede, presunte guide spirituali di un’autorità divina, sanno che le controversie non servono ad altro che alla loro propaganda, e a ribadire il proprio ruolo. Sanno anche che opporsi a un’idea di “chiesa conservatrice che si oppone alla ragione” lascia la porta aperta a ulteriori proposte di “chiese rinnovate”, che si annidano negli stati progressisti. Non è un crociata per la vita, l’etica o per la moralità che cercano di imporre. È una strategia politica per la loro stessa conservazione, costruita sulla strumentalizzazione del corpo di una ragazza.

Per questo motivo, mentre si discute della contraddizione tra Chiesa e Stato, e del posto o ruolo che il primo dovrebbe avere nel secondo, non facciamo altro che prolungare il sistema di oppressione che entrambi incarnano, e nel frattempo, ciò che sta alla base di questa falsa critica, ci sfugge: Il potere pastorale non è altro che il precedente del governo moderno. È la stessa tecnica del potere esercitato su tutto e tutti, basata sulla sottomissione e sull’assoggettamento dell’individuo. Può aver cambiato forma, ma non il meccanismo.

Questa azione non è quindi una rivendicazione del potere statale per lo spazio d’azione che dà alla Chiesa. È un attacco frontale al razionalità politica che sta alla base di entrambi.

Chi, se non lo Stato di polizia, è riuscito a difendere le care mura dell’istituzione cattolica? Non è l’istituzione cattolica che è sempre impegnata ad esercitare il suo controllo sui settori fondamentali della vita quotidiana delle persone?

“Decido io del corpo e della vita di questa ragazza”, dicono lo stupratore, la Chiesa e lo Stato all’unisono. Ecco come i tre incarnano la logica del potere patriarcale. In ogni caso, il risultato è sempre lo stesso: il corpo sottomesso, la volontà spezzata. L’unica cosa che conta per loro, della vita, è poterla amministrare per la perpetuazione dei loro privilegi.

Non diamo spazio allo slogan “Chiesa e Stato sono una questione separata”, noi diciamo invece: non daremo nessuna tregua fino a quando entrambi non saranno una cosa del passato. Che sappiano che non resteremo passivi di fronte alla loro violenza sistematica.

Che i loro templi e la loro morale brucino!
Alla fine del patriarcato, dello stato e del capitalismo!
Fino alla fine di ogni forma di oppressione!

Anonimi per la distruzione del patriarcato

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org