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Roma – Oltre migliaia i/le partecipanti a Roma alla manifestazione in occasione dello sciopero generale e sociale del 20 maggio contro la guerra, l’economia di guerra e il governo della guerra chiamato dal sindacalismo di base e conflittuale. USI CIT, tra le sigle promotrici insieme a CUB, Cobas Sardegna, Adl Varese, Unicobas, Sgb, hanno dato il via ad un percorso unitario di lotta che ha realizzato un’assemblea nazionale il 9 aprile a Milano e l’8 maggio all’occupazione abitativa di Viale delle Province a Roma, aprendo alla partecipazione e al contributo di tante altre organizzazioni del sindacalismo di base, lavoratori, lavoratrici e pensionati che si sono unite alle realtà sociali attive, comitati, associazioni presenti sui territori tra cui il movimento No Muos in Sicilia, il Movimento per il diritto all’abitare di Roma, il Coordinamento regionale sanità (RM), l’Assemblea antimilitarista, Rete Kurdistan Italia, Madri per Roma città aperta eccetera.

Il 20 maggio gli appuntamenti per i presidi, i volantinaggi e le manifestazioni sono stati attivati in tutto il paese, in circa 24 città e località, Milano, Trieste, Monfalcone, Cagliari, Palermo, Napoli ed oltre. In particolar modo la manifestazione di Roma ha visto una significativa presenza di USI CIT con delegazioni provenienti dalle sezioni di USI CIT Roma Pinelli, USI CIT Perugia – Trasimeno e dall’ Unione Contadina – USI CIT che sono intervenuti dal camion unitario e hanno manifestato al fianco di altre realtà libertarie convenute.

La decisione di schierarsi e prendere parte al conflitto in corso nel centro dell’Europa attraverso l’invio di armi (secretato), il record raggiunto nel nostro paese per le spese e le servitù militari, l’iva cancellata alle armi e altro hanno dimostrato chiaramente l’intenzione di non volere agevolare la via diplomatica alla risoluzione delle controversie. Le spese sottratte alle urgenti necessità sociali quali sanità, istruzione, emergenza abitativa, ambiente, trasporti, le limitazioni alla libertà sindacale, alla libertà di sciopero, unite all’inflazione di guerra non faranno che peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di lavoratori, lavoratrici, pensionati, studenti e in generale della cittadinanza che sta faticosamente tentando di riprendersi da due anni di pandemia e dalla crisi economica in atto.

Ancora una volta il carovita e le ricadute economiche e sociali si sommeranno alle già difficili situazioni in essere dei ceti popolari e i fondi destinati ad armi e Difesa verranno sottratti al mondo del lavoro e dei giovani, tra cui il precariato e la disoccupazione sono ormai divenute una costante in crescita.

Nelle strade autorganizzate dal basso il 20 maggio abbiamo dato voce alla nostra contrarietà alla guerra, all’economia e al governo della guerra, una voce silenziata dai media in main stream, perché è nostra convinzione che il well-being sia un diritto e non un privilegio.

Buona lotta a tutte e tutti!




Fonte: Usi-cit.org