Aprile 4, 2022
Da Round Robin
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Diario di bordo nella tempesta sociale
Thu, 18 Nov 2021 15:57:11 +0000
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Barcelllona 27F – stabilita cauzione per lx compagnx incarceratx

Barcelllona 27F – stabilita cauzione per lx compagnx incarceratx

Thu, 18 Nov 2021 15:57:11 +0000

Barcelllona 27F – stabilita cauzione per lx compagnx incarceratx

riceviamo e diffondiamo (traduzione parziale dei comunicati ricevuti): Il dieci novembre, ai sei compagni anarchici, in custodia cautelare in carcere da 8 mesi a Barcellona (C.P.Brians 1), è stata posta una cauzione di 40.000€ per ciascunx! Sono accusatx di associazione illecita e di aver agito in modo coordinato con azioni violente, come quella di aver … Read more Barcelllona 27F – stabilita cauzione per lx compagnx incarceratx

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riceviamo e diffondiamo (traduzione parziale dei comunicati ricevuti):

Il dieci novembre, ai sei compagni anarchici, in custodia cautelare in carcere da 8 mesi a Barcellona (C.P.Brians 1), è stata posta una cauzione di 40.000€ per ciascunx! Sono accusatx di associazione illecita e di aver agito in modo coordinato con azioni violente, come quella di aver bruciato una camionetta degli sbirri sulla Rambla durante i dieci giorni di scontri di febbraio a Barcellona, all’interno delle manifestazioni per la liberazione del rapper Pablo Hazel. Nell’ultimo comunicato il pm afferma che la precedente accusa, cioè quella di “tentato omicidio” (lo sbirro dentro la camionetta), non è più reale perché alcuni esperti pompieri hanno scoperto che il pericolo per lo sbirro dovuto al liquido incendiario fuori dalla camionetta era molto basso. Il partito di “sinistra radicale”, CUP, che ha organizzato il corteo del 27 febbraio, non ha mai fatto pressioni al governo per la liberazione dellx sei compagnx, né ha mai espresso la sua solidarietà.

Dellx compagnx, solo unx ha potuto pagare la cauzione ed è attualmente fuori di galera. Questa enorme somma dimostra la brutta faccia della giustizia spagnola/catalana, che prima lascia pagare lx compagnx con 8 mesi e mezzo di prigione e poi, vedendo che il suo braccio politico sinistro (il governo catalano) è fortemente compromesso, si pregia di rubare un sacco di soldi allx anarchicx, allx loro amicx e allx loro familiari. Questo nonostante non possano provare le loro fantasiose accuse.

Questo è un appello a mettere in campo azioni di solidarietà per poter tirare fuori di galera lx nostrx compagnx.

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Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone

Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone

Tue, 16 Nov 2021 09:27:09 +0000

Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone

da Campania Libertaria Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone Preambolo– All’alba del 11 Novembre 2021, una decina di compagni e compagne anarchic* sparsi in giro per l’intero stivale, hanno subito perquisizioni e custodie cautelari, tale operazione guidata dal PM Comodi con l’ausilio dei Carabinieri-ROS, prende il nome di Operazione Sibilla. Le … Read more Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone

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da Campania Libertaria

Op.Sibilla- Le “Parole Semplici”- Riflessione sulle dichiarazioni del procuratore Cantone

Preambolo–

All’alba del 11 Novembre 2021, una decina di compagni e compagne anarchic* sparsi in giro per l’intero stivale, hanno subito perquisizioni e custodie cautelari, tale operazione guidata dal PM Comodi con l’ausilio dei Carabinieri-ROS, prende il nome di Operazione Sibilla.

Le accuse principali che emergono sono: istigazione alla violenza e la costituzione di un’associazione con finalità terroristiche di matrice anarco-insurrezionalista.

Qualche giorno fa, il Procuratore di Perugia Raffaele Cantone, ha rilasciato alcune dichiarazioni sull’operazione, che intendiamo analizzare con la finalità di comprendere, per smascherare la facciata democratico-legalista, che altro non è che la forma più pura del potere dello Stato, ovvero la repressione.

Le “Parole Semplici”-

“Non stiamo parlando di semplici parole, nessuno vuole censurare il diritto di libertà di esprimersi di chiunque, quando però questo diritto di libertà diventa uno strumento verso il quale, soprattutto il mondo giovane viene coinvolto in attività illecite, ovviamente siamo fuori dal diritto di libertà di parola..”

Con queste parole il procuratore Cantone delinea la motivazione che ha portato il conseguimento dell’Op.Sibilla per la prima accusa sopra citata.

Le parole sono lo strumento che utilizzano gli anarchici e le anarchiche per istigare alla violenza, parole trascritte su siti, blog, riviste, aperiodici, e tali parole portano giovani menti, molto spesso plasmabili seguendo la retorica borghesotta del procuratore, a commettere atti illeciti verso proprietà dello Stato o private che siano, verso istituti finanziari o grosse multinazionali, verso uomini o donne che dirigono tale sistema.

Tali parole, si deve ben notare non sono come le “Parole Semplici” di cui parla il procuratore Cantone, quest’ultime sono protette e cullate dai vari organi giudiziari e dai loro millantati codici, poichè rientrano nella libertà d’espressione e di parola.

Pertanto è giusto e saggio reprimere chi strafoga di tale diritto, chi non si sazia gustando la libertà che lo Stato ci serve sul tavolo. Quest’ultima pecora nera che non si ambienta alla condizione comune dei suoi simili, è un nemico e va sì eliminato dal gregge, affinchè questo continui a pascolare nella direzione che lo Stato gli delinea, il recinto delle libertà costituzionali.

Verrebbe dunque da domandarsi, 

Quali sono queste “parole semplici” di cui parla il procuratore?

Saranno forse trascritte in qualche codice civile o penale?

Saranno espresse all’interno della Costituzione?

O saranno semplicemente le parole che in un determinato periodo storico, culturale ed economico servono per utilità allo stesso sistema, che si nutre di tali “parole” e dei suoi portatori.

Le parole che non dobbiamo utilizzare dunque, sono quelle che fanno vacillare le fondamenta del potere economico o politico che sia, poichè esse se utilizzate potrebbero “istigare” altri nostri simili, che vivono in una condizione di precarietà, sfruttamento, disagio o schiavitù come noi a ribellarsi, e per il sistema la ribellione ideologica ai suoi preconcetti è la violenza stessa.

Non è istigazione alla violenza tutto ciò che viviamo quotidianamente.

Non è istigazione alla violenza, gli innumerevoli programmi televisi che setacciano cortei, quartieri, posti di lavoro, alla ricerca di “fanatici” NO-VAX o No-Green Pass, come una peste da debellare, incitando odio verso persone che in un caso temono il vaccino, in un altro temono lo Stato. 

Non è istigazione alla violenza, le innumerevoli armi che l’Italia con la ex-Finmeccanica ora Leonardo produce,vendendo a paesi che disseminano povertà e miseria in giro per il mondo, creando disperazione e immigrazione di massa, che i nostri poltici tanto disprezzano o utilizzano a loro piacimento, tutto sui corpi delle migliaia di vittime innocenti delle loro guerre.

Non è istigazione alla violenza, le torture nelle carceri italiane, le macellerie che accadono ogni giorno all’interno degli istituti penitenziari, dove non esiste “PAROLA SEMPLICE” che possa aiutare tali persone, poichè condannate ad eliminare ogni loro minimo di umanità.

Non è istigazione alla violenza il precariato e la disoccupazione, creata da politiche statali decennali neo-liberiste, che seminano nei giovani (“le menti plasmabili”) unicamente la certezza di non avere certezze, ed il disagio di dover esser sempre le marionette del loro prossimo datore di lavoro.

Non è istigazione alla violenza gli accordi sotto banco tra le figure statali e i vari mafiosi/ camorristi/ ‘ndranghetisti, che garantiscono il giusto equilibrio tra due poteri all’interno di un territorio, seminando ignoranza, disoccupazione, morti innocenti, e fedeli servi del capitale.

In tutte le sopracitate azioni, il protagonista non è un gruppo anarchico, non sono le parole all’interno di un giornale o di un sito web, ma sono azioni in cui il protagonista è sempre uno solo: lo Stato con la mano dei suoi fedeli servi.

Se ribellarsi, anche solo ideologicamente, a questo sistema per lo Stato è istigazione alla violenza, le azioni che compie quotidianamente stesso lo Stato, sono la violenza stessa.

Saremo dunque, sempre fieri ribelli del potere, dei tribunali, delle caserme, delle prigioni, delle guerre e del capitale.

Anarchici e anarchiche volenterosi di voler cambiare ciò che li circonda, indipendetemente dal paese in cui si trovano, dalla lingua che parlano, dalle differenze culturali che sussistono, poichè accomunati dall’intensa voglia di libertà.

Solidarietà a tutt* i/le compagn* che in questo momento

lottano contro le ingiustizie, per la giustizia reale non quella dei tribunali.

Viva l’Anarchia (A)

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Lettere di rabbia

Lettere di rabbia

Mon, 15 Nov 2021 10:12:30 +0000

Lettere di rabbia

riceviamo e pubblichiamo questa riflessione, qui il link al pdf 256325_901 Questa lettera è l’estratto della rabbia. Essa non ha grandi pretese, vive nel sottosuolo dell’anima di ognuno di noi e si ciba ogni giorno di ciò che accade nella nostra quotidianità. Non vive secondo degli schemi, non ha logica, non ha forma, può esser … Read more Lettere di rabbia

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riceviamo e pubblichiamo questa riflessione, qui il link al pdf 256325_901

Questa lettera è l’estratto della rabbia. Essa non ha grandi pretese, vive nel sottosuolo dell’anima di ognuno di noi e si ciba ogni giorno di ciò che accade nella nostra quotidianità. Non vive secondo degli schemi, non ha logica, non ha forma, può esser passeggera come un autista a una sosta in autostrada, o rimanere incollata nella mente come il peggiore degli incubi. Essa non trasmette alcun messaggio, pone l’onere al lettore. Nei paesi occidentali oggi il tasso di mortalità in età medio-anziana è diminuito, “si muore più tardi”. Abbiamo una vita in media che dura di più, rispetto le precedenti generazioni, ciò dovrebbe permetterci grazie all’aiuto della scienza di poter godere anche di una salute decente nella nostra vecchiaia. Tale concetto, qual’ora fosse veritiero e palpabile nella realtà, dovrebbe rappresentare finalmente il raggiungimento di uno stato di cose, che permettano a noi esseri umani di poter vivere in pace l’uno con l’altro, o almeno con noi stessi. Peccato non lo sia. Al diminuire della mortalità in tale fascia d’età, corrispondono vari fattori. La nostra vita è diventata una corsa consueta, verso il raggiungimento di obiettivi, molto spesso non prefissati dal diretto interessato, ma da ciò che il mercato e la società richiede. Dobbiamo studiare, laurearci in fretta e preferibilmente in contemporanea avere un’esperienza lavorativa, che possa permetterci di essere presentabili e referenziati durante un colloquio di lavoro che faremo nell’azienda che tanto sognavamo quando correvamo per prenderci “il pezzo di carta”. Sarà forse finita lì la corsa? Potremmo finalmente respirare, chiedere un minuto per domandarci cosa è stata la nostra vita sino a questo momento? La risposta è no. La corsa non termina, gli obiettivi del mercato mutano, cambiano i nomi delle leggi, le formule economiche, ma la sostanza al di sotto di tutte le formule che vengono espresse sono le medesime di quando correvamo all’università. E in quel momento, stanchi, non più giovani come prima, forse potrebbe nascere il dubbio nella mente plasmata sin da tenera età, se tutta quella corsa sia servita, se tutti quei respiri affannati abbiano costruito qualcosa dentro e fuori di noi, o se sono solo stati passi veloci di un soldato che risponde ai comandi del sergente. Potremmo guardarci attorno, e vedere che in tale condizione si trovano tanti come noi, che nel loro inconscio si stanno ponendo lo stesso quesito, ma meglio di no, potrebbe andarci peggio, in questo momento potremmo essere disoccupati, in cassa-integrazione, quindi meglio non discutere e porsi questi futili quesiti, anzi ringraziamo l’università, l’azienda e il sistema che ci permette tutto ciò. Potemmo guardarci attorno e vedere che tale sistema ha solo favorito, i figli dei padroni che ci comandano, laureati nelle università private costruite stesso dai loro genitori e finanziati dal sistema. Tali soggetti li ritroviamo spesso, anche sotto mentite spoglie, all’interno dei luoghi di quel che oggi rimane della contro- cultura. Riconoscibili per la loro innata natura al potere e al comando, adorano dire cosa è giusto e cosa è sbagliato fare o pensare, ovvio che tale fase è unicamente il viaggio di un turista in un paese esotico. Potremmo vedere come questi giovani rampolli, futuri dirigenti del nostro sistema, culo e camicia con i politicanti di turno, rappresentino la sterpaglia da bruciare. Ma anche qui, potremmo dire meglio di no, loro se lo meritano il posto che occupano all’interno della società, la fantomatica meritocrazia vige in questo ragionamento, e pertanto noi dobbiamo essere subordinati a loro, la società oggi ci dicono che è ugualitaria, potevamo indebitare noi o le nostre famiglie e seguire anche noi all’interno delle loro roccaforti del sapere, e oggi essere noi a comandare e non comandati. Dovremmo forse smetterla di porci tali quesiti, continuare a vivere la quotidianità che ci rimane. Durante la settimana seguendo il nostro percorso lavorativo o universitario che sia, e il fine settimana godere del nostro tempo “libero” in luoghi dove possiamo sfogare le nostre frustrazioni, luoghi criticati e creati stesso dal sistema, per rinchiuderci in quella gabbia costruita con le nostre mani, chiamata società. La nostra rabbia rappresenta un moto di azione e reazione, si presenta come sfogo per poter crescere e cibarsi dei nostri dubbi. Noi vogliamo prendere la rabbia, dominarla e comprenderla, per poi usufruire di tutta la forza che essa possiede. Il nostro credo è la “non-credenza” Non vogliamo partiti, istituzioni o movimenti (ex-finti rivoluzionari) che vogliono riformare questo sistema, noi non entriamo nei palazzi del potere, noi li vogliamo distruggere. Come vogliamo distruggere ogni forma che alimenta tale sistema, dalla università-azienda createsi negli ultimi venticinque anni, alla fabbrica, all’impianto di logistica che getta ogni briciolo di dignità umana del lavoratore, al movimento di sinistra che tampona la rabbia rivoluzionaria libertaria che arde del cuore degli ultimi della società.

Anonima Lettera Anarchica  

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E questo è quanto – Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

E questo ̬ quanto РIl laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

Mon, 15 Nov 2021 10:03:48 +0000

E questo ̬ quanto РIl laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

riceviamo e pubblichiamo questo contributo: E questo è quanto Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia “Occorre individuare forme per cui non si reprime il diritto a manifestare ma lo si comprime e lo si limita, alla luce di evidenze scientifiche” Valerio Valenti, Prefetto di Trieste Se l’Italia è stata definita un laboratorio in cui viene testata … Read more E questo è quanto – Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

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riceviamo e pubblichiamo questo contributo:

E questo è quanto

Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

“Occorre individuare forme per cui non si reprime il diritto a manifestare ma lo si comprime e lo si limita, alla luce di evidenze scientifiche”

Valerio Valenti, Prefetto di Trieste

Se l’Italia è stata definita un laboratorio in cui viene testata l’imposizione generalizzata di dispositivi di controllo e coercizione di massa, ma soprattutto dove testarne la gestione, la città di Trieste potrà, almeno nelle settimane a venire, fungere da modellino a scala ridotta per testare un ulteriore tentativo di stretta repressiva del dissenso. E’ di eri infatti la decisione del Comitato per l’ordine e la sicurezza della provincia – ultimi colpi sparati dal Prefetto Valenti in dirittura di arrivo a Firenze – di vietare ogni manifestazione nella centrale Piazza Unità d’Italia (resa famosa dalle mobilitazioni delle ultime settimane) fino al 31 dicembre e distribuire sanzioni – non meglio precisate – per gli organizzatori che non facciano rispettare l’obbligo di mascherina e distanziamento. Piazza quella dove anche lo scorso 28 ottobre si sono autonomamente dirette migliaia di persone alla fine del corteo, in barba ai divieti e dopo aver aggirato senza alcuno sforzo il cordone di polizia approntato dalla questura a protezione della stessa.

La nuove restrizioni infatti si baserebbero sulla semplice evidenza, opportunamente veicolata negli ultimi giorni da una martellante campagna stampa, che la crescita di contagi da Covid-19 registrata in città sia da imputare in maniera inoppugnabile alla partecipazione alle mobilitazioni contro il lasciapassare, un dato che si baserebbe su autodichiarazioni spontaneamente fornite alle autorità (in centinaia non hanno comunque autodichiarato assolutamente nulla).

La scienza finalmente al completo servizio della reazione. Una volta stabiliti gli obiettivi, la scienza non offre che dei mezzi per risolvere eventuali problemi pratici. Agli ostinati e agli increduli viene scaraventato sotto al naso il perfetto funzionamento di una delle probabili nuove frontiere della macchina repressiva statale, basato su di una convergenza di forze legittimate e messe in moto da un’analisi oggettiva dei numeri fornita, nel caso triestino, dal capo della task force regionale, tale dottor Barbone. A completamento intervengono oscuri costituzionalisti che decretano che questori e sindaci devono da subito vietare cortei e raduni, e pressioni del medio e grosso padronato locale e dei suoi legali tirapiedi che a mezzo di raccolte firme chiedono di ristabilire la doverosa tranquillità e la buona immagine di capitale italiana della scienza che della scienza si fida (Fondazione CRTrieste è una normale e squallida banca che si traveste come spesso succede da ente benefico).

Si comprime e si limita le possibilità a manifestare alla luce di evidenze scientifiche, quelle garantite da dati raccolti quasi istantaneamente e che giustificano l’istituzione di aree completamente inaccessibili a qualsivoglia forma di dissenso. Niente di veramente nuovo nelle sue concrete forme attuative e logica estensione, si dirà, degli isolamenti domiciliari, dei lockdown degli inizi, dei coprifuoco, delle restrizioni territorialmente differenziate.

Ma qui sembra piuttosto che dati e numeri raccolti ed analizzati quasi in tempo reale giustifichino e servano all’attuazione di misure just in time finalizzate alla repressione selettiva di determinate situazioni definite a priori, a cui si attribuisce la capacità di essere reale o potenziale minaccia ad un intero insieme di persone (città, provincia, regione…). Repressione selettiva sfoderabile al bisogno, giustificata da dati – verità oggettive – che sono cosa di chi governa e detiene lo strapotere comunicativo per imporli, con il pretesto di un’Emergenza che sempre incombe e che potrebbe tornare da un momento all’altro se non si riga dritto.

Emergenza “sanitaria” oggi, la prossima volta forse “energetica”, “logistica” o “del decoro urbano”.

Non piangiamo all’intravvedere quello che potrebbe costituire un – per il momento – piccolo salto di qualità nell’armamentario tecno-repressivo del nemico, una prima, piccola prova di una prassi disinvolta che potrebbe farsi estensiva e abituale da qui a poco tempo; né ci disperiamo per la limitazione dell’ennesimo diritto costituzionalmente garantito. Semmai, c’è da ragionare sull’urgenza di un salto di qualità anche per chi vorrà prendere e mantenere spazi fisici di agibilità e autorganizzazione.

Alla luce di questo, agli increduli di ogni tipo e orientamento ostinatamente fuori dalla realtà, anche qui piuttosto numerosi, quelli delle teorie complottiste vs fiducia nella scienza, del “vacciniamo tutto il mondo, però senza brevetti”, dei “tamponi gratis per tutti”, del green pass o barbarie, insomma di coloro che a parole e nei fatti si adeguano e supportano la linea di Stato e Confindustria, diciamo che è ora di chiudere facebook e scendere dalla giostra, da questo momento non è più questione di “libertà di scelta” ma di scegliere tra combattere, ognuno secondo le sue tensioni e inclinazioni, o essere complici del nemico.

Sempre solidali con chi diserta e subisce la repressione in tutte le sue forme, ci uniamo agli inviti all’azione diretta, augurandoci di poter presto provare sul campo il coraggio del sindaco Dipiazza.

A nordest

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Op. Sibilla – Parole di fuoco: qualcuno ci ascolta?

Op. Sibilla – Parole di fuoco: qualcuno ci ascolta?

Mon, 15 Nov 2021 10:00:14 +0000

Op. Sibilla – Parole di fuoco: qualcuno ci ascolta?

PAROLE DI FUOCO: QUALCUNO CI ASCOLTA? Sibilla: l’ennesima inchiesta per associazione sovversiva contro gli anarchici accusati di istigazione a delinquere. L’oscuramento del sito malacoda e il sequestro del giornale cartaceo Vetriolo; decine di perquisizioni da Cremona a Taranto; 8 denunciati; 6 custodie cautelari: 4 obblighi di dimora, 1 arresto domiciliare con braccialetto elettronico, 1 arresto … Read more Op. Sibilla – Parole di fuoco: qualcuno ci ascolta?

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PAROLE DI FUOCO: QUALCUNO CI ASCOLTA?

Sibilla: l’ennesima inchiesta per associazione sovversiva contro gli anarchici
accusati di istigazione a delinquere.
L’oscuramento del sito malacoda e il sequestro del giornale cartaceo Vetriolo; decine di perquisizioni da Cremona a Taranto; 8 denunciati; 6 custodie cautelari: 4 obblighi di dimora, 1 arresto domiciliare con braccialetto
elettronico, 1 arresto consegnato ad un compagno già in carcere.
L’anarchico Alfredo Cospito è in galera dal 2012 in regime di alta sorveglianza, dopo aver ferito ad una gamba con un colpo di pistola l’amministratore delegato di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi. Alfredo ha rivendicato l’azione e sempre stimolato il dibattito su metodo e pratiche di lotta degli anarchici. L’inchiesta Sibilla, come ammesso dagli stessi inquisitori,dovrebbe servire a isolare Alfredo, zittirlo e costruirgli addosso un regime
carcerario simile al 41 bis.
Perché tanto accanimento?
Ci accusano di istigazione a delinquere. Delinque chi trasgredisce, chi “lascia da parte”, chi non si sottomette e non ubbidisce ad una norma dello Stato.
Oggi più di ieri colpire gli anarchici nei loro mezzi di comunicazione e propaganda di idee che spingono all’azione serve anche per educare quella parte di popolazione che riconosce di vivere in un regime totalitariotcnocratico, e che pensa e prova a fare qualcosa.
A spaventare i burattinai di una psico polizia cialtrona e corrotta, di cui il P.M. Manuela Comodi è sempre stata una zelante soldatina è la domanda ‘colpire le cose o le persone?’. Forse percepiscono che tanti nel vedere il nome di Mario Draghi sulla lapide al cimitero invece che sulle banconote (c’è la sua firma in
alto a sinistra) brinderebbero nei dehor dei bar, o come minimo si lascerebbero scappare un sorriso. E’ questo che temono? Che quello che gli anarchici dicono da quasi 2 secoli ‘LA PACE TRA GLI OPPRESSI – LA GUERRA AGLI OPPRESSORI’ ricomincia a diventare musica per le orecchie di tanti, di chi perde il lavoro per la crisi, di chi lo perde perché non esibisce una tessera, di chi non vuole semplicemente fare da cavia ad un siero genico, di chi scende in strada per protestare ed è trattato da delinquente.
Se il ricordo dell’anarchico Bresci, giovane proletario che nel 1900 attenta alla vita del re, appare oggi in un inchiesta vuol dire che lor signori percepiscono la miseria e la rabbia che stanno causando a migliaia di vite in tutto il mondo.
Da Melbourne a Trieste, da Londra a Milano, da Tel Aviv a Rio de Janeiro passando per Port Louis, migliaia di persone scendono in piazza, solidarizzano con altre proteste dall’altra parte del globo, si informano e comunicano al difuori del mainstream. I siti, le chat, e i contenuti sui social network nonallineati vengono oscurati. Le manifestazioni caricate, gasate, spazzate via con gli idranti.
Meglio chiudere in fretta un giornale al ‘Vetriolo’ e uno dei siti che ospita le parole di quella piccola parte di popolazione, gli anarchici, che non hanno mai abbandonato le idee dei sabotatori (lavoratori nelle fabbriche inglesi che inceppavano gli ingranaggi col sabot, lo zoccolo) e degli operai vendicatori che con armi in pugno si scontravano col padrone.
In conclusione in questa ennesima inchiesta come in tante altre precedenti quello che preoccupa i potenti è quello che le parole possono diventare: azioni concrete, graffi sulla pelle. Ed è su questo che dovremmo fare leva.

Non sia mai che qualcuno ci ascolti!

SARS

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Op.Sibilla- La Sibilla prevede tempesta – comunicato di alcuni/e indagati/e

Op.Sibilla- La Sibilla prevede tempesta – comunicato di alcuni/e indagati/e

Mon, 15 Nov 2021 09:51:34 +0000

Op.Sibilla- La Sibilla prevede tempesta – comunicato di alcuni/e indagati/e

LA SIBILLA PREVEDE TEMPESTA? All’alba dell’11 novembre sono state effettuate numerose perquisizioni in varie città italiane e notificate a 6 compagni delle ordinanze di misure cautelari: in carcere per Alfredo, ai domiciliari per Michele, obbligo di dimora e tre firme a settimana per altri quattro compagni. I compagni sono indiziati del reato di art. 270 … Read more Op.Sibilla- La Sibilla prevede tempesta – comunicato di alcuni/e indagati/e

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LA SIBILLA PREVEDE TEMPESTA?

All’alba dell’11 novembre sono state effettuate numerose perquisizioni in varie città italiane e notificate a 6 compagni delle ordinanze di misure cautelari: in carcere per Alfredo, ai domiciliari per Michele, obbligo di dimora e tre firme a settimana per altri quattro compagni.

I compagni sono indiziati del reato di art. 270 bis (associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico) per l’ideazione, la redazione, la stampa e la diffusione anche con strumenti informatici e telematici, del giornale anarchico “Vetriolo” e per la realizzazione di scritte murarie di contenuto ritenuto oltraggioso ed istigatorio, e di un episodio di danneggiamento. Inoltre accusati di art. 414 (istigazione a delinquere), per la redazione e divulgazione di comunicati dal contenuto istigatorio alla commissione di delitti contro la personalità dello Stato, con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.

Oltre a questo vengono oscurati due siti internet di controinformazione, roundrobin.info e malacodanoblogs.org, perché ritenuti un’aggravante sul reato specifico di istigazione (attraverso strumento digitale).

L’indagine parte dall’anno 2017 a Milano, dagli inizi dell’esperienza editoriale del giornale, passata poi alla procura di Perugia fino ad oggi, e prende in rassegna il contenuto degli articoli di propaganda anarchica che vengono dichiarati pericolosi per la loro efficacia comunicativa e per la diffusione dell’idea radicale.

Non è un attacco alla libertà di stampa e di pensiero. Lo Stato fa il suo mestiere di controllo e gestione del nemico interno per mantenere la sua autorità, e le pubblicazioni che affermano risolutamente un certo tipo di contenuti che minano i suoi interessi vengono chiaramente attaccate, come sempre è stato nella storia. Nell’attuale regime democratico e tecnocratico caratterizzato da una svolta autoritaria, il “concesso” rimane confinato entro i limiti del mantenimento dei profitti economici e capitalistici della produzione e del consumo. Come è evidente nelle piazze dell’attuale dissenso alle imposizioni politico-sanitarie il confine del lecito viene definito dalle istituzioni e il confine della libertà di protesta viene sempre più ristretto.

Chi si assume a viso aperto di pubblicare un giornale come “Vetriolo”, dando sostegno e voce ai prigionieri e alle prigioniere anarchici/e e rivoluzionari/e è consapevole del fatto che la repressione muoverà i suoi passi, con inchieste condite da toni sensazionalistici. Ma non per questo lamenteremo mancanze di libertà democratiche di espressione e di stampa, che nei fatti non ci sono mai state ed oggi ancora meno.

Gli inquirenti sostengono che a determinare il reato 414 sia l’efficacia del messaggio. Quindi oltre il contenuto stesso, quanto questo possa essere recepito, e quindi maggiormente nei periodi di tensione sociale, ovvero quando un certo tipo di contenuti vengono maggiormente condivisi.

Una distorsione si rileva dalla narrazione sbirresca, ovvero quella secondo la quale un rapporto immediato e diretto di causa-effetto caratterizzi la propaganda e l’azione. Questa è una semplificazione banale. Le idee anarchiche si sono fatte strada nella società, in diversi periodi storici ed in diversi modi, hanno animato gli atti individuali e collettivi, le gesta hanno caratterizzato le lotte per la liberazione degli oppressi, illuminando i pensieri in un rapporto di reciprocità e connubio, non uno statico rapporto di causalità decodificabile dai codici interpretativi della Giurisprudenza.

Da copione viene criminalizzato lo spazio anarchico “Circolaccio” di Spoleto, definito la sede organizzativa dell’associazione. Sicuramente l’attività promossa dallo spazio, anche in tempi di lockdown, i numerosi appuntamenti di lotta contro il gasdotto Snam, le discussioni contro il green pass e le politiche padronali, le analisi sulla crisi in Medio Oriente hanno sempre stimolato lo spirito critico e incoraggiato il libero pensiero, e per questo ritenute potenzialmente pericolose.

Uno degli aspetti più evidenti di questa inchiesta, dopo la chiusura degli spazi e il tentativo di smantellamento dei giornali e dei siti anarchici, è quello della persistenza con la quale lo Stato perpetri la sua coercizione vendicativa sui prigionieri/e che mantengono viva la loro idea anarchica e rivoluzionaria. Il costante impegno che applica nel tentativo di isolare i/le compagni/e imprigionati/e e promuovere la desolidarizzazione ne è la dimostrazione. In questa inchiesta viene applicata la misura di custodia cautelare per Alfredo Cospito, già in carcere dal 2012: una punizione nel tentativo di scoraggiare le sue convinzioni, a monito anche per tutti i prigionieri/e che, lontani dalle logiche delle prese di distanza dalle idee e pratiche anarchiche, mantengono dignità, convinzione e vitale determinazione.

Altri sono stati i subdoli tentativi mossi recentemente contro i/le compagni/e prigionieri/e in questo senso, come ad esempio la notifica nel carcere di Messina di un nuovo 270 bis ad Anna a febbraio 2021, sostanzialmente per lo smarrimento da parte della polizia penitenziaria di un hard disk durante il suo trasferimento verso il carcere.

E’ evidente che chi dà la propria vita per l’anarchismo e continua a mantenere le sue posizioni dà uno schiaffo al potere e continua a farlo. L’intransigenza del compagno Alfredo viene attaccata nel tentativo di zittirlo, incriminandolo del reato 414 per un contributo inviato all’iniziativa anticarceraria svoltasi a Bure a marzo 2020, un contributo inviato per un’assemblea anticarceraria di giugno 2019 a Bologna, e per il libro-intervista “Quale Internazionale?”.

Ribadiamo ancora la nostra solidarietà e vicinanza al nostro compagno Alfredo.

Esprimiamo la nostra vicinanza a tutti gli/le indagati/e.

Il potere potrà reprimere ed imprigionare gli individui refrattari all’autorità, ma il demone della rivolta continuerà a tormentare i loro sogni di pace sociale.

La guerra sociale è aperta, fra lo Stato, il capitalismo e i loro nemici…

LA LOTTA CONTINUA!

Alcuni indagati/e e compagni/e solidali

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Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco

Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco

Mon, 15 Nov 2021 09:48:11 +0000

Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco

riceviamo e pubblichiamo questa traduzione: Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco Nella notte fra il 2 ed il 3 novembre 2021, abbiamo realizzato un attacco coordinato contro tre ripetitori, nei dintorni, di Saint-Etienne, dandovi fuoco. (Non si tratta di uno solo, come i media hanno cercato di far credere!) Ciò ha bloccato le comunicazioni telefoniche … Read more Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco

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riceviamo e pubblichiamo questa traduzione:
Zona di Saint-Etienne (Francia) : Attacco

Nella notte fra il 2 ed il 3 novembre 2021, abbiamo realizzato un attacco coordinato contro tre ripetitori, nei dintorni, di Saint-Etienne, dandovi fuoco.

(Non si tratta di uno solo, come i media hanno cercato di far credere!)

Ciò ha bloccato le comunicazioni telefoniche ed interrotto momentaneamente la dipendenza di cui il tecno-mondo ha bisogno per perdurare.

(Si potrebbe prendere come esempio la fabbrica di armementi del gruppo Thales, in un comune vicino, o le 80000 persone private di telefoni per tutta la settimana, ma ce ne sono molti altri…)

Non volevamo soltanto prendercela con un nuovo aspetto delle tecnologie (la 5G), ma affermare la nostra ostilità contro questa società nel suo complesso.

Viva la rivolta.

Viva il fuoco.

E viva dei K-way più impermeabili!

Alcun* A.C.R.A.T.E.S
(Associations Coordonnées pour la Révolte Anti-Tech et l’Eco-Sabotage)

[ACRATI/E – Associazioni coordinate per la rivolta anti-tech e l’eco-sabotaggio; NdT]

Fonte: https://attaque.noblogs.org/post/2021/11/14/secteur-de-saint-etienne-attaque/

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Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà da Campania Libertaria

Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà da Campania Libertaria

Sun, 14 Nov 2021 07:46:27 +0000

Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà da Campania Libertaria

Solidarietà ai compagni e alle compagne anarchic* che nella notte dell’ 11 novembre hanno dovuto subire la mano della repressione statale, con perquisizioni nelle case di circa dieci compagni e compagne, sotto gli ordini del PM Comodi. La feccia del potere con le sue ormai conosciute mosse subdole, tenta di frenare e rinchiudere, fisicamente e … Read more Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà da Campania Libertaria

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Solidarietà ai compagni e alle compagne anarchic* che nella notte dell’ 11 novembre hanno dovuto subire la mano della repressione statale, con perquisizioni nelle case di circa dieci compagni e compagne, sotto gli ordini del PM Comodi.

La feccia del potere con le sue ormai conosciute mosse subdole, tenta di frenare e rinchiudere, fisicamente e mentalmente, qualsivoglia spinta rivoluzionaria, che possa far tremare i padroni della società capitalista, annegando ogni pensiero che non sia in linea con gli schemi prefissati dai padroni stessi.

La nostra lotta è la lotta dei compagni anarchici greci, spagnoli, tedeschi, francesi, sudamericani, del Myanmar, e di tutto il mondo, non ha né frontiere né lingua, ma è solo accompagnata dalla solidarietà di tutti i popoli che vogliono ribellarsi all’odierno stato-di-cose.

Solidarietà a RoundRobin, espressione della volontà libertaria di diffondere e raccontare pensieri, azioni, notizie, che fuoriescono sempre dalla logica sopracitata.

I padroni tremano al sentire di “Anarchia”, per questo lo grideremo più forte.

CONTRO L’INFAME REPRESSIONE STATALE
CONTRO IL CAPITALISMO E I PADRONI DEL MONDOAL FIANCO DEI COMPAGNI E DELLE COMPAGNE ANARCHIC*

VIVA L’ANARCHIA !

Campania Libertaria

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Beppe ai domiciliari – Appello benefit per spese legali

Beppe ai domiciliari – Appello benefit per spese legali

Sat, 13 Nov 2021 12:35:38 +0000

Beppe ai domiciliari – Appello benefit per spese legali

BEPPE AGLI ARRESTI DOMICILIARI – APPELLO BENEFIT PER SPESE LEGALI! In carcere dal 21 maggio 2019 per l’op. Prometeo, il compagno anarchico Beppe è stato assolto il 4 ottobre, insieme a Natascia e Robert per “insufficienza di prove”. L’accusa principale era quella di “attentato con finalità di terrorismo” per i plichi esplosivi che nel 2017 … Read more Beppe ai domiciliari – Appello benefit per spese legali

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BEPPE AGLI ARRESTI DOMICILIARI – APPELLO BENEFIT PER SPESE LEGALI!

In carcere dal 21 maggio 2019 per l’op. Prometeo, il compagno
anarchico Beppe è stato assolto il 4 ottobre, insieme a Natascia e
Robert per “insufficienza di prove”. L’accusa principale era
quella di “attentato con finalità di terrorismo” per i plichi
esplosivi che nel 2017 sono stati inviati ai pm Rinaudo, Sparagna e
all’allora capo del DAP Consolo.

Beppe, nonostante l’assoluzione, è rimasto in carcere, poiché
condannato in primo grado a 5 anni con l’accusa di aver posizionato
nel 2016 una tanica di benzina ad un postamat di Genova. Dal gennaio
2021, dopo vari trasferimenti dal sapore punitivo (sia per lui che per
Natascia e Robert), Beppe è stato trasferito nel carcere di Bologna,
nella sezione AS3. In seguito all’assoluzione per l’op. Prometeo è
stato “declassificato” e trasferito, sempre alla Dozza, nella
sezione universitaria. Da lì ha fatto subito istanza per i domiciliari,
velocemente rigettata dalla corte d’appello di Genova con le seguenti
motivazioni che il compagno chiedere di condividere:

_[…] osserva che a sostegno della presente istanza è stata addotta la
mera considerazione del trascorrere del tempo; _

_le ragioni che hanno determinato il Giudice di primo grado a disporre
le misure in atto non sono venute meno; il reato commesso è molto
grave, l’imputato è gravato da un precedente penale non rilevante in
astratto ma significativo in relazione al reato contestatogli; nemmeno
gli arresti domiciliari, pur in luogo lontano da quello di commissione
del reato e tantomeno le altre misure meno afflittive, potrebbero
garantire un adeguato controllo a fronte del concreto rischio di
reiterazione della condotta illecita, potendo l’imputato rientrare in
contatto con soggetti dediti a condotte di ribellione e distruzione o
comunque attivarsi personalmente con tale finalità; _

_nessun rilievo può avere il tempo decorso dall’inizio della
limitazione della libertà personale, perché insignificante per la
valutazione della pericolosità, come irrilevante è la vicenda relativa
alla contestazione del reato di cui all’art. 280 c.p., conclusasi allo
stato con sentenza di assoluzione; _

_è prossima la celebrazione del giudizio di secondo grado (già fissato
da questo Presidente, per il quale dovrà essere emesso decreto di
citazione a giudizio). _

A seguito del suo trasferimento dall’AS al polo universitario, dopo due
anni e mezzo di rimbalzi burocratici tra carcere e istituzioni sanitarie
– nonostante le condizioni critiche che gravavano sulla sua salute – ha
finalmente ricevuto l’operazione per la quale ha portato avanti scioperi
della fame e dell’aria.

Mercoledì 10 novembre si è tenuta l’udienza d’appello ed è stata
presentata una nuova istanza di domiciliari, questa volta accolta. Oggi,
13 novembre, Beppe uscirà dal carcere per essere trasferito agli
arresti domiciliari con tutte le restrizioni in Sicilia.

Approfittiamo di questo aggiornamento per invitare caldamente tutte e
tutti a contribuire alle spese ancora in corso!

Per sostenere le spese dell’ Op Prometeo si può fare riferimento ad
entrambi gli IBAN (indicandolo nella causale), mentre per il processo di
Genova che vede imputato solo Beppe, va fatto riferimento al secondo
IBAN riportato di seguito:

– Postepay evolution
intestata a Vanessa Ferrara
n° 5333 1710 9103 5440
IBAN: IT89U3608105138251086351095
(BIC/SWIFT): PPAYITR1XXX

– Postepay evolution
intestata a Ilaria Benedetta Pasini
n° 5333 1710 8931 9699
IBAN: IT43K3608105138213368613377

A FIANCO DI BEPPE E DI TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE ANARCHICHE!

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Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà

Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà

Sat, 13 Nov 2021 12:24:13 +0000

Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà

da https://noinonabbiamopatria.blog/2021/11/11/solidarieta-ai-compagni-del-circolaccio-anarchico-di-spoleto-e-della-rivista-vetriolo/ Comunicato di solidarietà dei compagni di “Classe Contro Classe“ Il blog Noi non abbiamo patria si unisce a denunciare la repressione dello Stato nei confronti dei compagni anarchici di Viterbo e diffonde il comunicato di solidarietà e contro la repressione di “Classe Contro Classe” qui di seguito. Contro il totalitarismo autoritario capitalistico e … Read more Op. Sibilla – Comunicato di solidarietà

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da https://noinonabbiamopatria.blog/2021/11/11/solidarieta-ai-compagni-del-circolaccio-anarchico-di-spoleto-e-della-rivista-vetriolo/

Comunicato di solidarietà dei compagni di “Classe Contro Classe“

Il blog Noi non abbiamo patria si unisce a denunciare la repressione dello Stato nei confronti dei compagni anarchici di Viterbo e diffonde il comunicato di solidarietà e contro la repressione di “Classe Contro Classe” qui di seguito. Contro il totalitarismo autoritario capitalistico e contro la repressione dello Stato democratico che ne rappresenta gli interessi generali. Contro la repressione, liberiamo i compagni dalle galere e dai CPR luogo di repressione, violenza ed oppressione di tutti i proletari e degli immigrati. Liberi tutti e tutte!

“Nella mattinata di oggi, giovedì 11 novembre, i Carabinieri del ROS, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali di Cagliari, Cosenza, Cremona, Genova, Lecce, Massa, Perugia, Roma, Taranto e Viterbo, hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal GIP presso Tribunale di Perugia su richiesta della Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di sei indagati, a vario titolo gravemente indiziati dei reati di istigazione a delinquere e istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico”.

Così recita testualmente la velina dei ROS fatta circolare mezzo stampa, per illustrare l’ennesima azione repressiva nei confronti di chi solo ha osato pensare di esprimere l’idea di sbarazzarsi del Sistema capitalistico che, lo ribadiamo per i meno attenti, è stato la causa fondamentale alla base della ecatombe sindemica da COVID 19.

Una “base” fatta di continuato sfruttamento, rapina, saccheggio, avvelenamento, bombardamento, disinformazione e manipolazione antiproletaria; fatto su scala planetaria, in nome del Profitto e dei “mercati”. Che contro un tale Sistema circolino idee rivoluzionarie di abbattimento e distruzione, non dovrebbe essere un problema per “chi” lo subisce, ma solo per chi lo difende. Essendo tra chi lo subisce, noi chiaramente solidarizziamo con chi lo condanna e lo subisce a sua volta. Senza indugi.

“Le guardie, guardiano”, PM, ROS e lo Stato in generale, lo fanno da sempre, con tutti i mezzi che ritengono utili..

Per questo l’agganciamento dell’azione repressiva a condizioni contingenti, come movimenti NO Vax/Greenpass, ci risulta solo una cortina fumogena da parte di quegli stessi apparati per agire più “indisturbati” possibile – l’indagine è iniziata nel 2017, con la prima uscita di “Vetriolo”…-; così come l’accostamento ad ambienti “neofascisti” serve a rendere pubblicamente “meno difendibili e presentabili” gli indagati e i loro simpatizzanti, cercando di isolarli dal proprio corpo sociale e politico. Il quadro si completa considerando che, in questo modo, la componente “sinistra” del Governo del Banchiere, getta “una libbra di carne” alla destra governativa (e non), saziandola e schivando l’accusa di doppio standard repressivo di cui l’accusava; che, lo ricordiamo, aveva portato all’arresto dei neofascisti “usa e getta”, all’indomani dell’operazione false flag contro la sede della CGIL, palesemente ad uso e consumo della campagna elettorale romana vinta, non senza difficoltà, dal “servitore di banche” Gualtieri.

Se di doppio standard si dovrebbe parlare, è legato al fatto ch pochissimi hanno invece urlato allo scandalo, al doppiopesismo e a standard di “(in)giustizia“, quando Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera, che la sera del 20 luglio scorso ha sparato un colpo di pistola uccidendo Youns El Boussettaoui, è stato messo in libertà. Guarda caso dal procuratore aggiunto che coordina le indagini Mario Venditti, che qualche
tempo prima aveva partecipato di persona alla campagna elettorale della Lega.

In questo Sistema si va in galera per le proprie idee rivoluzionarie, mentre si è liberi di assassinare immigrati.

Essendo questo il Sistema (capitalista), è evidente che è il Sistema stesso ad istigare chi lo subisce al suo abbattimento e distruzione. Dal nostro punto di vista, una istigazione a cui è impossibile resistere!

PER LA SOLIDARIETA DI CLASSE ANTICAPITALISTA!

FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!

Classe Contro Classe

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Fonte: Roundrobin.info