Febbraio 19, 2022
Da Oltre Il Ponte
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Martedì 15 febbraio, presso il Tribunale di Rovereto, il Giudice per le indagini preliminari Maria Teresa Dieni ha definitivamente chiuso la strada al possibile avvio di un indagine relativa all’omicidio di Matteo Tenni da parte del carabiniere Andrea Andreolli.

La tesi del Pubblico Ministero Viviana del Tedesco e della difesa di Andreolli è stata accolta in pieno. L’operato del carabiniere è stato ritenuto legittimo. Secondo il giudice egli avrebbe agito “al solo fine di salvare sé e i colleghi da un azione tanto imprevedibile quanto rappresentativa di un pericolo serio, effettivo ed attuale nei confronti suoi e dei colleghi”.

Nonostante da parte della difesa della famiglia di Matteo Tenni fossero state presentate diverse perizie, nelle motivazioni dell’archiviazione il giudice dimostra di non avere preso in considerazione alcuna delle ragioni presentate da parte della famiglia della vittima dell’assassinio. 

Per protestare contro la decisione del Tribunale e impedire che l’ennesimo delitto di Stato venga sepolto nel silenzio e nell’indifferenza, venerdì 18 febbraio a Rovereto, in piazza Loreto, si è svolta una partecipata manifestazione a cui ha preso parte anche Annamaria, la madre di Matteo.

Nonostante la tragedia che l’ha vista assistere all’assassinio del proprio figlio sotto casa, Annamaria, grazie al calore di solidali, dei compagni, delle compagne, del Circolo Cabana e all’interesse di quei pochi cronisti che – disertando il coro pressoché unanime degli “innocentisti” – hanno contribuito a chiarire pubblicamente lo svolgimento dei fatti e le responsabilità dei carabinieri, ha trovato la forza di reagire e non rinchiudersi nel proprio dolore, riducendolo a un lutto privato, come avrebbero voluto autorità e istituzioni. Durante il presidio Annamaria ha letto un testo scritto a caldo, denso di emozioni e che vale la pena riportare e leggere con attenzione:

“Quello che è successo non è solo mio ma può capitare a chiunque quando si è fragili. Povero Basaglia come siamo finiti. In Tribunale la PM ha detto: “come ho fatto a vedere, come ho fatto a sentire”, perchè ho 75 anni… perchè vorrei sapere se Matteo morendo ha detto qualche cosa. “Io non posso saperlo” mi ha detto la signora Todesco. Signora Todesco ho visto e sentito perchè ero lì, a pochi metri e a 75 anni si vede e si sente ancora. Volevo solo abbracciare e salutare mio figlio, sentirlo ancora caldo, che capisse che ero lì con lui. Ho sempre negli occhi la scena di guerra e nelle orecchie lo sparo. Mi hanno tenuta lontana perchè loro con il morto per terra dovevano preparare la loro difesa, io dovevo stare alla larga. Quando ho saputo dell’archiviazione mi sono sentita uno scarto umano, una non degna di qualcuno che giudicasse quello che è successo, un rifiuto senza diritti, non una cittadina italiana ma una suddita che deve stare zitta, senza dignità.Credevo di vivere in uno Stato democratico, senza pena di morte, perchè Matteo è stato inseguito per toglierlo dal mondo. In questo periodo di pandemia penso sempre alla famiglie che non hanno potuto salutare i loro cari, che sono morti soli o in ospedale. Io ero lì a pochi metri ma la crudeltà di quegli uomini con la pistola mi ha tenuto lontana. Che la giustizia sia morta…Matteo in un suo diario menziona quello che disse Giovanni Giolitti (1842-1928): “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”. Sarà stato così anche per me? Andreolli rileggi la preghiera dei carabinieri”. 

Qui sotto il video con parte dell’intervento di Annamaria




Fonte: Oltreilponte.noblogs.org