Febbraio 26, 2022
Da Il Manifesto
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Il primo obiettivo dell’Unione europea è costringere la Russia al cessate il fuoco. La doppia raffica di sanzioni, decisa nel giro di tre giorni – un’eccezione, visti i tempi lunghi abituali dei ventisette – saranno applicate molto in fretta, nella speranza che il prezzo per Putin diventi insostenibile e che il presidente russo fermi l’invasione. Ma non è arrivata a conclusione la discussione sull’esclusione di banche e istituzioni russe dal meccanismo Swift, che gestisce gli ordini di pagamento delle transazioni internazionali, una richiesta ripetuta di Kiev. Le reticenze italiane sembrano superate.

Ieri il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha accusato Berlino di «egoismo di ferro». La Germania ha accettato solo esclusioni «mirate», cioè non un’espulsione generale. La Bce sta valutando le conseguenze paese per paese, per evitare un effetto controproducente per gli europei. Bruxelles potrà mettere in atto meccanismi di solidarietà. C’è già una lista, ci sono contatti con gli Usa e una decisione definitiva dovrebbe essere presa a breve.

Una nuova ondata di sanzioni potrebbe seguire, ma la prossima volta al centro ci saranno energia, gas e petrolio: la Russia esporta il 70% verso la Ue. Su questo fronte la Ue è debole, e paradossalmente in questi giorni, invece di diminuire, l’import di gas dalla Russia verso l’Europa è aumentato. Ieri, Volodymyr Zelenskyy, in una serie di contatti con Macron, Draghi, Charles Michel e Ursula von der Leyen, rispettivamente presidenti di Consiglio e Commissione, ha di nuovo chiesto alla Ue di aprire all’adesione dell’Ucraina, che ha un trattato di associazione. Ma per il momento la priorità è far tacere le armi.
L’azione diplomatica continua. Lunedì saranno a Parigi Ursula von der Leyen e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, per partecipare con Emmanuel Macron all’European Round Table. Oggi, si riuniscono i ministri degli Interni della Ue, per far fronte al flusso di rifugiati. In discussione la «solidarietà» con i paesi più coinvolti, tra questi Polonia (115mila profughi già arrivati) e Ungheria, cioè i due paesi che finora sono stati i più ostili a mostrare solidarietà per l’accoglienza dei rifugiati in arrivo dal Mediterraneo.

L’Eliseo sottolinea che il voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu, nella notte di venerdì, ha messo in luce«l’isolamento» della Russia: 11 paesi hanno approvato la risoluzione, presentata dalla Francia con altri alleati e tre si sono astenuti (Cina, Eau, India), la Russia ha messo il veto. Il testo finale è stato limato, per permettere a Pechino di astenersi, la Cina non avrebbe accettato un riferimento al ricorso possibile alla forza contro la Russia. Adesso ci sono contatti tra Macron e Modi e lo sceicco di Abu-Dhabi per cercare un consenso in nome del rispetto delle frontiere. Macron riceve all’inizio della settimana la presidente della Georgia, ci sono contatti con la Moldavia, il timore è un’estensione dell’aggressione ai Baltici e ai paesi della partnership orientale della Ue.

I paesi che finora erano rimasti più prudenti, stanno decidendo in queste ore aiuti militari «di difesa» per l’Ucraina. Olanda e Belgio hanno deciso in mattinata di inviare armi, munizioni e equipaggiamenti a Kiev. La Francia fornirà anch’essa materiale difensivo. La decisione è stata discussa ieri al Consiglio di difesa, convocato di nuovo da Macron all’Eliseo. Il presidente francese avverte, all’inaugurazione del Salone dell’Agricoltura, che «la guerra durerà», stando alle informazioni attuali, e che bisognerà prepararsi ad «affrontare le conseguenze», economiche, sull’energia, sull’agricoltura. Ieri, un cargo russo, che trasportava automobili, è stato intercettato nella Manica: la proprietà è di una società sotto embargo. Aumentano i segnali di «guerra ibrida» che coinvolgono gli europei: il ministero della Difesa francese venerdì ha lanciato un allarme su un cyber-attacco imminente (mirato nel settore della ricerca scientifica), ieri c’è stata una messa in guardia generale del ministero degli Interni. C’è poi la propaganda russa della tv Rt. In Germania è già stata chiusa (e la Russia ha replicato con la chiusura di Deutsche Welle), in Gran Bretagna è in discussione, in Francia, che ha una redazione di Rt a Parigi con giornalisti francesi, la decisione deve essere presa dall’autorità dell’audiovisivo.




Fonte: Ilmanifesto.it