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Sardegna: Contro le galere: in solidarietà ad Alfredo Cospito, a tutti i compagni e le compagne incarcerati/e


Ottobre 31, 2022
Da Sardegna Anarchica
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Contro la galera e la società che la genera

Perché la distruzione delle carceri?

Perché la galera è lo specchio malformato della società che la genera!

Pur non essendo affatto convinti che tutti gli umani e le umane siano “buone persone”, dal momento che la società in cui gli individui nascono pretende da essi il perfetto allineamento alle sue fondamenta qualunque esse siano, le persone fin dalla loro nascita vengono coartate, indirizzate, “educate” ad adeguarsi ai ruoli prestabiliti dal potere vigente, determinando così per tante di esse una esistenza di esclusi, di marginalizzati, di espulsi. E siccome la società capitalistico-statale è l’ordine della gerarchia, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura nel suo complesso, è conseguente che tutto ciò che fuoriesce da tale ordine venga represso, isolato, impedito, rinchiuso in appositi istituti – le galere, appunto – ed additato quale untore responsabile dei mali che affliggono la società. In poche parole, l’effetto viene eretto a causa.

Il capovolgimento ideologico della realtà sociale è il paradigma del capitalismo e dello Stato, verità che si palesa ancor più dopo il crollo del regime dei Paesi del socialismo reale.

In seguito a quella che viene definita come vittoria del capitalismo a prevalenza privata (neoliberismo), alle galere è attribuito un ruolo sempre più primario nell’ordine del capitale-Stato, considerata l’evoluzione dello sfruttamento capitalistico in termini sia intensivi che estensivi, essendo penetrato non solo in ogni angolo del pianeta espropriando le genti di ogni loro risorsa e finanche del territorio in cui abitano, ma anche nella stessa materia al fine di manipolarla e renderla totalmente aliena a quella gran parte dell’umanità soggiogata e spoliata di ogni capacità di esistenza autonoma.

In un sistema sempre più escludente, ove la tecnica dello sfruttamento ai fini di estrarre il profitto su cui si fonda la sua esistenza è sempre più esclusiva e come tale gestita da macchine e strumenti originati appositamente per restare centralizzati, non vi è posto per il “diverso”, per il recalcitrante, per chi pretende di tirarsi fuori dal gioco imposto e le sue regole prestabilite. È necessario e tassativamente imposto dalle regole dell’ordine “del mercato” attenersi alla volontà della gerarchia dominante. E poco importa se masse di milioni di uomini, donne e bambini, ridotti a “scarti di lavorazione”, pretendendo semplicemente vivere o anche solo sopravvivere, e non si accontentano della miserabile esistenza in attesa della morte per inedia o per malattia decretata dall’avvelenamento del pezzo di terra in cui son costretti dalla rapacità del libero mercato, o perché squarciati dalla bombe umanitarie del mercato libero, e tentano di sfuggire alla loro sorte approdando nel presunto Eldorado del pianeta. Quanti riescono ad approdarvi vivi, in un viaggio dell’orrore, si troveranno ad affrontare l’altra via crucis dell’accoglienza, per i più concretizzata in lavoro schiavistico, spaccio ed uso di droga, tuguri da sorci, recinti lager, e galera, così che ogni nuovo ministro della guerra interna di ogni singolo Stato del presunto Eldorado, ancor prima di sedersi nello scranno dedicato, si accinge a costruire nuove prigioni (quelle esistenti essendo sempre al di sotto delle necessità) – come è accaduto proprio in questi giorni di insediamento del nuovo governo italiano (fine ottobre 2022) definito ora di destra ora di estrema destra, nel tentativo di caratterizzare ideologicamente quanto nella fattualità è invece indistinguibile e sempre in continuità coi precedenti, così che è impossibile valutare oggettivamente secondo parametri ormai inesistenti.

D’altra parte entro il medesimo Eldorado le cose non viaggiano secondo quanto prospettato dalle “magnifiche sorti e progressive” degli apologeti del capitalismo, sia quello liberistico tradizionale, sia quello neoliberistico. Terminata l’illusione dello “esproprio degli espropriatori” al fine della conduzione in prima persona, collettivamente parlando, del processo capitalistico-statale di produzione e consumo, il velleitarismo operaista abbacinato dalle sue avanguardie partitiche e sindacali, tutte interne alla logica del capitale e dello Stato “proletario”, s’è acquietato nel consumo delle merci da esso stesso prodotte, illudendosi per altro che le nuove tecnologie del capitale tecnologico industriale-finanziario avesse messo a disposizione di tutti gli strumenti (telematici) per l’esercizio della “vera democrazia”, cioè dello “sfruttamento e del potere di tutti”.

E così è accaduto ciò che in realtà era perfettamente conseguente allo sviluppo ulteriore del capitalismo: ovvero che il capovolgimento (ideologico) della realtà sia pervenuto a pieno compimento.

Non è più il sistema che nella sua marcescenza crea schiavi del lavoro – lavoro precario, ad orari decretati dalle necessità del mercato, con paghe vergognose che però devono garantire il profitto, ritmi di lavoro impossibili, e tanta gente ai margini, sempre più esclusa dai “benefici sviluppi” del capitalismo, a fare la fila per il pacchetto della caritas o per usufruire di un pasto caldo al giorno. È bensì l’individuo che non si adegua alle necessità del capitale-Stato a creare la marcescenza del sistema e le sue miserie!

Ecco quindi che quei milioni di disperati che riescono ad approdare ancora in vita sulle coste dell’Eldorado, almeno numericamente si assommano agli altri milioni di abitanti l’Eldorado, tutti insieme a creare disordine da un canto, ma dall’altro a giustificare le pretese dei dominanti di un ordine che non turbi gli affari, il libero mercato delle merci e dei profitti. Peraltro stimolando la guerra fratricida tra poveri ed esclusi così da salvaguardare i castellani ben rintanati nella sala dei bottoni.

In questa condizione inumana, è forse fuori luogo che vi siano, solo nei territori della nostra Italietta, qualcosa come 50 mila detenuti e l’esigenza di costruire altre galere, appena ultimate qualche anno fa le ultime?

Come non riconoscere, al di la di ogni retorica, la consequenzialità delle scelte di persone e gruppi di persone, che non accettano l’ordine vigente, il ruolo loro assegnato di bruti sporchi e cattivi, per altro privati di ogni dignità e soggetti anche a respirare a comando, di prendersi, o tentare di prendersi, nei mille modi possibili la propria vita?

Ma a fianco della ribellione caotica di tante persone disumanizzate, dal pensiero tarpato dai patimenti e dall’essere in ogni modo escluso dal consorzio degli umani, per cui anche il riconoscimento e l’attacco ai responsabili primi della condizione in cui son costretti è ridotto a zero, altre persone valutano le cose con ben altra disposizione d’animo e ben diverso bagaglio culturale e intellettivo.

Si va da quanti – e vi sono sempre stati – a migliaia rifiutano ogni tipo di lavoro perché altrimenti si sentirebbero giustamente schiavizzati, a quanti rifiutano il lavoro semplicemente perché sfruttati (lo “sentono” come qualcosa di alieno a se stessi e che però porta profitto ad altri, pur non afferrandone i meccanismi che ne fanno un sistema generalizzato). Vi sono poi coloro che, nei mutamenti intervenuti nelle ultime decadi, han perso il lavoro precedente, in parte almeno soddisfacente, ed oggi son costretti o alla disoccupazione, oppure al lavoro nero, sottopagato, o ancora a tutta una marea di lavori che sono così umilianti e malpagati da indurli a tentare ogni alternativa pur di riacquistare un minimo di dignità. D’altra parte, se vi è bisogno di soldi per una esistenza dignitosa, questi stanno in banca o comunque in posti che tutti conoscono – un salto oltre il muro della morale inculcata e forse si guadagna la dignità e il senso della vita!

Vi sono infine coloro che non solo non accettano la condizione di sfruttati, corretti, indirizzati, puniti e coartati, ma che, comprendendo il sistema nel complesso ed i meccanismi su cui si regge e riproduce, individuati alcuni almeno dei responsabili, a questi si indirizzano colpendoli in mille modi, dando così stimoli anche agli altri esclusi per raddrizzare al meglio la loro ribellione, indicando i meccanismi, le sedi, gli uomini e le donne che, nel complesso tengono le fila del sistema disumanizzante.

Ecco come e quanti riempiono le galere.

Ma nell’ultimo caso appena descritto non è tanto la condizione personale degli individui a farne dei ribelli, dei marginalizzati, degli esclusi quanto invece la consapevolezza dei meccanismi che producono e riproducono il sistema nel complesso, e che valutando la realtà sociale nei termini appropriati della guerra di classe non si limitano a deprecarla e sostenere le vittime di essa ricorrendo alla pelosa carità del rassegnato, ma individuati i responsabili, i gangli attraverso cui si snodano i meccanismi dello sfruttamento e dell’oppressione, le sedi delle diverse ma concomitanti forze del potere ove prendono le decisioni che poi si impongono a tutti e tutte, non si fanno scrupoli o remore nell’attaccare gli uni e le altre, spesso pagando di persona qualora vada male qualcosa.

Per questi rivoluzionari il carcere è poca cosa, vi è la necessità per i gestori del sistema di eliminarli definitivamente dal consorzio dei vivi, di allogarli in galere ancora più remote delle prigioni e per fare ciò non si limitano di fronte a nulla, ancor meno alla, da loro stessi tanto decantata legalità, umanità, dignità umana, rispetto fondamentale dei diritti dell’uomo e amenità del genere: tutto fumo per gli allocchi! La necessità del loro sterminio si concretizza nella riduzione a muti pupazzi rinchiusi nell’assoluto isolamento in ambienti insonorizzati e privi di ogni spazialità, così da compiere la vendetta di quei potenti e servi di potenti del sistema, che tremano al solo sentire che individui senza legge senza dio e senza padroni possono colpirli in qualche modo, attaccare i loro beni e le loro ricchezze accumulate dalla compartecipazione allo sfruttamento, e far loro pagare la corresponsabilità nel sistema dell’avvelenamento, della schiavitù, dell’oppressione dei genocidi.

Da tre decenni almeno, per restare entro la giurisprudenza dello Stato italiano, ci si arrabatta in mille maniere per sbarazzarsi in modo definitivo degli anarchici, non di quelli buoni â€“ ormai alla completa deriva, pervenuta pure all’elettoralismo attivo per evitare che “le destre snaturino la carta costituzionale”! – bensì di quelli cattivi, cioè di coloro che non si limitano a contemplare i fantasmi nebulosi di un novello paradiso avvenire – “per il momento” rinchiuso nelle loro teste ma che si concretizzerà piano piano secondo i disegni della divinità tutta umanista, prima che si prosciughino del tutto i loro portafogli ed i soldi in banca.

La particolarità degli anarchici brutti sporchi e cattivi risiede nel fatto che son proprio tali, senza dio, senza patria, senza padroni e agiscono per conto proprio, imprevedibilmente. A volte con i pochi mezzi a loro disposizione riescono ad arrecare danni seri alla inviolabile proprietà dello Stato, dei singoli aguzzini ed anche delle grosse società; altre volte la fanno pagare personalmente anche a qualche individuo corresponsabile di grandi e piccole corbellerie come quelle relative alla scienza della guerra e dei suoi strumenti di morte; altre volte ancora combinano brutti scherzi alle ditte implicate nella distruzione ed avvelenamento di ecosistemi. Non avendo padroni, ciascuno agisce per conto proprio, e non volendo rinunciare alla propria insindacabile volontà non si organizzano in strutture stabili, prefissate nel tempo e nello spazio e tenute in piedi da comandamenti che presuppongono fedeli e non persone assolutamente libere di librarsi come ogni giorno li aggrada. Da qui la loro inafferrabilità e moltiplicazione: lo Stato del capitale ed i suoi benemeriti gestori e legislatori non riescono a farla finita una volta per tutte con questi anarchici cattivoni: non sono inquadrabili entro l’ordine stabilito dalle leggi per combattere i suoi concorrenti organizzati nelle molteplici strutture mafiose, non sono inquadrabili entro le coordinate del partito armato che ha dovuto combattere dai primi anni Settanta in poi, e non rientrano neppure nella tradizionale associazione a delinquere: non vi è struttura ed ancor meno una qualche gerarchia che realizza le diverse fattispecie previste dai codici, commi, codicilli e paragrafi sia pure quotidianamente aggiornati.

Così che infine, pur avendo aggiunto un articolo al codice penale che contempla l’associazione sovversiva, ci si è resi conto che per non rinunciare anche formalmente alla denominazione di regime democratico – si sa, la forma in un mondo a culo in sù o, che poi è lo stesso, a testa in giù conta parecchio – occorreva fare in altro modo, più subdolo ma davvero efficientissimo, per ridurre alla ragione (di stato) anche gli anarchici cattivi. Non si è mica faticato tanto a trovare fra le porcherie legislative, ordinamenti a iosa, legislazioni speciali ed urgenti, ormai urgenti da mezzo secolo, la prestigiosa soluzione.

In un primo tempo, e transitoriamente, si è fatto uso discriminato ed indiscriminato delle misure di polizia, pure per delle semplici sfilate, manifestazioni di piazza, proteste del tutto innocue; così che hanno abbondato negli anni i fogli di via, interdizioni varie, domicili obbligati, firme e firmette in caserma e tutto l’armamentario simile. Che hanno pure funzionato, in certa misura, ma che comunque non hanno affatto posto fine o limitato l’attività degli anarchici cattivi, anzi sembra che in tanti casi si siano incattiviti ancor più, moltiplicando a dismisura i loro sforzi.

Due anni di cattività imposti a mezzo mondo col pretesto di una pandemia gonfiata alla bisogna e lasciata appositamente dilagare per incutere terrore generalizzato, a cui è fatta seguire ed affiancare la guerra che per ora dilaga in piena Europa soltanto nelle sue catastrofiche ricadute per le genti subalternizzate, hanno di fatto incoraggiato i servi del sistema ad osare di più, contro i cattivoni anarchici, stavolta facendo uso stravagante e dei vari codici penali ormai atti a ogni uso perché contemplanti emergenze prorogate mezzo secolo, e ricorrendo al Regolamento penitenziario anch’esso elaborato ed integrato per contrastare le emergenze urgenti e improrogabili ormai emisecolari. Dato che è necessario impedire che gli anarchici cattivi pensino con la loro testa – genia oggi davvero sempre più in via di estinzione sul piano socialmente inteso – li mettiamo in condizioni di non pensare ad altro che alla loro miserabile esistenza! Tanto, chi vuoi che si lamenti oltre ai medesimi anarchici?

Trasformare le imputazioni per fatti realmente accaduti, in fatti contemplati da qualche articolo del codice che prevede pene pesantissime o addirittura l’ergastolo (eventualmente anche ostativo), e iniziare ad applicare il regime previsto dall’articolo 41 bis del Regolamento Penitenziario a detenuti che ancora hanno la volontà di pensare e di scambiare le proprie opinioni con l’esterno! Sono queste le novità degli ultimi tempi, per quanto riguarda processi e carcerazione di compagni e compagne anarchiche, ed altri combattenti la lotta di classe.

In calce a questa lunga ma necessaria introduzione, il lettore troverà i PDF relativi alle lotte in corso ed alle molteplici situazioni che determinano il presente del movimento anarchico insurrezionalista ed informale, tra cui anche, per quanto concerne la vicenda di Alfredo Cospito e quelle processuali più recenti le posizioni espresse dagli avvocati che hanno avuto modo di seguirle.

Per la distruzione delle galere

e del sistema che le genera!

La solidarietà anarchica internazionalista

è quella che intensifica la lotta di chi sta fuori delle carceri

proseguendo anche la lotta di chi sta in galera!

Fonte: https://anarkiviu.wordpress.com/

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Fonte: Sardegnaanarchica.wordpress.com
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