Gennaio 18, 2022
Da Il Manifesto
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Nelle ultime settimane, lo Yemen ha visto ulteriormente aggravarsi il conflitto di cui è teatro ormai dal settembre 2014, mentre i recenti scontri nel governatorato di Ma’rib e il sequestro della nave emiratina Rawabi, al largo delle coste di Hodeidah, fanno apparire la prospettiva di una risoluzione del conflitto sempre più lontana.

Il 12 gennaio, durante un incontro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, Hans Grundberg – rappresentante speciale Onuper lo Yemen – ha espresso preoccupazione, sottolineando la necessità di dialogo tra le parti, che però non sembrano intenzionate a deporre le armi.

Anzi, il conflitto si presenta più acceso che mai, specialmente dopo l’escalation di violenza della settimana scorsa, quando la coalizione internazionale guidata dall’Arabia saudita ha riconquistato vaste aree nel distretto di Harib che erano in mano agli Huthi da settembre, e ha preso l’intero governatorato di Shabwa. Inaugurando, dopo questi eventi, un’operazione che ha definito ”Happy freedom of Yemen”, iniziativa di supporto alla popolazione in un momento in cui la situazione umanitaria del paese rimane tutt’altro che felice.

Alla luce di questi recenti sviluppi, vediamo nel dettaglio come gli attori principali di questo conflitto – le forze governative yemenite supportate dall’Arabia Saudita, il gruppo sciita degli Houthi, appoggiato dall’Iran, e il Consiglio di Transizione del Sud, supportato dagli Emirati – si suddividono l’egemonia territoriale.

Al momento, il governo (sotto il cui dominio ricadono i due governatorati più estesi) sembra controllare il 60 percento dell’area geografica del paese, in cui abitano circa 12 milioni di cittadini, mentre 15 milioni di persone  vivono nelle aree sotto il controllo degli Houthi, che occupano però circa il 25 percento del territorio totale. Le aree restanti, appannaggio  del Consiglio di Transizione del Sud, sono abitate da quasi tre milioni di persone.

Questi territori si suddividono in aree dove il controllo da parte di una delle fazioni è totale e zone in cui la distribuzione del potere cambia a seconda dell’andamento dei frequenti scontri armati che vedono avanzare una o l’altra parte.

Il conflitto yemenita in una mappa di TrtWorld, aggiornata al 2021

Province sotto il pieno controllo governativo

Il governo yemenita, ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale, ha il pieno controllo del governatorato di Hadramawt. Situato a est, è il più esteso dal punto di vista territoriale ed è sede di diverse città importanti. Ospita due aeroporti internazionali, Seiyun e Al Rayyan, ed è un territorio ricco di petrolio.

Sotto il controllo governativo è anche Mahra, il secondo governatorato per estensione, situato nell’estremo oriente del paese, al confine con l’Oman. In questa regione sono dispiegate anche le forze saudite.

Dopo gli sviluppi di questi ultimi giorni, il governo controlla inoltre l’intera area di Shabwa, in cui è situato l’impianto di liquefazione del gas di Balhaf che, prima dell’interruzione delle sue attività, rappresentava una delle risorse economiche più importanti del Paese. La centrale è stata occupata dagli Emirati nel 2016, e si trova ancora bloccata, nonostante le richieste di sgombero. La rimessa in funzione del sito, infatti, potrebbe essere d’aiuto per risollevare l’economia del paese ormai al collasso.

Province sotto controllo prevalentemente governativo

Si tratta di regioni controllate dal governo, in cui sono presenti zone sotto controllo Houthi. Di queste fa parte il governatorato di Ma’rib. L’omonimo capoluogo della regione, situato a 170 km a est di Sana’a, costituisce una delle roccaforti più importanti: oltre a essere sede del Ministero della Difesa, si trova in una zona ricca di petrolio e ospita un giacimento di gas che prima della guerra riforniva la maggior parte delle province.

Dall’inizio di febbraio 2021, gli Houthi hanno intensificato i loro attacchi per impadronirsi della regione. Negli ultimi mesi, sono riusciti ad avanzare e conquistare diversi distretti, tra cui Abdiya, Rahba e Mahlia, fino ad arrivare in prossimità del capoluogo, in cui gli scontri sono ancora in corso.

A sud, le forze governative controllano la maggior parte del governatorato di Lahij e quello di al-Dali, mentre gli Houthi continuano a esercitare la loro influenza in alcune aree interne. Gli scontri in queste regioni si trovano in uno stato di stallo: le battaglie sono frequenti, ma nessuna delle due fazioni avanza.

Nella regione di Taiz a sud-ovest, il governo mantiene l’omonimo capoluogo, Taiz, la città più popolosa dello Yemen, mentre gli Houthi la città di Al-Hawban, più a est, dove sono presenti attività industriali che rendono al gruppo circa il 70 percento delle entrate complessive della provincia.

Province sotto il controllo degli Houthi

Da parte loro, gli Houthi controllano diversi governatorati del nord: Raymah, Al Mahwit, Amran e soprattutto la capitale del paese, Sana’a, presa dai militanti del gruppo nel settembre 2014. Già sede delle istituzioni statali, Sana’a è anche centro principale delle telecomunicazioni e ospita molte aziende e fabbriche che portano entrate significative. Sotto controllo Houthi sono anche l’intero governatorato di Dhamar (centro), è quello di Ibb, a sud-ovest.

Province sotto il controllo prevalente degli Houthi

Tra questi si annovera la strategica costa di Hodeidah nella parte occidentale del Paese, in cui è situato il porto più importante dello Yemen, attraverso il quale passano la maggior parte delle importazioni e degli aiuti umanitari. Le forze governative controllano alcuni distretti di questa regione.

Al largo di Hodeidah, il 2 gennaio gli Houthi hanno sequestrato la nave mercantile Rawabi, battente bandiera emiratina, sostenendo che avesse violato le acque territoriali. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite ne ha chiesto l’immediato rilascio.

Gli Houthi tengono sotto controllo la maggior parte dei distretti dei governatorati di Al-Jawf (situato a nord-est, al confine con l’Arabia Saudita), Hajjah e Saada (a nord-ovest) e Al-Bayda (al centro) mentre il governo ne controlla alcune aree interne.

Aree sotto l’influenza del Consiglio di Transizione del Sud

A  partire dall’agosto 2019, in seguito a una serie di scontri con le forze governative, il Consiglio di Transizione del Sud, istituito nel 2017 e sostenuto dagli Emirati arabi uniti, controlla l’intero governatorato di Aden (nel sud), la capitale temporanea del paese. Si tratta del secondo governatorato più importante dopo Sana’a, poiché prima della guerra veniva descritto come la capitale economica e commerciale dello Yemen.

Il Consiglio – che chiede la separazione dello Yemen meridionale dal settentrione – controlla dal giugno 2020 anche l’arcipelago di Socotra, situato a sud-est del paese, nell’Oceano Indiano. Inoltre condivide con il governo il governatorato di Abyan, ma detiene il controllo del suo capoluogo Zanzibar. Il Consiglio di transizione ha anche una presenza militare nei governatorati di Al-Dali’ e Lahij.

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Fino alla fine del 2021, secondo le Nazioni unite, il conflitto in Yemen ha provocato la morte di 377.000 persone. La guerra è costata all’economia del Paese 126 miliardi di dollari e ha causato una delle peggiori crisi umanitarie ed economiche del mondo, con la maggior parte della popolazione (30 milioni di abitanti) dipendente dagli aiuti umanitari.

Fonti: Anadolu, Al Jazeera, Al-Akhbar




Fonte: Ilmanifesto.it