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Mentre il sindaco Lepore chiede alle/gli occupanti di uscire, l’autogestione dell’immobile prosegue e LUnA elenca una serie di materiali utili che si possono portare in via Capo di Lucca 22. Lo Sportello per il diritto all’abitare di Adl Cobas: “L’occupazione un gesto non ideologico e fine a sè stesso, ma ben piantato nella realtà”.

07 Ottobre 2022 – 09:42

Di fronte all’occupazione di via Capo di Lucca 22, attuata da LUnA – Laboratorio universitario d’autogestione, il sindaco Matteo Lepore ha commentato: “Sgombero in via Capo di Lucca? Prima di tutto noi chiediamo alle persone di uscire, poi si vedrà. Ci occuperemo dell’occupazione con lo stesso metodo con cui abbiamo affrontato tutte le altre. Questo non significa che il tema della casa non sia assolutamente all’ordine del giorno per noi, su questo la vicesindaca Emily Clancy sta lavorando bene e in modo importante”. E invece l’occupazione di Casa vacante prosegue: “Per continuare a progettare, cospirare e accogliere, ma soprattutto prontə a dialogare e a ricercare insieme nuove prospettive abitative”, scrive LUnA, pubblicando anche una lista di materiali utili che si possono portare in via Capo di Lucca per supportare le/gli occupanti. Ovvero: materiali utili per igenizzare e attrezzi per pulire (prodotti per la casa e saponi, scope, aspirapolvere etc); mobilio di qualsiasi tipo (tavoli, secchi per la spazzatura, mobiletti, armadi, sedie, materassi, lampade); cose per dormire (sacchi a pelo, coperte, materassini, cuscini, asciugamani, stracci); materiali di cartoleria (pennarelli, quaderni, forbici); materiali e attrezzi per elettronica, carpenteria, falegnameria (compresi chiodi, martelli, viti, tasselli etc); materiali per giardinaggio ed esterno; materiali per pittura; per i generi di prima necessità “sarebbe meglio non cibi freschi, non abbiamo frigo o cucina”.

Supporta l’occupazione lo Sportello per il diritto all’abitare di Adl Cobas: “Un gesto non ideologico e fine a se stesso, ma ben piantato nella realtà. Non un atto di guerra -se non a speculatori e palazzinari- ma un gesto dirompente, radicale e necessario. Durante questi anni di attività, ci siamo rapportati con svariati casi di disagio abitativo. Persone che non trovano casa, che la perdono, che vivono in scantinati a prezzi inaccessibili oppure in luoghi che definire ameni è un complimento. Allo stesso tempo, ci siamo confrontati e abbiamo dialogato con le istituzioni, ricercando la soluzione migliore per singoli casi e facendo ragionamenti più ampi. Riteniamo sia questa la strada da percorrere, in sinergia con quanti più agenti possibili. Non è più tempo di alzare muri, ma di risolvere problemi ed aprire porte. L’espulsione dalla città di Bologna è un fatto reale, che coinvolge le nostre vite e ci costringe a rinunce”. Quanto avvenuto in via Capo di Lucca “vuole essere in primis la risoluzione di una esigenza concreta per tutti e tutte quelle che in Casa vacante troveranno un approdo sicuro e accogliente”, aggiungono le/gli attiviste/i di Adl Cobas: l’atto politico compiuto due giorni fa “vuole essere la rivendicazione di un reddito pieno, slegato dai costi insostenibili degli affitti, e del diritto di rimanere a vivere, e sognare, in questa città. Un gesto di forza contrario alla turistificazione selvaggia che caratterizza la città stessa, alla quale non ci arrenderemo per nessun motivo. Sulla base di ciò, evidenziamo come le misure prese per il futuro non serviranno a niente se, nel breve periodo, la città avrà già perso il suo animo”.

A partire dalla nuova occupazione “lanciamo un appello a tutti i soggetti interessati alla questione: proprietari solidali, associazioni del terzo settore preposti alla cura della persona, istituzioni di ogni genere, per trovare insieme soluzioni innovative, condivise, ibride. E’ necessario trovare strumenti vincolanti che incidano realmente sul mercato e su chi specula con la nostra vita. Stop affitti a breve termine, stop a prezzi esagerati, controlli sullo stato manutentivo degli immobili e maggiori risorse ai servizi sociali territoriali. Come Sportello per il diritto all’abitare di Adl Cobas, ci mettiamo a disposizione di questa esperienza, fiduciosi delle potenzialità insite e nel fatto che potrebbe rivelarsi uno spazio virtuoso: di incontri, di costruzione, di alternativa, ma soprattutto di collaborazione – anche dialettica e non lineare- per trovare insieme dei punti di caduta radicali e realmente soddisfacenti delle necessità della più grande fetta di popolazione”.




Fonte: Zic.it