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Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un insegnante di sostegno, che racconta la propria esperienza e si chiede: “È possibile che della scuola ci si interessi solo quando bisogna decidere se tenerle aperte? Una visione progettuale non imporrebbe mettere più fondi per un sistema di supplenze a scuola e di tracciamento fuori minimamente decenti?”.

11 Gennaio 2022 – 15:21

di Tomás Méndez

Se la scuola diventa una priorità solo grazie al Covid

Entrate con me in una scuola e proviamo a capire.

Sono un insegnante di scuola, non importa di quale ordine o grado. Non importa neanche di quale scuola nello specifico, in questo periodo più che mai siamo tutti nella stessa barca. Da giorni si dibatte se chiuderle o tenerle aperte e, come spesso succede in ambito educativo (secondo solo a quello calcistico) chiunque si sente autorizzato a dire ciò che pensa.

Ma cosa vuol dire aprire lunedi la scuola? Proviamo a capirlo.

Sono un insegnante di sostegno. Entro in classe. Trovo un nuovo collega che dovrà fare supplenza alla classe senza conoscere neanche un alunno. Domani sicuramente non ci sarà, perché aveva solo quattro ore da recuperare (per le sostituzioni si chiede a tutto il personale chi si rende disponibile ad effettuare ore extra o a recuperare ore non fatte per assenze precedenti).

Così infatti funzionano le sostituzioni a scuola, create ad hoc per non dover pagare altri insegnanti supplenti vista la mancanza di fondi dopo anni di tagli con l’accetta. Da un lato, richiamano alla responsabilità i docenti in servizio, chiedendo loro di recuperare ore su classi o alunni con disabilità che non conoscono e con i quali non potranno fare altro che “tappare buchi” con tutti i rischi comportamentali ed educativi ad esso connessi; dall’altro, con innumerevoli convocazioni di supplenti (ai quali oltre ad una “laurea qualunque” non viene chiesto niente) per sostituzioni se va bene settimanali ma spesso anche giornaliere. Lascio a voi il calcolo del rischio di avere in classe figure impreparate, pronte a lasciare cicatrici relazionali a volte indelebili su chi avranno di fronte.

Non faccio a tempo a presentarmi che già mi chiede, preoccupato, se deve attivare la Didattica a distanza integrata, ovvero fare lezione in classe mentre, contemporaneamente, seguono gli alunni in quarantena connessi da casa. Gli dico che ancora non ci sono richieste da parte dei genitori e che ne parleremo nel pomeriggio, durante la riunione di programmazione con gli altri docenti. Spendere tutte e due le ore solo su mere questioni tecnico amministrative derubandole di fatto a temi quali didattica, relazione, socialità non mi piace per niente, ma è sempre più frequente. Lui mi
ricorda che sarà in classe solo quel giorno, quindi se ne riparlerà con il prossimo supplente o con i docenti di ritorno dalla quarantena.

Vabbè, tiriamo un respiro e prepariamoci ad accogliere gli alunni. L’alunno che seguo non può portare la mascherina perché la sua disabilità non glielo permette: proverò a non togliere mai la mia FFP2, nonostante si appannino gli occhiali e sia molto difficile farsi capire senza il labiale. Mi preparo a riceverlo. Nel frattempo arriva un’altra collega di sostegno che dovrà sostituire la titolare assente su un bambino con crisi comportamentali. La mattinata si prospetta interessante.

I bambini entrano in classe. Sono assenti in tre. Sono a casa per Covid o in settimana bianca? Non lo sappiamo e rimandiamo il pomeriggio per provare a scoprirlo. Nel frattempo incrociamo le dita, sperando che siano tutti a sciare e non ammalati (in questo caso avrebbero potuto contagiare compagni in questo momento in classe, meglio non pensarci per non cadere nello sconforto…).

Il bambino con la docente di sostegno sostituta si rifiuta di entrare in classe senza la sua maestra. Proviamo a rassicurarlo e convincerlo ma oltre a non smuoversi si innervosisce e scappa in corridoio per uscire da scuola… se il buongiorno si vede dal mattino!

La mattinata trascorre tra alti e bassi. Da mezzogiorno, quasi ogni ora c’è un nuovo insegnante che arriva ed un altro che se ne va, la maggior parte delle volte i bambini non sanno neanche come si chiamano. Gli alunni più fragili sono i più disorientati, ma con pazienza e tanta flessibilità riusciamo a portare a termine la giornata.

Arriviamo alla riunione di programmazione. Chiediamo se la nostra classe entra in quarantena avendo tre bambini assenti, ma la referente delle sostituzioni alza le spalle sconsolata. Già da tre mesi gioca a tetris con i docenti per riempire ogni buco possibile. Se non ci fossero state le vacanze di Natale avrebbe avuto probabilmente un esaurimento nervoso. Non si hanno notizie dall’Asl, la quale, esattamente come in tutto il periodo autunnale (anzi, ancora di più adesso) è talmente satura di richieste che, se va bene, sapremo qualcosa mercoledì. E i compagni che la settimana scorsa avevano avuto contatti con i compagni assenti? Saranno stati contagiati? Verranno a scuola con le mascherine FFP2 o con le chirurgiche? Non possiamo saperlo, le uniche mascherine che abbiamo a scuola sembrano più pannolini che altro, quasi a dirci che abbiamo una faccia di… lasciamo stare.

Insomma, almeno due giorni in cui ci sentiremo carne da macello. Il mio collega di sostegno che segue un bambino dispensato dall’uso della mascherina e che nelle crisi calcia e sputa non sa come comportarsi…

Ecco, questo vuol dire tenere la scuola aperta.

La domanda, allora, sorge spontanea.

A quale costo vogliamo tenere la scuola aperta ad ogni costo? Dove finisce la qualità della didattica in una situazione di questo tipo?

E ancora: è possibile che della scuola ci si interessi solo quando bisogna decidere se tenerla aperta o meno? Una visione progettuale non imporrebbe di mettere più fondi per un sistema di supplenze a scuola e di tracciamento fuori che sia minimamente decente? Va bene, non voglio essere il solito sognatore. Ma dare alle scuole solo mascherine FFP2, ad esempio, come viene fatto in ogni Consiglio dei ministri, non era possibile? Nel 2020 era un’emergenza, dopo due anni non abbiamo più scuse.

Chiarendo che alcune migliorie nella gestione della scuola vi sono e non sono in discussione (una su tutte, nel 2021 per la prima volta da anni tutte le cattedre scoperte sono state assegnate fin dal primo giorno di apertura a settembre), non si può restare in silenzio di fronte ad un dibattito su chiusure e aperture evidentemente strumentale e ipocrita. A questo punto solo una considerazione riaffiora nella mente di chi a scuola deve andarci, non in sicurezza e senza nessun tipo di possibilità di garantire la qualità della didattica: la scuola è il vessillo in cui l’orgoglio del Governo, che da sempre si è definito “dei migliori”, sembra aver trovato la sua più importante cartina di tornasole. A farne le spese sarà la comunità. Ma loro potranno sempre dire nei dibattiti Tv la scuola è stata la nostra priorità e infatti l’abbiamo tenuta sempre aperta.




Fonte: Zic.it