Marzo 17, 2022
Da Il Manifesto
98 visualizzazioni

Il dormiveglia come stato creativo, fragile, eppure potente nello spalancare finestre sulla memoria e sul desiderio, sulla libertà e la riorganizzazione sentimentale dei ricordi. 60 minuti, un assolo fischiettato dal vivo da cima a fondo, un flusso sonoro a tratti giocato sulla respirazione circolare, che si intreccia con le onde molteplici della danza. È Somnole di e con Boris Charmatz, assolo nato a Bruxelles nel periodo del primo lockdown, messo a fuoco lentamente nel tempo. In scena per Fog 2022 alla Triennale Milano, Somnole sorprende e cattura per il moto continuo di cui la danza e il fischiettare si nutrono.

Charmatz, in gonna a pieghe cosparsa di disegni astrali e a torso nudo, esplora, spesso a occhi chiusi, il mondo interiore della caduta nel sonno. Il suo fischio ora è un sibilo, ora un tremito, una citazione, un urlo. Ci si diverte ad acchiappare i frammenti musicali del tour de force di Charmatz: scivola tra Bach e il Summertime di Gershwin, le Nozze di Figaro di Mozart e le colonne sonore di Morricone per chiudere con l’ipnotico Lascia che io pianga dal Rinaldo di Haendel in un tutt’uno mai scontato con la danza. Sapiente il gioco di luci sulla scena e sul corpo, un pezzo che attrae a sé il pubblico in un respiro condiviso.




Fonte: Ilmanifesto.it