Luglio 20, 2022
Da Umanita Nova
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Il governo aggira il tetto al debito pubblico per finanziare le missioni militari all’estero

È stata trasmessa alle Camere la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata il 15 giugno 2022, che impegna lo Stato italiano a partecipare alle missioni di guerra nel mondo nel corso del 2022. Una parte consistente del finanziamento per le missioni, oltre 410 milioni, saranno tratti da obbligazioni esigibili nel 2023. In altre parole, il finanziamento previsto dalla legge di Bilancio in vigore non è sufficiente, e Draghi fa più debito. Il ricorso ad “obbligazioni esigibili nel 2023” permette al governo di aggirare il tetto di bilancio, ricorrendo a quelle che si chiamano “operazioni per cassa”, cioè operazioni che si devono chiudere entro l’anno. Si tratta evidentemente di un trucco, perché nel 2023 non ci saranno i soldi che mancano oggi, e il governo in carica non potrà far altro che rinnovare le obbligazioni o sperare in un clima politico meno teso che permetta di portare il tutto in bilancio.

I soldi che non ci sono per il reddito delle classi sfruttate si trovano subito per i giochi di ruolo dei vagabondi in divisa, ma si sa la NATO chiama e anche Mattarella obbedisce!

Fra le missioni previste per l’anno in corso, ben quaranta rappresentano la prosecuzione di quelle già approvate nel 2021, tre sono quelle nuove di pacca: Qatar, Mozambico ed Europa orientale.

Le missioni in cui il Governo ha impegnato le Forze Armate italiane si caratterizzano per un sostegno a regimi autoritari, dispotici e criminali, come dimostra lo spiegamento nel Golfo Persico a sostegno degli Emirati, la presenza in Libia a sostegno dei torturatori delle persone migranti, e in Egitto a sostegno degli assassini di Giulio Regeni. Inoltre un peso crescente ha la partecipazione all’escalation della NATO in Europa orientale con 1.150 militari italiani con 380 mezzi in Bulgaria e Ungheria, che si aggiungono alle forze già presenti in Lettonia e Romania e alla partecipazione ai dispositivi navali della NATO e dell’Unione Europea nel Mediterraneo. Particolare importanza
assume la protezione delle compagnie petrolifere nazionali nella loro azione di devastazione e saccheggio in Libia, nel Golfo di Guinea e non solo, compagnie citate espressamente e ripetutamente nel documento del Governo.

La preparazione della guerra si basa su una guerra crescente contro i ceti popolari e le classi sfruttate: mentre aumentano in modo esponenziale le spese militari e quelle per le missioni, il Governo impone tetti ridicoli agli aumenti contrattuali e vuole tagliare ancora reddito di cittadinanza e pensioni. I limiti al debito vengono mantenuti con continui tagli ai servizi sociali, alla scuola, alla sanità, all’assistenza. Tutto ciò provoca miseria crescente e aumento delle differenze sociali: la “coesione sociale” diviene sempre più una questione di ordine pubblico.

L’impegno bellico delle Stato italiano all’estero si traduce in una militarizzazione dei territori, come dimostra la vicenda del ComFoSE (Comando Forze Speciali dell’Esercito) e della base prevista a Coltano.

Fermiamo il militarismo, fermiamo la marcia verso la guerra!

Partecipiamo alla lotta contro la nuova base di Coltano, sosteniamo il Movimento No Base!

Prepariamo lo sciopero generale internazionale contro la guerra!

Nessuna base, nessuna missione per nessuna guerra!

Coordinamento cittadino per il ritiro delle missioni militari all’estero – Livorno




Fonte: Umanitanova.org