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L’Unione inquilini spiega che l’atto si basa sul fatto che la normativa impone al primo cittadino “la tutela della salute dei cittadini, in questo caso minacciata dalla perdita dell’abitazione senza alternativa”.

31 Maggio 2022 – 15:00

L’Unione inquilini segnala di essere riuscita a rinviare, ieri mattina, “l’esecuzione della sfratto con forza pubblica di una cittadina con problemi di salute mentale. È stata consegnata dai militanti dell’Unione inquilini Bologna all’ufficiale giudiziario la diffida che abbiamo intrapreso nei confronti del sindaco Lepore che richiama alle sue responsabilità nei confronti della salute dei suoi cittadini, l’ufficiale si è subito fermato ed ha rinviato lo sfratto. Ricordiamo che tramite la Legge n. 833 del 23 dicembre 1978, si impone al sindaco la tutela della salute dei cittadini, in questo caso minacciata dalla perdita dell’abitazione senza alternativa; ribadendo di rispettare l’art. 11 (diritto alla casa) e l’art. 12 (diritto alla salute) del Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali (Pidesc), ratificata dall’Italia con la Legge n. 881 del 25 ottobre 1977; articoli 14 e 15 della Convenzione per l’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne, ratificata dall’Italia con la Legge n. 132 del 14 marzo 1985. I commenti generali n. 4 e n. 7 del Comitato Onu stabiliscono che lo sfratto forzoso è incompatibile con l’art. 11 Pidesc. Nel caso in cui lo sfratto sia inevitabile, gli Stati devono rispettare precise modalità per non violare nessun diritto umano di tutte le persone coinvolte, senza nessuna distinzione, nemmeno di cittadinanza o meno, di titolo legale di uso o mancanza di titolo: deve essere effettuata una tempestiva comunicazione preventiva, stabilito il dialogo tra le parti per concordare soluzioni rispettose di tutti i diritti umani di tutte le persone coinvolte, trovata preventivamente una rilocazione adeguata, sicura, dignitosa e accessibile”.

Tali obbligazioni legali, “come ricordato dal Rapporto della Relatrice speciale Onu alla 40a e 43a sessione del Consiglio dei Diritti umani all’Assemblea generale Onu, impongono a tutte le istituzioni, incluso alle autorità locali, non solo all’autorità nazionale- continua l’Unione inquilini- l’obbligo di proteggere tale diritto con azioni e politiche adeguate. Gli ufficiali giudiziari e le stesse autorità di polizia, prima di effettuare l’esecuzione, hanno pertanto l’obbligo di verificare e non possono intervenire se tali obbligazioni legali non sono state rispettate. Questo rispetto è ancora più necessario stante la situazione di pandemia da Covid-19, non superata, dato che numerosi studi hanno dimostrato la gravissima incidenza degli sfratti sull’aumento della contagiosità e della mortalità”.

Si tratta di una “vicenda che continueremo a seguire per trovare la soluzione abitativa per la cittadina in questione lavorando con i servizi sociali totalmente assenti in questo come altri casi e ad applicare la diffida nei confronti del sindaco ogni qualvolta sia necessaria”, scrive l’Unione inquilini.




Fonte: Zic.it