Giugno 29, 2022
Da La Valle Refrattaria
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Riprendiamo con questo scritto l’approfondimento e le riflessioni legate alla presenza di casi di peste suina africana che sono state trattate in questo articolo lo scorso 10 febbraio https://lavallerefrattaria.noblogs.org/post/2022/02/10/lockdown-alla-natura/ .

Dai primi casi riscontrati in gennaio tra Liguria e Piemonte, che hanno immediatamente fatto scattare misure emergenziali e quindi restrittive (il legame anche alla luce della situazione pandemica è ormai assodato), si è giunti lo scorso 5 maggio al ritrovamento di un giovane cinghiale morto e infetto nella zona nord della città di Roma, in provincia di Rieti.

La presenza di questi suidi a Roma e nel Lazio è balzata alle cronache nazionali già negli scorsi mesi con alcuni video che li ritraevano scorrazzanti in aree urbane e liberi di grufolare tra i rifiuti più o meno abbandonati, che se da un lato può far piacere vedere la natura che si riprende i suoi spazi dall’altro è fonte di preoccupazione perché è noto che il virus della psa è presente negli scarti o nei residui di carne anche cotta.

Per i casi laziali, che nel frattempo paiono essere fermi, sono state adottate le stesse misure dei casi liguri, fatte di restrizioni, zone interdette (allargate anche all’Abruzzo) e divieti e la soppressione indiscriminata di suini, chiaramente non quelli degli allevamenti intensivi ma di quelli famigliari che nelle zone periferiche e montane spesso rappresentano una fonte di integrazione al reddito e di riciclo degli scarti alimentari.

L’istituzione di zone infette con accesso all’uomo limitato pare essere la soluzione delle autorità che in sfregio a qualsiasi buonsenso, ma sappiamo quanto queste scelte siano funzionali ad un lento processo di soggiogazione, agiscono col tipico atteggiamento di coloro che, incapaci di trovare una soluzione alla causa preferiscono folli idee per tamponare le conseguenze.

La spada di Damocle rappresentata dalla peste suina africana pende sopra le nostre teste e sopra le nostre libertà, l’inazione oggi pare assurda e non è assurdo pensare allo scoppio del bubbone proprio al termine della stagione estiva, salvando così le vacanze degli italiani, e a ridosso dell’inizio della stagione venatoria, con la massima felicità degli anticaccia che oltre a soluzioni strampalate come la sterilizzazione dei cinghiali tacciono sul tema.

La normativa comunitaria, nel caso di presenza di focolai prevede la sospensione della caccia nelle aree infette, sia per il paventato maggior rischio di diffusione della malattia attraverso le movimentazioni degli animali selvatici spaventati dall’attività venatoria che per mezzo del trasporto del virus mediante mezzi di trasporto, attrezzi, indumenti, scarpe.

L’inazione può essere rischiosa, tacere e non far nulla è pericolosissimo, questa pandemia per sua natura non può essere eradicata, dove c’è è endemica, e il silenzio avvalora il processo di normalizzazione della situazione di emergenza che è già in corso.

È importante opporsi a queste restrizioni assurde e volute ed è altrettanto importante opporsi alla difesa di un comparto produttivo, quello dell’allevamento e della trasformazione della carne suina, che oltre a rappresentare un sistema dannoso per l’ambiente (un esempio, le deiezioni liquide dei suini sono causa di inquinamento delle falde nelle aree ad alta concentrazione degli allevamenti) è innaturale per gli animali stessi, costretti a trascorrere tutta la vita in spazi angusti, sporchi e sovraffollati.

Opporsi per non ritrovarci costretti come maiali rinchiusi negli spazi sempre più stretti previsti dal benessere dell’animale, in questo caso umano, soggiogato al profitto di quegli allevamenti e legiferato da chi ci vorrebbe sempre più ingabbiati e obbedienti tra casa e lavoro.

Pernice Nera

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Fonte: Lavallerefrattaria.noblogs.org