Aprile 6, 2021
Da Radio Blackout
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Il 30 Marzo sono stati arrestati la dirigente generale del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) Maria Letizia Di Liberti e altre tre persone del suo enturage.
L’accusa è quella di aver alterato i dati dei positivi e dei deceduti da Covid-19, “spalmandoli” su periodi di tempo più lunghi per evitare eventuali restrizioni alla Sicilia. In questa vicenda è stato coinvolto Ruggero Razza, ormai ex assessore regionale alla sanità e uomo di fiducia del presidente della Regione, nonché Commissario Straordinario per la gestione dell’Emergenza, Nello Musumeci.
Questa vicenda è solo la punta di un gigantesco iceberg. La gestione della sanità in Sicilia dimostra che la salute di chi ci abita non è una priorità per chi antepone il profitto di pochi alla vita di tutti.
La gestione della pandemia in Sicilia è stata improntata a continuare nella politica di tagli agli ospedali regionali a favore di quelli privati.
Quanto accaduto ricorda in parte la situazione della Sardegna all’indomani dell’estate 2020. A seguito di una serie di inchieste giudiziarie, venne dimostrato come gli interessi tra istituzioni locali sarde e imprese turistiche avessero mantenuto attivi i flussi di vacanzieri, anche a costo della vita degli abitanti dell’isola. Ma, anche, la vicenda che vede coinvolto l’ex premier Giuseppe Conte, in questi giorni ascoltato dalla Procura di Bergamo perché, nonostante fosse a conoscenza dei focolai a Nembro e Alzano già tra la fine di febbraio e i primi di marzo 2020, evitò di istituire la zona rossa.
L’arrivo della pandemia ha impaurito l’amministrazione regionale siciliana e tutti i suoi alleati, politici ed economici.
Il gioco fatto da Di Liberti e da Razza è servito a modificare, nascondere, modellare, spalmare per proteggere gli investimenti economici.
L’attuale amministrazione regionale siciliana, fin dal suo insediamento, ha puntato su diversi settori economici fondamentali: petrolio, distribuzione organizzata, turismo e agroalimentare.
Attraverso le Zone Economiche Speciali (ZES) e con il supporto di Confindustria, Confcommercio, Compagnia delle Opere etc e imprese straniere (maltesi, arabe, russe, algerine e cinesi), il governo regionale ha fatto una campagna mediatica che alludesse ad un risollevamento economico della Sicilia, mentre le persone, le infrastrutture, il territorio venivano messe in vendita.
Con la pandemia questo castello di carte fatto di vetrine mediatiche e svendite è crollato.
A livello regionale e nazionale si è passati dai bollettini di guerra dei mesi di marzo-maggio dello scorso anno, all’attacco degli assembramenti come simboli del male, senza dimenticare la consueta campagna contro i migranti durante l’estate. Campagna che si è articolata nelle navi quarantena, sino al sostegno dei comitati anti-migranti. In primis quello di Porto Empedocle per salvare il turismo cittadino o, in tempi più recenti, quello di Cassibile contro i braccianti migranti. Il cerchio si chiude con la narrazione distorta delle lotte dei reclusi nei CPR e negli hotspot della Sicilia Occidentale e Meridionale, come Siculiana e Pozzallo.
In ambito sanitario, il governo regionale ha cercato di rattoppare un sistema aziendalizzato da un trentennio; allo stesso tempo ha cercato di mantenere buoni rapporti con la sanità privata.
La gestione caotica e fallimentare delle misure di lockdown, delle zone a colori e delle maggiori restrizioni in caso di superamento di una certa soglia di positivi, ha avuto due effetti collaterali.
Da una parte, è aumentata la paura di una parte della popolazione; dall’altra, l’insieme di indicazioni spesso inesatte e/o contraddittorie ha portato ad una gran confusione sulle indicazioni sanitarie da seguire provocando una noncuranza verso determinate misure preventive, raggiungendo in certi casi manifestazioni di negazionismo sulla pandemia in corso.
Per far fronte a questa situazione, le istituzioni ha fatto leva su una narrazione bellica della pandemia, cui si sono sommati il coprifuoco e una sostanziale carta bianca data alle forze di polizia e forze armate per agire indisturbate.
I flebili risultati ottenuti da questi “contenimenti”, uniti alle misure e dichiarazioni contraddittorie, hanno portato le aziende a difendere ancor più i propri profitti.
Nonostante gli scioperi dei lavoratori e delle lavoratrici per la mancanza di misure di prevenzione e strumenti di protezione, le imprese hanno tirato dritto, in nome della difesa dell’economia nazionale.
Non per caso le misure di contenimento si sono abbattute sui centri abitativi, escludendo le zone commerciali perché economicamente vitali e strategiche per il territorio. La salute di chi ci lavora è passata in secondo piano, è divenuta inessenziale.
Ne abbiamo parlato con Claudio, un compagno di Catania

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Fonte: Radioblackout.org