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Manifestazione promossa dai Cobas nel primo giorno di lezioni: “Il green-pass gioca un ruolo chiave nel nascondere i reali problemi che funestano questo inizio di anno scolastico”. Le insegnanti dell’Ic5 volantinano ai genitori: “Sul tempo pieno non vogliamo darci per vinte”. In Comune l’Sgb proclama lo stato d’agitazione del personale di nidi e scuole dell’infanzia.

13 Settembre 2021 – 19:47

Oggi, primo giorno di lezioni in Emilia-Romagna, si è svolto un presidio davanti all’Ufficio scolastico di via de’ Castagnoli “per sostenere con forza le misure di cui ha bisogno il rilancio della scuola pubblica: la riduzione del numero di alunni per classe; l’assunzione dei precari e delle precarie per coprire le carenze di organico; l’assegnazione degli organici per il funzionamento regolare delle scuole serali; l’accoglimento delle richieste di ampliamento del tempo pieno; il reperimento di spazi adeguati; il rifiuto totale e assoluto della Dad; il rifiuto del green-pass; l’istituzione di presidi sanitari nelle scuole, che svolgano anche funzione di tracciamento e monitoraggio; la predisposizione, nell’ambito di questa opera di tracciamento, di tamponi rapidi gratuiti per tutta popolazione scolastica”. La manifestazione è stata promossa dai Cobas scuola: “Inizia il nuovo anno scolastico, questa volta sotto l’insegna del green-pass; questa misura del Governo che per quanto riguarda la scuola assume aspetti particolarmente illogici e sembra manifestare una sorta di punitiva volontà di rivalsa nei confronti di una categoria che si è vaccinata oltre il 90%. Sosteniamo che il green-pass svolge un’opera di distrattore, che fa seguito alla campagna propagandistica sulla scuola estiva, e gioca un ruolo chiave nel nascondere i reali problemi che, anche nella nostra regione, funestano questo inizio di anno scolastico a causa di ciò che la politica non ha voluto fare. Gli organici non sono stati adeguati alle necessità: ci troviamo con un numero di classi complessivo addirittura diminuito rispetto allo scorso anno con un conseguente aumento del numero di studenti per classe (alla faccia dell’abolizione delle classi pollaio). Le risorse previste per il cosiddetto organico Covid sono notevolmente ridotte e limitate a contratti che scadranno il 31 dicembre 2021 rendendo di fatto impossibile quello sdoppiamento delle classi che lo scorso anno aveva consentito di rispettare le norme sul distanziamento, almeno in alcune situazioni. Tutte quelle classi sono state tagliate in organico di diritto e non è stato possibile ripristinarle in organico di fatto né sarà possibile farlo con l’arrivo dell’organico covid. Tutto ciò è possibile anche grazie alla scomparsa dei vincoli di distanziamento, derubricati a mera raccomandazione, per risparmiare sugli spazi e sugli organici”.

Il ministro Bianchi “millanta un impegno straordinario a favore delle singole scuole con emergenza classi pollaio- continuano i Cobas- ma ciò si tradurrà, nella migliore delle ipotesi, in qualche risorsa aggiuntiva assegnata a giochi fatti, con la formazione delle classi già ultimata; si tratterà di risorse finalizzate ad estemporanei e limitati interventi-cerotto per mitigare lo scempio che continua a protrarsi anche dopo due anni di scuola a distanza. Ma per il ministro Bianchi e per l’intero Governo, bisogna ricordarlo, 27 alunni per classe vanno comunque bene, rappresentano la norma e non pongono nessun problema educativo, vengono infatti definite classi pollaio solo quelle con 30 e passa studenti! Nessuna forza politica di governo infatti ha pensato che sarebbe stato il momento buono per prendere di petto il problema, facendosi promotrice di un intervento legislativo che ridefinisse i parametri sul numero massimo di studenti per classe e ponesse fine allo scempio della Legge Gelmini-Tremonti del 2008 che ne ha imposto l’innalzamento! A ciò si aggiunge la gravissima e disarmante situazione dei corsi serali. L’impossibilità di assicurare l’inizio regolare delle lezioni a tutti gli studenti iscritti ai corsi serali per carenze di organico rappresenta uno schiaffo alla scuola intera e alla sua funzione sociale, tanto più nel periodo che attraversiamo: un livello di inettitudine politica e amministrativa che rasenta l’impensabile. Quasi ci vergogniamo a dover chiedere oggi un intervento immediato straordinario sugli organici dei serali (e non certo utilizzando l’organico covid al 31 dicembre!) per garantire il mero diritto ad andare a scuola alle e agli studenti adulti regolarmente iscritti. Sul fronte precariato come previsto le assunzioni hanno rappresentato una goccia nel mare: si prevedono ancora oltre 150.000 posti assegnati a supplenza annuale lasciando sostanzialmente inalterato il problema del precariato. Le richieste di Tempo Pieno delle scuole e delle famiglie continuano a rimanere in gran parte disattese e rifiutate. Inoltre nella scuola primaria assistiamo all’endemica difficoltà nel reperire supplenti. Com’è possibile che la facoltà di Scienze della Formazione Primaria sia a numero chiuso, quando il numero di insegnanti è così scarso?”.

Intanto, continua il comunicato del sindacato, “si assiste all’ennesima farsa generata dal nuovo ‘algoritmo’ che ha già presentato problemi ed è stato ‘riavviato’ nel corso delle assegnazioni delle supplenze, generando, come prevedibile, disguidi e disparità che daranno luogo a ricorsi e revisioni delle nomine con gravi danni per tutti, a partire dagli studenti. Infine rimane critico il nodo degli spazi: non solo si è derogato alle norme sul distanziamento che imponeva il reperimento di spazi aggiuntivi, ma diverse scuole superiori non sono in grado neppure di far fronte all’aumento di iscrizioni e stanno programmando il ricorso straordinario alla Dad, cosa che peraltro non è assolutamente né prevista nè permessa dalle attuali normative e circolari. Come avevamo denunciato già lo scorso anno lo sdoganamento della Dad avrebbe comportato il rischio concretissimo di incorporarla come elemento strutturale del funzionamento delle scuole e quindi come via di fuga per far fronte a situazioni, come l’attuale mancanza di aule, che nulla hanno a che fare con l’emergenza. Come Cobas, insieme a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica, rifiutiamo di farci schiacciare su una discussione che cerca di spostare l’attenzione sulla esigua minoranza che non ha ancora ricevuto il vaccino per creare un nuovo capro espiatorio (che non sarà certo l’ultimo) su cui scaricare le responsabilità dei problemi che si verificano e si verificheranno nel corso dell’anno scolastico e in definitiva le inefficienze di chi governa. Siamo assolutamente distanti da qualsiasi posizione no-vax; non è in discussione l’importanza del vaccino nella lotta alla pandemia, ma piuttosto l’uso politico dell’emergenza per finalità diverse e per certi versi addirittura in contrasto con le misure di tutela della sicurezza nelle scuole, nelle quali il distanziamento è stato derubricato a semplice raccomandazione e continua a non essere adottata alcuna misura di tracciamento come se il virus fosse magicamente scomparso con il controllo del green-pass di una parte peraltro minoritaria di chi frequenta quotidianamente le scuole”.

Sempre oggi, poi, le insegnanti delle tre scuole primarie dell’Ic5 di Bologna (Federzoni, Acri e Grosso) hanno distribuito ai genitori, all’entrata e all’uscita, un volantino in nove lingue sul “tempo pieno che ci viene negato”. Infatti, spiega il Coordinamento insegnanti e genitori Ic5 per il tempo pieno, “nonostante le richieste di personale prodotte dal Dirigente, le ormai pluriennali richieste degli organi collegiali, gli appelli e i sit-in organizzati durante l’estate, nulla è stato concesso. Ma noi non ci rassegniamo. E lo spiegheremo ai genitori delle nostre bambine e dei nostri bambini, per continuare insieme le nostre battaglie”. Dal volantino: “La scorsa primavera il nostro Dirigente aveva chiesto gli insegnanti che mancano ma il Ministero non li ha assegnati. Allora noi insegnanti in giugno abbiamo scritto un documento e abbiamo fatto una piccola manifestazione per chiedere nuovamente l’assegnazione degli insegnanti che mancano, ma non abbiamo ugualmente avuto risultati. Ma non vogliamo darci per vinti. Nei prossimi mesi, anche con l’aiuto dei genitori, vogliamo tornare a chiedere il tempo pieno per le nostre classi, per ottenere gli insegnanti che le nostre bambine e i nostri bambini si meritano. Teniamoci in contatto e vi chiediamo di organizzare insieme le future iniziative. Buon inizio di anno scolastico a tutte e a tutti”.

Infine, l’Sgb denuncia che nei nidi e nelle scuole dell’infanzia del Comune di Bologna “impera l’improvvisazione” dopo che ieri sulla posta di tutto il personale è arrivata una lettera della dirigente dei servizi 0-6 che “delega il personale collaboratore ed educatore dei servizi all’infanzia al controllo del Green pass dei genitori, a partire da domani (oggi, ndr) dopo l’entrata in vigore del decreto ministeriale dell’11 settembre. Contemporaneamente arrivano le lettere delle pedagogiste che posticipano il controllo al giorno dopo martedì. La confusione è totale in servizi delicati che già all’apertura sono in sofferenza per riduzione di organico a seguito delle sospensioni per mancanza di certificazione verde, obbligatoria per il personale in servizio nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Secondo le disposizioni della dirigente, domattina (oggi, ndr) alle 7,30 tutto il personale collaboratore ed educatore di nidi e scuole dell’infanzia, tablet in mano, dovrebbe essere pronto ed organizzato per controllare i genitori o chiunque soggetto esterno entri nelle strutture, verificare la regolarità della certificazione e trattare dati personali e sensibili, quale ad esempio la certificazione medica in caso di esenzione dalla vaccinazione. Se il genitore senza green pass si rifiuterà di osservare il divieto d’ingresso, l’operatore dovrà essere pronto a segnalarlo al coordinatore pedagogico. Il ruolo delicato che viene svolto dal personale dei servizi, soprattutto nel periodo degli inserimenti dei bambini, che fine farà? Sgb denuncia la continua improvvisazione e disorganizzazione dell’emergenza sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori. Ora basta! Per questo proclama lo stato di agitazione per tutto il personale di nidi e scuole dell’infanzia e chiede un incontro urgente all’amministrazione”.




Fonte: Zic.it