Ottobre 5, 2021
Da Il Manifesto
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Il sogno cosmogonico della band di Tokyo ha assunto forma e sostanza. A 5 anni dalla nascita del progetto, la tastierista Fumie Kikuchi, la batterista Yuko Arak e la bassista Shoko Yoshida, cesellano un disco meritorio di attenzione. Un lavoro multiforme, dove confluiscono le identità sonore di ognuna, dall’electro di stampo ambientale al noise, passando per il death, il post punk e la psichedelia. Nel magma in questione, aggiungono stralci di musica giapponese tradizionale ed una vocalità collettiva straniante e non prevedibile. Capita infatti di ascoltarle all’unisono in lingua hawaiana in Lava Naksh dando spazio ad atmosfere della wave contemporanea, poco dopo essere stati immersi nelle linee ipnotiche alla Quintron rintracciabili in Desert Empress Part. 1. A tenere insieme il tutto è una costante ricerca di evocazioni psych che variano dai Black Angels ai mostri sacri degli ’ 60: il telaio lisergico costruito dalle nipponiche è una idea narrativa reale, ovvero le porte, citate nel titolo, attraverso cui ispirandosi a gente come Animal Collective e Cibo Matto, fanno il loro ingresso nel pianeta immaginario Kuurandia, ben raccontato in Full Moon Spree e Titiàn.




Fonte: Ilmanifesto.it