Novembre 24, 2020
Da Non Fides
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A seguito del fermo di polizia, una persona è stata rilasciata, gli altri quattro sono sotto accusa per “tentato omicidio volontario” “violenza volontaria in banda organizzata su pubblico ufficiale” “distruzione di bene pubblico in banda organizzata e partecipazione a gruppo armato” Uno di loro è inoltre accusato del delitto di avere rifiutato di sottoporsi al prelievo del DNA.

I quattro sono attualmente in detenzione preventiva (tre liberati sotto controllo giudiziario il 24 maggio).

Se le accuse altisonanti a loro rivolte(“tentato omicidio”)e la conseguente minaccia( ergastolo)non reggeranno al processo servono nel frattempo ad assicurare loro la detenzione preventiva sotto la benedizione di qualche sadico in toga.

I media della democrazia, obbedienti agli ordini, hanno fatto bene il loro gioco,il loro zelo pari solo alla loro servilità impeccabile alla violenza estrema e normalizzante, in nome della pace sociale.

Una bella soddisfazione data ai sindacati della polizia che quel giorno manifestavano, sembra essere l’obbiettivo secondario del ministro degli interni e del governo.

Un po’ di emozioni forti per il cittadino medio, un po’ di vendetta per la polizia, deterrenza per i ribelli.

E ‘alla base di questo trittico vile che la ragione di Stato si è messa all’opera contro alcuni compagni, probabilmente scelti a caso da qualche fascicoletto scadente della pseudo “ultra-sinistra”, categoria inventata dallo stato che ha già dato luogo a decine di processi, incarcerazioni, e spionaggi di ogni genere,dall’ultimo decennio ad oggi.

(ancora oggi la famosa “macchina delle espulsioni”resta a giudizio e molti compagni e compagne ancora sotto indagine)

Probabilmente lo stesso fascicolo utilizzato recentemente per emettere divieti e accuse varie con la scusa dell’emergenza sociale.

Oggi riteniamo necessario rielaborare tre posizioni importanti:

  • Come rivoluzionari, saremo sempre dalla parte di coloro che sfidano, contaminano, attaccano l’ordine e quindi anche la sua forza, in una prospettiva di emancipazione. Perché la rivoluzione non avverrà nei saloni con power-point , del folklore militante e filosofi annoiati, ma in strada, con l’odio, il fuoco e la speranza.
  • Questi compagni avrebbe potuto essere qualsiasi delle migliaia di manifestanti che si sono riversati nelle strade ridipingendola con i colori della gioia negli ultimi mesi. Potevamo essere noi, o voi, tu o io. Questa repressione è quindi un attacco contro tutti i rivoluzionari e , contro tutti coloro “che odiano la polizia” e che odiano il lavoro.
  • Pertanto, la questione del “senso di colpa” o dell’innocenza dei comnpagni accusati appartiene solo al potere , e lasciamo queste considerazioni, il vocabolario del codice penale, che non sono e non saranno mai nostri, a quelli dall’altra parte (siano essi poliziotti, giudici, avvocati o giornalisti). Questo gesto, chiunque siano gli autori, è parte di una lunga tradizione di pratica rivoluzionaria, che dobbiamo difendere come tale . Non si tratta di legittimare questo tipo di attacco, giustificarlo, o minimizzarlo, ma di attaccare ogni principio di legittimità, ogni tendenza alla giustificazione, ed ogni moderazione nell’ attacco anti-autoritario al dominio, e gli agenti che proteggono il loro regno.

Affermiamo la nostra solidarietà con gli imputati, e soprattutto con il gesto di cui sono accusati, che ricordiamo, è un atto di vita quotidiana, un atto necessario per tutti coloro che desiderano la libertà, e non un ” terribile evento ultra-violento “o” eccezionale “- l’unico elemento eccezionale potrebbero essere le telecamere onnipresenti, non solo lo stato, e neppure i journaflics, contrariamente, ad esempio, dei cosiddetti quartieri “sensibili”, dove tutto accade in silenzio, senza copertura mediatica o effusioni, con regolarità. Ripetiamo ancora una volta che le immagini sono un problema contro il quale dobbiamo organizzare concretamente .In caso contrario, i ribelli continueranno a scendere, come albicocche in estate.

In una città come Parigi, che ha gustato nel 2015 una violenza indiscriminata, a cinque minuti a piedi da Quai de Valmy, veramente terribile e sorprendente, davvero violenta, veramente terrorista, è indecente a piangere per la sorte di una macchina di polizia, la cui funzione è proprio quella di farsi prendere a schiaffi in faccia da tutto ciò che rifiuta ordine mondiale di conseguenza. Non lasciamo soli i compagni nel vortice mediatico-repressivo che li rendono degli individui assetati di sangue e cannibali feroci, oggetto di dibattiti sterili “contro” o “a favore” della “violenza”.

No, di fronte allo Stato e ai suoi lacchè, sono nostri ccompagni, e noi siamo i loro.

Né verità né giustizia, complicità e rivoluzione.

La miglior difesa è l’attacco.

Libertà per tutte e tutti.

Il 24 maggio 2016 a Parigi, pochi anarchici.

[Tradotto da Il Buco.]




Fonte: Non-fides.fr