Luglio 1, 2021
Da Collettivo Anarchico
29 visualizzazioni


STRAGE DI LAVORATOR* SFRUTTAT*. BASTA.

Appena pochi giorni fa, nel tardo pomeriggio del 24 giugno, a Tuturano, nella piana del brindisino Camara Fantamadi, un operaio agricolo maliano di 27 anni è stato stroncato da un malore. Immediatamente i media hanno parlato di un malore dovuto al caldo insostenibile di quei giorni e, in generale dell’estate in questa zona del Mediterraneo. Sappiamo che è una mezza verità. Camara è morto di sfruttamento. Si è accasciato alla fine di un turno ininterrotto di 4 ore sotto un sole cocente, in una frazione che raggiungeva in bicicletta da La Rosa di Brindisi, dove era ospite dal fratello.
All’indomani della sua morte, il Comune di Nardò ha rinnovato la già esistente ordinanza, che vieta il lavoro agricolo nelle ore più calde (dalle 12:30 alle 16) e molte realtà sindacali di base stanno facendo campagne affinché questa misura preventiva sia estesa anche alle altre zone dove si raggiungono temperature che mettono a repentaglio la salute e la vita.
Sono misure di contenimento minime, ma non sufficienti a risolvere una situazione di sfruttamento generalizzato e capillare.
Questo perché questi provvedimenti vanno a aggiungersi alla già esistente legge sul caporalato, criticata già dalle stesse organizzazioni sindacali e di braccianti, sappiamo benissimo quindi che esistono ampie zone di lavoro del tutto sottratte alla possibilità di contrattualizzazione in chiaro. Nessun lavorator* sfruttat* attraverso questi canali avrà mai la possibilità di avvalersi di questi strumenti senza incorrere nel licenziamento o, peggio, in pesanti ritorsioni.
Non è un problema circoscritto solo al sud dell’Italia, ma riguarda tutto il suolo nazionale; anche nelle toscane Val di Cornia e Chianti senese, emersero situazioni di sfruttamento e caporalato, già riconosciute e condannate dalla magistratura negli ultimi anni.
Un report del ragusano e numerose interviste ai lavorator* di quelle zone raccontano di giornate lavorative che superano le 10-12 ore al minimo sindacale di appena 6€/h, di pause troppo corte, un paio d’ore tra le 12:00 e le 14:00, di temperature sopra i 40°C, che nelle serre raggiungono i 50°C, di abbassamenti di pressione e svenimenti frequenti senza che venga dato il tempo necessario di recuperare.
Inoltre i presidi sanitari sono lontani dai luoghi di lavoro e non facilmente raggiungibili, si lavora un zone dove l’approvvigionamento idrico è scarso e spesso malsano, i braccianti sono costrett* a bere acqua dei pozzi inquinati e spesso incorrono in infezioni batteriche con il risultato che si disidratano ulteriormente.
Molte delle condizioni sopraelencate mettono un* lavorator* a rischio anche in un orario diverso.
A tutto questo solo la mobilitazione diretta e il protagonismo di questi lavorator* sfruttat* che negli ultimi anni è sempre più forte può dare delle risposte e delle soluzioni, fermare la strage che sta avvenendo quotidianamente sui luoghi di lavoro – ricordiamo anche Antonio Valente, 35 anni, morto in quei giorni a Galatina mentre distribuiva volantini sotto il sole – e mettere fine allo sfruttamento.

Collettivo Anarchico Libertario




Fonte: Collettivoanarchico.noblogs.org