Dicembre 16, 2022
Da Dinamo Press
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100 giorni di governo rappresentano solo il 6% di un mandato di quattro anni. Eppure, hanno una carica simbolica per quanto riguarda i punti di partenza per l’attuazione dei principali obiettivi strategici di un piano di governo. Da questo momento in avanti, si valutano la composizione del gabinetto e dei ministeri, i decreti per risolvere le questioni più urgenti, i viaggi internazionali, i progetti di legge discussi dal Congresso e altri aspetti sui quali si fa un bilancio sulla capacità di gestione e sull’efficacia politica di un mandato.

L’arrivo di Gustavo Petro e Francia Márquez all’esecutivo colombiano, il 7 agosto, ha generato grandi aspettative nel Paese e nel mondo, sia per la novità di essere i primi nella storia intorno ai quali convergono partiti e movimenti di sinistra insieme ai settori sociali emarginati sia per i cambiamenti che ci si aspetta tra quattro anni in un territorio che da decenni chiede a gran voce trasformazioni strutturali.

Dai primi 100 giorni di governo, si possono evidenziare diversi aspetti che non sono esaustivi ma che rappresentano la tabella di marcia di un progetto che ha obiettivi concreti a medio e lungo termine.

La fine della guerra perpetua

Dopo la firma dell’Accordo de l’Avana tra il governo di Juan Manuel Santos e le FARC, nel 2016, l’Uribismo (estrema destra) si impegnò a  interferire con gli sforzi della società colombiana per avanzare verso una soluzione politica del conflitto armato, e vittorie guerrafondaie venivano trasformate in successi come il plebiscito per la pace nel 2016, nel quale vinse il NO, e il successivo arrivo di Iván Duque come capo di stato, nel 2018. Allo stesso tempo, secondo Indepaz, tra il 2016 e il 2022 sono stati assassinati 1.743 leader sociali, dei quali la metà erano firmatari del referendum sulla pace, lasciando come precedente un nuovo tradimento di un processo di pace da parte dello Stato colombiano.

Attualmente, nonostante i combattimenti tra gruppi armati e forze pubbliche siano diminuiti, le violenze e le violazioni dei diritti umani non sono cessate: dall’insediamento di Petro, la presenza di gruppi armati è stata registrata in 420 comuni del Paese, le deportazioni forzate continuano ad aumentare e durante questo stesso periodo sono stati commessi 32 massacri.

In base a quanto sopra, la bandiera della “Pace Totale” è una priorità dell’amministrazione Petro, come parte del riconoscimento di una fallimentare guerra contro il terrorismo portata avanti dai precedenti governi militaristi e per sancire l’imperativo del dialogo come obiettivo nazionale.

A tal fine, riconosce la natura politica dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e la legittimità della sua delegazione di negoziazione, ciò che garantisce un clima di rispetto bilaterale per riprendere i negoziati avviati a Quito, nel febbraio 2017 durante il governo Santos, e sospesi da Duque un anno dopo.

Da segnalare che nei giorni scorsi questa guerriglia ha consegnato alla Croce Rossa diversi soldati prigionieri e ha manifestato la volontà di proseguire il dialogo, oltre ad aver dichiarato il cessate il fuoco unilaterale durante lo scorso periodo elettorale.

L’insediamento del tavolo negoziale è avvenuto il 21 novembre a Caracas, la capitale del Venezuela, e poteva contare su parte del governo con Otty Patiño (scrittore; ex M-19 [Movimento 19 aprile, guerriglia rivoluzionaria attiva in colombia tra il 1970 e il 1990 – ndt]), Alberto Castilla (leader campesino, senatore dal 2014 al 2022), Iván Cepeda (difensore dei diritti umani, deputato dal 2010), José Félix Lafaurie (rappresentante degli allevatori, nemico storico della guerriglia), María José Pizarro (senatrice di Pacto Histórico [coalizione di governo – ndt]) e Horacio Guerrero (antropologo).

Da parte sua, l’ELN, guidato da Pablo Beltrán, ha presentato una lista di 16 persone, per lo più militanti storici della guerriglia e con esperienza nelle trattative con i governi precedenti.

Dall’altra parte, la proposta di “Pace Totale” ha richiamato l’attenzione anche di altri 10 gruppi armati, tra cui i cosiddetti dissidenti delle FARC e gruppi paramilitari e narcotrafficanti, come il Clan del Golfo [cartello paramilitare del narcotraffico attivo dal 2008 – ndt], che hanno espresso all’esecutivo l’intenzione di partecipare all’iniziativa, per la quale il governo sta lavorando in un percorso di assicurazione alla giustizia.

Venezuela e il mondo

Con la stabilizzazione delle relazioni diplomatiche tra Colombia e Venezuela in seguito all’arrivo del nuovo governo, si conclude un ciclo di attacchi tra le due nazioni. L’apertura totale delle frontiere e la sfida di affrontare le bande che si contendono le rotte del narcotraffico e del traffico di esseri umani generano nuove mappe e nuove rotte per i due governi, che hanno convertito le tensioni politiche in lavoro congiunto riguardo la crisi umanitaria e la violenza, i principali problemi comuni.

Ora, dopo i recenti eventi internazionali, la Colombia inizia una fase nel panorama mondiale contraria alla politica estera dei quattro anni del governo Duque, che era incentrata sulla destabilizzazione del governo venezuelano in linea con il peggio della regione: Mauricio Macri, Guillermo Lasso, Sebastián Piñera, Jair Bolsonaro e Juan Guaidó. L’intervento di Petro al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, il voto contro l’embargo degli Stati Uniti contro Cuba, l’ampia partecipazione della Colombia alla COP 27 a Sharm el-Sheikh, in Egitto (dove Petro si è distinto per il suo appello ad agire per la giustizia climatica e ambientale), sono alcuni dei principali eventi internazionali di questo periodo.

Con il governo del Pacto Histórico in territorio colombiano e il ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva al governo del Brasile, si intravedono nuovi spiragli riguardo la protezione dell’Amazzonia.

Tuttavia, è chiaro che non sono d’accordo sulla questione dello sfruttamento degli idrocarburi e sulla strada da seguire per raggiungere una transizione energetica che consenta di affrontare l’attuale crisi climatica e ambientale.

Il Congresso e le riforme in corso

Non va dimenticato che la riforma fiscale del 2021 (che tassava gli alimenti di prima necessità e faceva pagare più tasse alla classe operaia a beneficio dei più ricchi), presentata dal ministro Alberto Carrasquilla e difesa a spada tratta da Duque, è stata la miccia che ha innescato l’esplosione dell’estallido social [ondata di proteste tra ottobre 2019 e marzo 2020 – ndt] che ha portato migliaia di colombiani a scendere in piazza per mesi in diverse città, affrontando la polizia giorno e notte.

La riforma fiscale dell’attuale governo, approvata al Congresso, intende raccogliere 20 miliardi di pesos colombiani (il doppio di quanto raccolto nel 2021) per il prossimo anno, con l’obiettivo principale di parare i colpi che si prevedono arrivare per la recessione globale. Il consumo di benzina e carbone è la principale fonte di riscossione, così come le tasse sui salari alti e i grandi capitali.

La riforma della sicurezza e della difesa ha portato cambiamenti all’interno della polizia e delle forze armate. In quest’ultimo caso, Petro ha rimosso un totale di 52 generali per installare un nuovo Stato Maggiore.

Anche se la riforma si basa soprattutto sulla professionalizzazione della forza pubblica e nel consolidamento di una base operativa moderna, basata sulla “sicurezza umana” e nonostante si tenti un controllo sugli abusi durante la protesta sociale e la prevenzione delle violazioni dei diritti umani, la forza antisommossa dell’ESMAD, che ha ucciso e mutilato centinaia di giovani negli ultimi 20 anni, è ancora lontana dall’essere smantellata. In ogni caso, sembra data per assodata la fine del servizio militare obbligatorio, che verrebbe sostituito dal servizio militare volontario con salari migliori, accompagnato da una riforma del sistema di avanzamento degli ufficiali e dei sottoufficiali.

Di fronte alla transizione energetica, Petro si è impegnato con le diverse associazioni di petrolieri a costruire congiuntamente il processo di transizione, nel quadro del Piano di Sviluppo Nazionale, posto che le strategie non sono ancora chiuse e sono tema di grande controversia e incertezza.

Successi

Sono diversi gli aspetti da mettere in evidenza come successi di questa prima fase: in primo luogo, l’agilità del Potere Legislativo nell’approvare le diverse riforme ci dà conto delle nuove condizioni che si presentano nel Congresso, perché non sarebbe possibile realizzare il progetto “Pace Totale”, la riforma fiscale e le altre iniziative di modifica promosse dal Pacto Histórico senza la maggioranza al Senato e alla Camera.

In questo senso, il bilancio è stato aumentato di due miliardi di pesos colombiani per l’agricoltura e di otto miliardi per la sanità, è stata eliminata l’obbligatorietà del servizio militare, è stato vietato il fracking e l’uso del glifosato, sono state istituite tasse sulle bevande zuccherate e i prodotti ultraprocessati, si è intervenuti sulla corruzione riguardo i beni confiscati alla mafia, si stanno distribuendo le terre alle famiglie contadine vittime dei paramilitari, si è consolidato il progetto di legge che crea il Ministero dell’Uguaglianza (in carico alla vicepresidente Francia Márquez), sono iniziati i dialoghi regionali vincolanti e anche la politica pubblica per la protezione dell’Amazzonia è un dato di fatto. Questi sono alcuni tra i vari aspetti che, sebbene facciano parte delle lotte storiche del popolo colombiano, sono state concretizzate dal governo attraverso gli strumenti dello Stato.

Allo stesso modo, dall’inizio del mandato, l’esecutivo si è impegnato per la libertà dei e delle giovani arrestatə durante le proteste sociali, o di coloro che sono indagati e perseguiti per aver partecipato al Paro Nacional [Sciopero Nazionale, ondata di proteste tra aprile 2020 e giugno 2021 – ndt]. Anche se alcuni sono riusciti a riconquistare la libertà, ancora tanti e tante rimangono dietro le sbarre per motivi politici.

Errori e sfide

Nonostante questo governo stia realizzando i punti principali della sua campagna elettorale e il suo inizio si trovi in una posizione migliore rispetto al disastro della precedente amministrazione, è molto facile che un paese conservatore e volubile come la Colombia possa virare nuovamente a destra, sia a causa delle abbondanti strategie mediatiche orchestrate dal Centro Democratico (CD) [partito di destra fondato nel 2013 da Alvaro Uribe – ndt] e dagli altri partiti anti-sinistra (ad esempio il panico economico infondato), che per gli errori che si stanno accumulando.

Inizialmente, nel governo ci sono state difficoltà di coerenza tra le dichiarazioni del Presidente e quelle di alcuni suoi ministri, di cui l’opposizione e i media approfittano, confondendo il pubblico.

A sua volta, la ministra delle Miniere e dell’Energia, Irene Vélez, nei prossimi giorni deve affrontare una mozione di sfiducia al Congresso, cosa che mette il governo in una situazione difficile se non riuscisse a superare le argomentazioni dell’opposizione.

È un errore anche il fatto che, nella riforma fiscale, sia stata ritirata la tassa sulle pensioni che avrebbe portato oltre 13 milioni di pesos colombiani; allo stesso tempo, è stata evidente la responsabilità del Pacto Histórico nel voto mancato per vietare le corride, così come chi lo è stato il non aver votato l’articolo che imponeva, per la prima volta, tasse alla chiesa.

La nomina di Mauricio Lizcano a direttore del Dipartimento Amministrativo della Presidenza (DAPRE) e le nomine ad alti incarichi di amici intimi della first lady, Verónica Alcocer, sollevano forti interrogativi, poiché, data l’inclusività e l’ampiezza del governo, si stanno aggiungendo personaggi che poco o niente hanno a che fare con un progetto di cambiamento.

Le sfide per il primo governo progressista sono molteplici: affrontare la situazione economica, che comprende la svalutazione del peso e l’ascesa del dollaro; resistere agli attacchi e alle manipolazioni della stampa allineata con la classe politica, per i quali i deputati del Pacto Histórico hanno lavorato a una proposta di legge sui media; la pacificazione del Paese, che adesso dipenderà dalla “Pace Totale”. Tra i vari aspetti, quattro anni non basteranno se si vuole consolidare un progetto di cambiamento che impedisca davvero il ritorno dell’oligarchia che ha governato sempre.

Traduzione a cura di Michele Fazioli per DinamoPRESS da La Tinta del 23 novembre 2022

Immagine da pagina fb CasaFractal del momento dell’inizio ufficiale del governo del presidente Gustavo Petro e della vicepresidenta Francia Marquez il 7 agosto 2022




Fonte: Dinamopress.it