Gennaio 19, 2022
Da Il Manifesto
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Sul tema del suicidio assistito c’è un contenzioso – sottaciuto – tra il governo e la Regione Marche. Il 9 novembre 2021 il ministero della Salute ha inviato alla Conferenza Stato Regioni una circolare affinché il Ssn – gestito in autonomia dalle Regioni – dia «concreta attuazione a quanto statuito dalla Corte costituzionale» con la sentenza “Cappato/Dj Fabo” del 22 novembre 2019. Ma la Regione Marche da oltre un anno e mezzo blocca l’iter per l’accesso al suicidio assistito di due pazienti, Antonio e Mario (nomi di fantasia), entrambi tetraplegici. A darne notizia è l’Associazione Luca Coscioni che difende i malati marchigiani tramite i suoi avvocati coordinati dalla segretaria dell’associazione, l’Avv. Filomena Gallo.

La circolare ministeriale, arrivata dopo l’ennesima diffida – questa volta indirizzata al governo, «affinché attivasse tutti i suoi poteri», considerata «l’inadempienza della Azienda Sanitaria Regionale delle Marche» – riconosce che «sussiste una responsabilità del Ssn a dare concreta attuazione a quanto statuito dalla Corte Costituzionale e pertanto è necessario che le strutture regionali si adoperino affinché ai soggetti che versano in situazioni caratterizzate da patologie irreversibili e sofferenze intollerabili sia data la possibilità di accedere, nel pieno rispetto di quanto sancito dalla Corte costituzionale, a procedure di suicidio medicalmente assistito». La nota governativa conteneva anche un limite di 60 giorni di tempo («scaduti lo scorso 10 gennaio», sottolineano i legali dei due pazienti) entro il quale le Regioni avrebbero dovuto individuare i Comitati etici in grado di verificare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla Consulta per poter ottenere legalmente l’aiuto al suicidio.

Nel caso di Mario, dopo due sentenze del tribunale di Ancona c’è stata la verifica del Comitato etico regionale, ma l’Asur Marche, inadempiente, solo da pochi giorni dovrebbe aver nominato l’ennesima commissione per decidere il tipo e la quantità di farmaco da utilizzare. Antonio invece ha chiesto l’intervento dell’Asur a settembre 2020 ed è ancora in attesa che si avvii l’iter; la prima udienza in Tribunale sul suo caso si è svolta martedì.

Ad opporsi alla sentenza della Consulta e alle decisioni governative è soprattutto l’assessore marchigiano Filippo Saltamartini, della Lega, secondo il quale sarebbe «improprio chiedere alla Regione di attuare un percorso di fine vita, di aiuto al suicidio, senza che questo sia stato delineato compiutamente a livello normativo». «Si tratta di affermazioni eversive dell’ordine costituzionale – commentano Gallo e Cappato – L’assessore finge di non sapere che le sentenze della Corte costituzionale hanno valore di legge, immediatamente applicabile. Il Servizio Sanitario in quanto tale ha l’obbligo di effettuare tutte le verifiche indicate dalla sentenza della Consulta». D’altronde, sul tema è sceso in campo anche il Vaticano che spera di fermare il referendum sull’eutanasia legale con una legge, ancora una volta pilotata.




Fonte: Ilmanifesto.it