Aprile 8, 2022
Da Radio Blackout
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All’alba del 24 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha dato l’ordine di invadere lo Stato ucraino. La decisione è avvenuta poco dopo il riconoscimento ufficiale delle repubbliche separatiste del Donbass, Donetsk e Lugansk, e l’invio di truppe nel territorio con la motivazione ufficiale di un’iniziativa di peacekeeping. La crisi tra Russia, Ucraina, NATO e potenze occidentali non è scoppiata all’improvviso, il contrasto dura apertamente da otto anni. Spostando lo sguardo da un materialismo spicciolo e volendo invece indagare le correnti profonde, storiche e spirituali, che hanno portato all’attuale crinale che ci vede sull’orlo di una guerra mondiale, abbiamo deciso di pubblicare una serie di podcast.

Il primo, focalizzato preminentemente sulle pulsioni etno-nazionaliste ex sovietiche e sul declino dell’impero russo, muove da un’approfondita discussione con Yurii Colombo, in occasione della presentazione all’Edera Squat del suo libro “Svoboda – Ucraina tra Nato e Russia dall’indipendenza a oggi”.


00.00 | Sulle conseguenze delle narrazioni nazionaliste in Ucraina, capaci di ristrutturare la memoria della storia collettiva e sociale di un territorio da sempre caratterizzato dalla presenza di più lingue, etnie e culture.

03.17 | Su come si è dipanata (ed armata) la violenza su basi etno-nazionaliste dopo il crollo dell’URSS e dopo il colpo di stato del 2014, nel contesto di uno stato del Nord del mondo che assomiglia al tipico vassallo occidentale del Sud del mondo.

15.40 | Sulle fratture sociali, di classe, generazionali, geografiche e di interessi materiali attraverso cui poter analizzare la guerra in corso.

18.56 | Sulla contrapposizione, le cui radici sono antiche, tra un “popolo ucraino” significato come bastione dei valori dell’Occidente contro l’invasione orientale, e il discorso panslavista glorificatore della grande Rus’.

24.00 | Sulla crisi del neoliberismo e ritorno dello statalismo: non incentrato sul welfare ma bellico, fatto di riarmo e interventismo monetarista, di autarchia e di stretto controllo da parte del potere di ogni aspetto macroeconomico, con la centralizzazione del controllo dell’energia e sua nazionalizzazione.

27.57 | Sulla paradossale espansione dell’ideologia eurasiatica nel territorio russo tutt’altro che omogeneo e anzi caratterizzato da una lunga storia di colonialismo interno, fino all’attuale dominio putiniano sulle ex repubbliche sovietiche, oggetto di estrazione di risorse naturali e sfruttamento della forza lavoro, dal Kirghizistan, all’Uzbekistan, al Tagikistan e in parte il Kazakistan. 

36.45 | Sulla perdita di potere del dollaro e l’ascesa dello Yuan-Renmimbi nel contesto di un rafforzato asse orientale Cina-Russia-India.

51.30 | Sulla discrasia tra le mire imperialiste di Putin e la base materiale del paese: se non si può propriamente parlare di “rentier state”, a differenza di quanto promettevano trent’anni fa Eltsin e il suo team di “Chicago Boys” in salsa russa, l’economia non è certo diventata una delle prime quattro del mondo e continua ad essere idrocarburica.




Fonte: Radioblackout.org