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Ciò che si va delineando intorno al Green pass va ben oltre il fatto in sé. Asserire che il potere è interessato alla salute della popolazione è un vero e proprio ossimoro visto che l’era attuale ha mostrato di essere del tutto disinteressata alla popolazione, poiché la “volontà di potenza” di uno stato non è più misurabile sulla quantità di popolazione sana di cui disporre. Il mutamento della “forma guerra” con la messa in mora degli eserciti di massa ha comportato il venir meno della popolazione come elemento strategico e, conseguentemente, il non interesse del potere nei confronti della popolazione. La stessa cosa vale per la produzione. Nel mondo contemporaneo la produzione bellica non necessità più della “mobilitazione totale” quindi del tutto inutile è diventata la necessità di masse sterminate da impiegare nella produzione bellica. Per molti versi, allora, diventa possibile asserire che se il mondo di ieri si caratterizzava nel “fare vivere e lasciare morire” il mondo attuale sembra maggiormente prono al “far morire e lasciare vivere” il modello ordoliberale è esattamente questo.
Il Green pass, quindi, diventa un modello di “governamentalità’” e disciplinamento politico e sociale che, reiterando le logiche dell’emergenza, offre al potere una “tecnica di governo del vivente” il cui fine permane la messa in forma di “corpi docili” interamente declinati alle esigenze del comando. Sulla base di ciò il problema non è certamente essere no o pro vax ma inceppare, sabotare e disarticolare questo progetto di normazione politica e sociale. La questione del Green pass, inoltre, pone nuovamente in luce due tendenze storicamente presenti nel movimento comunista. Non sarà sfuggito, infatti, come quote non secondarie di comunisti si siano apertamente schierate per il Green pass e il vaccino. Sorprendente, ma non troppo, dagli stalinisti ai bordighisti si è avuta una sostanziale adesione alle logiche del Green pass e a tutto ciò che questo si porta appresso. Ciò non è altro che il frutto maturo dello statalismo e dello scientismo che caratterizza le varie ortodossie e il loro essere, a conti fatti, la continuazione sotto altra forma della declinazione positivista del marxismo operata dalla Seconda internazionale. Del resto sono gli stessi che hanno trasformato la critica dell’economia politica di Marx in scienza economica.
Nei confronti della scienza, poi, hanno un rapporto non dissimile da quello maturato da non pochi sprovveduti nei confronti di Vanna Marchi o, in tempi più recenti, dei talebani nei confronti del Corano. La scienza, per questi dotti marxisti, diventa un campo neutro del tutto avulso dalla formazione economica e sociale.
Per questi, tanto per fare un esempio non irrilevante, l’isteria femminile grazie alla quale milioni di donne sono state psichiatrizzate e internate era un fatto obiettivo. Questi non comprenderanno mai, per esempio, che sparare agli orologi è uno dei gesti e delle pratiche più radicali e rivoluzionarie. Tutti presi dal loro “marxismo scientista” attendono il divenire delle forze produttive, e della scienza a queste coeva, per raccogliere in maniera indolore (non sia mai che la soggettività intervenga, gli anatemi contro il populismo sono già tutti belli che pronti) il frutto maturo del socialismo. Detto ciò si capisce anche perché questi, da almeno 50 anni non contino un cazzo. Da Emilio Quadrelli.
NB. Il riferimento al populismo è quello russo!!!



Fonte: Spazio-di-documentazione-il-grimaldello.noblogs...