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A ogni territorio la sua grande opera: quella in salsa bolognese è il progetto di allargamento della tangenziale e dell’A14. Per numerose realtà ambientaliste è una sciagura, mentre le forze politiche “a sinistra del Pd” lo difendono. E i movimenti? Tra piazza e Palazzo, interrogativi per una riflessione – speriamo – utile.

18 Dicembre 2021 – 11:22

Negli ultimi giorni ha tenuto banco in città la discussione sul Passante di mezzo, ovvero il progetto che prevede un sostanzioso allargamento dell’A14 e della tangenziale. La Giunta comunale ha approvato la delibera che tecnicamente dà l’assenso urbanistico alla realizzazione del potenziamento. Lo stesso atto dovrà passare per il Consiglio comunale, poi si riunirà l’ultima Conferenza dei servizi e a quel punto via ai cantieri: nel 2022, prevede Autostrade per l’Italia. Se ne parla da una ventina di anni, con diverse variazioni sul tema: il Passante nord, il Passante sud, il Passante sotto. Quello attuale è il Passante “di nuova generazione” o “a prova di futuro” o “green”. Così lo ha battezzato il sindaco Matteo Lepore, che immagina l’opera come “simbolo italiano della transizione energetica”. Questo grazie alle mitigazioni ambientali (dalle coperture verdi ai pannelli fotovoltaici) previste dal progetto, che in relazione a ciò è passato da uno e due miliardi di costo.

“Ma sempre di allargare un’autostrada parliamo”, replicano all’unisono molte sigle ambientaliste della città (in piazza anche oggi, con la spentolata a San Donnino). La parafrasi è nostra, ma su questo giornale è comunque possibile ritrovare le argomentazioni più esaustive espresse da chi pensa che in realtà “una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”, anche quando la bellezza non c’entra affatto: il Passante consiste in nuovo cemento per nuove corsie a disposizione di nuovo trasporto su gomma. Insomma, non è stata la mano di Dio: neanche “la città più progressista d’Italia” può fare il miracolo. Tutto il resto è noia e greenwashing. Anche perchè, attenzione, il progetto è suddiviso in due fasi quindi l’intero pacchetto delle mitigazioni non è fin da subito messo nero su bianco.

E’ una sintesi comune al dibattito su tanti progetti di questo genere: le famigerate “grandi opere”. Che poi si rivelano dei bluff anche quando tanto grandi neanche sono: vedi alla voce People mover. In questo caso, però, occorre soffermarsi sul fatto che il “Passante green” costituisce un tassello fondamentale nella costruzione della coalizione che ha sostenuto Lepore alle elezioni e oggi governa la città, comprendendo diverse forze politiche “a sinistra del Pd”. Ci sono i civici che portano l’ecologismo anche nel nome, ma difendono energicamente il Passante assicurando che il proprio contributo è stato determinante per ottenere le mitigazioni e che più di così non era possibile fare. C’è chi è verde proprio per definizione e contesta sì l’opera, ma assolutamente non vede perchè non essere e non rimanere in maggioranza. Ci sono gli stellati che per anni “il Passante mai” e alla fine “il Passante massì”. Ci interessa fino a un certo punto. Sentiamo, invece, la necessità di ragionare sui riflessi dell’affaire Passante sulla galassia dei movimenti autorganizzati della città. Quella attuale è una fase senz’altro difficile, in cui anche noi ci sentiamo pienamente di vivere e a questa consapevolezza non ci sottraiamo, ma non si può ignorare che buona parte dei movimenti ha mancato – negli anni – l’appuntamento con una vertenza territoriali dall’enorme impatto politico, economico, sociale, ambientale e sulla salute delle/i cittadine/i. Allo stesso tempo, nell’insidioso territorio di compenetrazione tra movimenti e attività politica istituzionale succede che diventi molto labile il confine tra protestare contro e votare a favore. Sulla base, si è letto in questi giorni, di una distinzione tra gli obiettivi da perseguire fuori oppure dentro il palazzo. Ma è davvero questo, alla fine, il senso di misurarsi con la rappresentanza? Scindere ciò che è giusto all’esterno dei luoghi decisionali da ciò che risulta opportuno all’interno?

Le realtà autorganizzate bolognesi le conosciamo e riconosciamo da anni e da anni cerchiamo di dare loro voce. Questo obiettivo non ha mai ceduto terreno alla possibilità di alimentare polemiche o contrapposizioni e l’editoriale che pubblichiamo oggi non intende fare eccezione. Ma crediamo possa essere utile, a volte, porre (innanzitutto a noi stesse/i) degli interrogativi, avviare una riflessione, stimolare un confronto. Del resto, “un giornale è un giornale è un giornale”.




Fonte: Zic.it