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Sulla necessaria sintonia tra la strada e il carcere. Comunicato di Mónica Caballero e Francisco Solar

Intendere la solidarietà antiautoritaria come una relazione che coinvolge come principali attori i prigionieri e le componenti attive nella strada significa cogliere che è essenziale lottare all’interno del carcere, altrimenti la pratica della solidarietà si trasforma in assistenzialismo e carità, divenendo il prigioniero un mero destinatario passivo del sostegno che può venire dall’esterno, senza integrazione o contributo alle iniziative conflittuali. È necessario che lo slogan “Con il carcere nulla è finito” sia messo in pratica, utilizzando tutti i mezzi disponibili che, anche se limitati, possono essere estremamente efficaci. Questo aspetto è stato dimostrato dalle diverse lotte nella lunga e ricca storia della prigionia politica, lotte caratterizzate dalla determinazione dei prigionieri ad andare fino in fondo per raggiungere i propri obiettivi. All’interno del carcere, ogni minuto trascorso nel cortile, ogni libro che entra, ogni oggetto che è permesso in cella o ogni spazio di autonomia e sviluppo individuale, non importa quanto piccolo, è stato ottenuto attraverso la lotta, niente è concesso gratuitamente; è sufficiente ricordare o informarsi, ad esempio, su come la gendarmeria abbia accettato di tenere aperte le porte delle celle più a lungo nel carcere di massima sicurezza, o l’inesistenza di sale di visita nel CAS [Cárcel de Alta Seguridad, a Santiago, una delle strutture carcerarie più importanti del Cile].

La mobilitazione attiva all’interno delle carceri ha portato anche a importanti vittorie in termini di ritorno dei prigionieri nelle strade, piegando la mano delle leggi, e riuscendo ad esercitare una pressione efficace sullo Stato, che in diverse occasioni è stato costretto ad accettare le trattative e soddisfare le richieste.

Tuttavia, queste vittorie non sarebbero mai state raggiunte senza il sostegno della solidarietà; le richieste e le istanze dei prigionieri rimarrebbero confinate tra le alte mura carcerarie senza una costante mobilitazione che rompa, anche momentaneamente, con la normalità. È quindi essenziale che ci sia una reale sintonia tra i diversi collettivi e individui solidali e che questa si concretizzi nella comunicazione e nello scambio di visioni orientate al conflitto, un aspetto che innegabilmente rafforza la lotta e gli ambienti che vi partecipano. In questo modo, la solidarietà diventa una pratica combattiva e offensiva che prende la parola e coglie i momenti opportuni, che genera eventi e rotture.

Detto questo, siamo chiari nel sottolineare che non concepiamo la lotta senza conflitto. Anche se molte volte non raggiungiamo i nostri propositi, in ogni caso abbiamo insistito sulla necessità del conflitto e continueremo a farlo semplicemente perché è stato ed è il modo con cui abbiamo deciso di condurre la nostra vita. Persevereremo nel conflitto e se non si presenterà lo cercheremo e lo provocheremo, perché solo colpendo creeremo delle fratture nella società.

Contro le condanne di lunga durata!
Abrogazione della modifica del D. L. 321!
Amnistia per i prigionieri della rivolta!
Prigionieri di guerra nelle strade!

Mónica Caballero Sepúlveda
Sección de Connotación Publica – Cárcel de San Miguel

Francisco Solar Domínguez
Sección de Máxima Seguridad – Cárcel de Alta Seguridad

Febbraio 2021

Nota di Attaque: la riforma retroattiva della legge 321, menzionata nel testo dei compagni, obbliga i detenuti a scontare due terzi della loro pena prima di poter essere scarcerati in base alla libertà condizionale (prima si chiedeva loro di scontarne la metà). Allo stesso modo, il parere favorevole di un rapporto psico-sociale realizzato dalla Gendarmeria è obbligatorio (in Cile la Gendarmeria è il corpo dei secondini e ha statuto militare), il che rende ancora più difficile uscire dal carcere, in un paese dove solo i poveri finiscono in carcere e dove il 95% delle condanne sono per reati contro la proprietà privata.

[Pubblicato in spagnolo da publicacionrefractario.wordpress.com e in italiano da malacoda.noblogs.org, nota tratta da attaque.noblogs.org].


On the Necessary Harmony Between the Street and the Prison. A Communiqué by Prisoners Mónica and Francisco (Chile, February 2021)

To understand anti-authoritarian solidarity as a relationship that involves as main actors the prisoners and the street, means that it is essential to fight inside the prison, otherwise the practice of solidarity turns into assistance and charity and the prisoner is the simple passive recipient of support that can come from outside, without participating or contributing to the conflicting initiatives. It is necessary that the slogan “Nothing stops with prison” be put into practice, using all available means, which, even if limited, can be extremely effective. This has been demonstrated by the different struggles in the long and rich history of political prisoners, characterized by their strength of will and determination to go all the way, in order to achieve their goals. Inside the prison, every minute spent in the yard, every book that comes in, every item that is allowed in, every space of individual autonomy and development, no matter how small, has been obtained through struggle, nothing is given for free; is enough to remember or to ask, for example, how the guards agreed to keep the cell doors open longer in the maximum security prison, or the non-existence of visiting rooms in the C.A.S. [Cárcel de Alta Seguridad, in Santiago, one of the most important penitentiary centers in Chile; NdAtt.].

The active mobilization inside the prisons has also led to important victories in terms of the release of prisoners, forcing the laws and exerting effective pressure on the State, which on several occasions has been forced to accept negotiations and meet demands.

However, these triumphs would never have been achieved without the support of solidarity, and demands of the prisoners would remain confined within these high walls, without a constant mobilization that breaks the norm, even momentarily. It is therefore essential that there be real harmony between the different collectives and individuals in solidarity, which translates into communication and an exchange of visions oriented towards the conflict; undeniably, this strengthens the struggle and the milieus involved in it. In this way, solidarity becomes a combative and offensive practice that takes the floor and seizes the opportune moments, giving rise to facts and ruptures.

Having said this, we make it clear that we do not conceive of struggle without conflict. Even though we often do not achieve our goals, at least we have insisted on the necessity of conflict and we will continue to do so, simply because it is the way we have decided to live our lives. We will persist in the conflict and if it does not present itself, we will go looking for it and provoke it, because only by kicking will we create cracks in society.

Against longer sentences!
Repeal of the modification of D. L. 321!
Amnesty for the prisoners of the revolt!
Freedom for prisoners of war!

Mónica Caballero Sepúlveda
Sección de Connotación Publica  – Cárcel de San Miguel

Francisco Solar Domínguez
Sección de Máxima Seguridad – Cárcel de Alta Seguridad

February 2021

[Taken from www.amwenglish.com, slightly corrected by malacoda.noblogs.org].


Sur l’harmonie nécessaire entre la rue et la prison. Un communiqué de Mónica et Francisco (Chil, février 2021)

Comprendre la solidarité anti-autoritaire comme une relation qui implique comme acteur.e.s principaux.les les prisonnier.e.s et les milieux actifs dans la rue, signifie qu’il est indispensable de lutter à l’intérieur de la prison, sinon la pratique solidaire se transforme en assistance et en charité et le/la prisonnier.e est le simple bénéficiaire passif.ve du soutien qui peut venir de l’extérieur, sans participer ni contribuer aux initiatives conflictuelles. Il est nécessaire que le slogan « Rien ne s’arrête avec la prison » soit mis en pratique, en utilisant tous les moyens disponibles, qui, même si limités, peuvent être extrêmement efficaces. C’est ce que ont démontré les différentes luttes de la longue et riche histoire des prisonnier.e.s politiques, caractérisée par leur force de volonté et leur détermination à aller jusqu’au bout, afin d’atteindre leurs objectifs. À l’intérieur de la prison, chaque minute passée dans la cour, chaque livre qui entre, chaque article qu’on est autorisé.e a garder dans la cellule ou chaque espace d’autonomie et de développement individuel, aussi petit soit-il, a été obtenu par la lutte : rien n’est gratuit ; pour s’en rendre compte, il suffit de se rappeler ou de demander par exemple comment les matons ont accepté de garder les portes des cellules ouvertes plus longtemps, dans la Prison de sécurité maximale, ou de l’inexistence des parloirs dans le C.A.S [Cárcel de Alta Seguridad, à Santiago, un des plus important centres pénitentiaires du Chili ; NdAtt.].

La mobilisation active à l’intérieur des prisons a aussi permis de remporter d’importantes victoires pour ce qui est des libérations des prisonnier.e.s, en forçant la main aux lois et en arrivant à exercer une pression efficace sur l’État, qui, à plusieurs reprises, a été contraint à accepter des négociations et à donner satisfaction aux revendications.

Cependant, ces triomphes n’auraient jamais été atteints sans le soutien solidaire, et les demandes et les exigences des prisonnier.e.s resteraient confinés à l’intérieur de ces hauts murs, sans une mobilisation constante qui brise la normalité, même de façon momentanée. Il est donc essentiel qu’il y ait une réelle harmonie entre les différents collectifs et individus solidaires, ce qui se traduit par une communication et un échange de visions orientés vers le conflit ; indéniablement, cela renforce la lutte et les milieux qui s’y sont engagés. De cette façon, la solidarité devient une pratique combative et offensive qui prend la parole et saisit les moments opportuns, qui donne naissance à des fait et à des ruptures.

Ceci dit, nous soulignons clairement que nous ne concevons pas la lutte sans conflit. Même si souvent nous n’atteignons pas nos objectifs, au moins nous avons insisté sur la nécessité du conflit et nous continuerons à le faire, simplement parce que c’est la façon dont nous avons décidé de mener notre vie. Nous persisterons dans le conflit et s’il ne se présente pas par lui-même, nous irons le chercher et nous le provoquerons, parce que c’est seulement en donnant des coups que nous créerons des fissures dans la société.

Contre le rallongement des peines !
Abrogation de la modification du D.L 321* !
Amnistie pour les prisonnier.e.s de la révolte !
Liberté pour les prisonnier.e.s de guerre !

Mónica Caballero Sepúlveda
Sección de Connotación Publica – Cárcel de San Miguel

Francisco Solar Domínguez
Sección de Máxima Seguridad – Cárcel de Alta Seguridad

Février 2021

* Note d’Attaque : la reforme, avec valeur rétroactif, de la loi 321 oblige les détenu.e.s à purger les deux tiers de leur peine avant de pouvoir accéder à la libération conditionnelle (avant on leur demandait d’en avoir fait la moitié). De même, est obligatoirement exigé l’avis favorable d’un rapport psycho-social effectué par la Gendarmerie (au Chili, la Gendarmerie est le corps des maton et elle a un statut militaire), ce qui rend encore plus difficile de sortir de prison, dans un pays où seulement les pauvres finissent en taule et où le 95 % des condamnations sont pour des délits contre la propriété privée.

[Depuis attaque.noblogs.org].


Sobre la necesaria sintonía entre la calle y la cárcel. Comunicado de Mónica y Francisco en prisión (Chile, febrero 2021)

Entender la solidaridad antiautoritaria como una relación que involucra como actores principales a lxs presxs y a los entornos activos en la calle, es entender que es indispensable luchar dentro de la cárcel, de lo contrario la práctica solidaria se transforma en asistencialismo y caridad, siendo lx/el presx unx mero receptor pasivo de los apoyos que puedan llegar de afuera no incorporándose ni aportando a las iniciativas de confrontación. Resulta necesario que la consigna “Con la cárcel nada termina” se lleve a la práctica utilizando todos los medios que se dispongan, los cuales, aunque sean escasos, pueden ser sumamente eficaces. Así lo han demostrado las diversas luchas en la larga y rica historia de la prisión política, caracterizadas por la disposición y la decisión de lxs presxs de llegar hasta las últimas consecuencias para lograr propósitos trazados. Dentro de la cárcel cada minuto de patio, cada libro que ingresa, cada artículo que se permite tener en la celda o cada espacio de autonomía y desarrollo individual por más mínimo que sea se ha logrado a través de la lucha, nada es gratis; basta con hacer memoria o con investigar de qué manera gendarmería ha accedido, por ejemplo, a más horas de desencierro en la cárcel de máxima seguridad o a la inexistencia de locutorios en el C.A.S, para darse cuenta de eso.

La movilización activa al interior de la prisión ha conseguido también importantes triunfos en lo que respecta al regreso de lxs presxs a la calle, doblándole la mano a las leyes, y logrando ejercer una presión efectiva al Estado, que en varios momentos se ha visto obligado a sentarse a conversar y dar solución a las exigencias.

No obstante estos triunfos nunca se hubieran conseguido sin el apoyo solidario, las demandas y exigencias de lxs presxs se quedarían en el interior de los altos muros, sin la constante movilización que rompe aunque sea momentáneamente con la normalidad. Imprescindible, por lo tanto, es que exista una sintonía real entre los distintos colectivos e individualidades solidarias, que se traduzca en una comunicación e intercambio de visiones orientada a la confrontación, la que innegablemente fortalece la lucha y los entornos comprometidos en ella. De esta manera la solidaridad pasa a ser una práctica combativa y ofensiva que se toma la palabra y los momentos, que genera acontecimientos y rupturas.

Ahora bien, somos clarxs en señalar que no entendemos la lucha sin la confrontación. Aunque muchas veces no logremos lo que nos proponemos, de igual manera hemos insistido en el enfrentamiento y lo seguiremos haciendo porque sencillamente ha sido y es la manera como hemos decidido llevar nuestra vida. Persistiremos en la confrontación y si esta no se presenta, la iremos a buscar y la provocaremos, ya que solo golpeando generaremos grietas a la sociedad.

¡Contra la perpetuación de las condenas!
¡Derogación de la modificación al D.L 321!
¡Amnistía para lxs presxs de la revuelta!
¡Presxs en guerra a la calle!

Mónica Caballero Sepúlveda
Sección de Connotación Publica – Cárcel de San Miguel

Francisco Solar Domínguez
Sección de Máxima Seguridad – Cárcel de Alta Seguridad

Febrero 2021

[Tomado de publicacionrefractario.wordpress.com].




Fonte: Malacoda.noblogs.org