Febbraio 21, 2022
Da Umanita Nova
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Di fronte all’escalation militare in Europa orientale, che vede Ucraina e Russia fronteggiarsi portando il confronto militare ai limiti dello scontro diretto, e con il pesante coinvolgimento di Stati Uniti e Unione Europea, la nostra posizione non può che mantenere il rifiuto degli imperialismi degli Stati e delle coalizioni contendenti, NATO e OTSC.

Le politiche di potenza degli stati, i nazionalismi, le piccole patrie, sono solo paraventi per nascondere lo sfruttamento delle classi lavoratrici, delle risorse, dei territori. Le ricadute di questo confronto, anche se non si dovesse arrivare a una guerra aperta, saranno comunque estremamente gravi, in primis per le popolazioni civili delle zone interessate che si trovano da anni in una situazione di conflitto e privazione materiale.

Ma questo conflitto riguarda anche lavoratori e lavoratrici di tutta Europa, che stanno già vedendo i loro redditi falcidiati dagli aumenti dei costi dell’energia e dei beni di prima necessità, nonché dal taglio della spesa pubblica sociale a beneficio dell’aumento delle spese militari.

Il conflitto in corso si inserisce in uno scenario mondiale di crescente disordine a livello politico e militare. Gli Stati Uniti, sebbene rimangano ancora la prima potenza mondiale, da anni sono in evidente difficoltà tanto sul piano esterno, come dimostra la fuga precipitosa dall’Afghanistan, che su quello interno come mostrato dall’insorgenza sociale del 2020 e la ripresa del conflitto di classe.

Dal canto suo, la Federazione Russa si trova in una posizione difensiva che la costringe ad attaccare per rimanere in piedi. La crisi apertasi nella sfera d’influenza russa, risultata evidente con la mobilitazione sociale in Bielorussia nell’estate del 2020 e con le proteste in Russia nel Gennaio 2021, mostra la fragilità dello Stato Russo tanto sul piano esterno che su quello interno. Fragilità che potrebbe essere fatale nel caso in cui anche solo uno degli Stati vicini possa collassare, come dimostra la brutale e sbrigativa repressione della rivolta in Kazakhstan del gennaio 2021.

Per quello che ci riguarda l’Italia è pesantemente coinvolta nel confronto, con le basi militari USA e Nato in tutto il paese, e in particolare con le installazioni in Sicilia utilizzate per il controllo della flotta russa nel Mediterraneo. Inoltre lo Stato Italiano è presente direttamente in Europa orientale con proprie truppe,e prende quindi parte concretamente alla spirale di guerra. In Lettonia sono dislocate truppe con carri armati e cingolati da neve, nell’ambito della missione “Baltic Guardian” della NATO; in Romania, nei pressi di Costanza, è presente una squadriglia di 4 caccia Typhoon nell’ambito della missione “Air Black Storm”; nel Mar Nero sono presenti la fregata FREMM “Margottini” e il cacciamine “Viareggio”, oltre alla portaerei “Cavour” con gli F-35.

Questo spiegamento di forze è stato autorizzato con uno stanziamento di 78 milioni di euro, che sicuramente il governo dovrà incrementare. Già è stato annunciata l’intenzione di inviare nell’area altri 2000 soldati italiani. Le crescenti spese militari sono giustificate con la nostra sicurezza, ma nessuno dice che sicurezza è soprattutto educazione e sanità, reddito per tutti e non la guerra.

Come anarchici, intendiamo innalzare la bandiera della solidarietà tra le classi sfruttate, al di là ed al di fuori di qualunque nazione.

Per questo facciamo appello a tutti coloro che si oppongono alla guerra a rafforzare e rilanciare la lotta contro la politica guerrafondaia del governo italiano, per creare un ampio movimento antimilitarista che sappia imporre il ritiro delle missioni militari all’estero.

Nell’ipotesi di un conflitto aperto, la nostra posizione rimane quella del disfattismo rivoluzionario, della solidarietà, della fraternizzazione e della ribellione contro gli Alti Comandi di ciascuno Stato.

Federazione Anarchica Italiana

Convegno del 20 febbraio 2022

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Contro le missioni militari all’estero, contro tutte le guerre!

Rafforziamo la lotta antimilitarista!

Negli ultimi mesi l’impegno bellico all’estero dell’Italia è ulteriormente aumentato con nuove missioni in particolare in Africa e nello scenario Ucraino.

Nello stesso tempo la militarizzazione interna fatta di militari nelle strade e controlli alle frontiere non accenna a diminuire mentre il complesso militare-industriale continua ad aumentare i propri profitti.

Per questo riteniamo centrale nei prossimi mesi sostenere e allargare le lotte antimilitariste nei vari territori: dalle mobilitazioni in Piemonte contro l’industria aereospaziale di guerra e alla candidatura di Torino a ospitare il progetto DIANA (Defence Innovation accellerator for north atlantic) della Nato alle lotte in Sardegna contro le basi militari e i poligoni, da quelle in Sicilia contro il Muos a quelle in Friuli contro le nuove caserme “green” dell’esercito e l’inquinamento prodotto dalle esercitazioni.

Importante è anche il contrasto alla crescente penetrazione della propaganda dell’Esercito nelle scuole e nelle università, non ultima la stipula di accordi per lo svolgimento dei PCTO in Sicilia presso le caserme.

Sosteniamo con forza le prossime iniziative promosse dall’Assemblea Antimilitarista il 19 marzo e il 2 aprile, entrambe a Milano, di denuncia del ruolo dell’Eni nel dettare la politica estera del governo italiano per accaparrarsi le risorse energetiche depredando e devastando i paesi del sud del mondo e il particolare l’Africa. E’ importante lottare contro le devastazioni ambientali causate dagli eserciti e dalle multinazionali da essi protette e creare intersezioni fra i movimenti ecologisti dal basso e l’antimilitarismo.

Oggi più che mai, anche di fronte ai venti di guerra che attraversano anche l’Europa, è necessario sviluppare e praticare l’antimilitarismo in ogni ambito della società.

Federazione Anarchica Italiana

Convegno del 19-20 febbraio 2022

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DI FRONTE ALL’ESCALATION MILITARE, ALLA TENSIONE E AL POSSIBILE CONFLITTO DI GUERRA IN UCRAINA

L’Ucraina è da molti anni una polveriera conflittuale. Un conflitto che si radica in un quadro storico molto complesso a partire dalla sconfitta russa nella guerra di Crimea nel XIX secolo, passando alla guerra in Ucraina del XX secolo che portò alla creazione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, alla cessione di Nikita Khrushchev dalla Crimea all’Ucraina, al processo noto come Euromaidan, fino alla guerra del Donbas e all’annessione russa della Crimea.

Né gli accordi di Minsk II, nati per ridurre la tensione della guerra del Donbass, né la diplomazia europea hanno saputo mitigare questo lungo conflitto in cui sono in gioco troppi interessi geopolitici, economici, energetici ed etnici. Interessi che contrappongono le oligarchie filo-russe a quelle nazionaliste filo-europee e colpiscono i lavoratori ucraini, che devono imparare a convivere con una costante incertezza tra guerra civile, occupazione militare, la miseria che porta la guerra e con lo sfruttamento che gli oligarchi eserciteranno sul loro lavoro.

Un’incertezza che noi, lavoratori d’Europa e del mondo, dobbiamo condividere, dato che le potenze belligeranti possiedono migliaia di testate nucleari, rendendo questa tensione molto simile a quelle già vissute durante la Guerra Fredda.

L’atteggiamento del governo spagnolo di inviare truppe alle varie esercitazioni militari della NATO, oltre a organizzare il vertice di Madrid nel 2022, risponde alla escalation militaristica che stiamo vedendo crescere, dove si investe sempre di più in spese militari e armi e dove il l’industria militare è ingrassata dalla vendita di armi e dalla partecipazione spagnola ai conflitti internazionali.

Di fronte al crescere della tensione e al possibile conflitto bellico, siamo solidali con i lavoratori ucraini. Respingiamo le interferenze imperialiste della NATO e della Russia, dell’occupazione straniera e del nazionalismo, e sosteniamo le parole di Nestor Makhno: “Un potere statale ‘intrusivo’ e un potere statale ‘indipendente’ equivalgono alla stessa cosa, e i lavoratori non ci guadagnano niente con nessuno di loro: devono dirigere i loro sforzi, ovunque si trovino, per distruggere l’apparato statale e sostituirlo con organizzazioni operaie e contadine di autogestione sociale ed economica».

NI GUERRA NI NEGOCIO DE LA MUERTE

NI GUERRAS ENTRE PUEBLOS NI PAZ ENTRE CLASES

FAI iberica




Fonte: Umanitanova.org