Novembre 10, 2021
Da Inferno Urbano
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Amburgo, Germania: Un’analisi delle tecniche di indagine e di sorveglianza utilizzate contro i tre compagni anarchici condannati nel caso “Parkbank”

In questo testo, cercheremo di analizzare le misure di sorveglianza e di indagine utilizzate per il processo “Parkbank”, e di chiarire alcuni punti che potrebbero essere importanti per le persone con hanno un forte interesse per la propria privacy.

Ci teniamo a sottolineare, fin da subito, che le nostre conclusioni si basano sui dossier della polizia. L’apparato di sicurezza è naturalmente riluttante a mostrare le sue carte e, anche nei procedimenti penali, rivela solo le parti dei suoi rapporti che ritiene assolutamente necessarie. Come previsto, il rilascio di tutti i protocolli di sorveglianza, richiesto dagli avvocati, è stato rifiutato. Così, anche le nostre analisi sono incomplete. Traete le vostre conclusioni, ma non considerate nulla come verità assoluta, stiamo semplicemente analizzando una storia raccontata dalla polizia in un dossier!

Per semplicità, ci riferiremo agli imputati come Persona 1, 2 e 3, nell’ordine in cui sono entrati in scena.

Una prima teoria e osservazioni preliminari

Prima di iniziare, dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo: all’allora imminente riunione dell’OSCE e durante la preparazione del vertice del G20, quando un nutrito gruppo di persone attaccò il Salone di Amburgo, il 26 novembre 2016.

La direzione della polizia di Amburgo passò immediatamente al contrattacco. A causa della stretta vicinanza con il luogo dove si svolsero gli scontri, fu stabilito un collegamento con il LIZ (Libertäres Zentrum – Centro Libertario NdT*). La Persona 1 era all’epoca un membro del consiglio di amministrazione del LIZ, e come tale iscritto nel registro delle associazioni. Sulla base delle cosiddette “informazioni” della polizia, egli era ritenuto “responsabile di aver partecipato all’azione, che richiedeva una certa familiarità con l’ambiente circostante e un’intensa preparazione”, ma l’effettivo coinvolgimento non fu mai provato. Come ulteriore prova, i poliziotti rivendicarono presunti contatti internazionali della Persona 1, ed il suo interesse per l’attività antirepressiva.

All’indomani dell’attacco al salone di Amburgo, la polizia fece scattare numerose perquisizioni nei confronti di alcune persone facenti parte della struttura dell’associazione, visitando le loro case e i luoghi di lavoro. In alcuni casi si è cercato di coinvolgerle direttamente in conversazioni, nel tentativo di suscitare in loro incertezze per mezzo di collegamenti presumibilmente fittizi.

In conseguenza di ciò, la Persona 1 è stata messa sotto sorveglianza “preventiva” a partire dal marzo 2018. Tre di queste operazioni di sorveglianza, svoltesi nel periodo compreso tra il marzo 2018 e il 7 luglio 2019, il giorno dell’arresto, sono contenute all’interno del dossier, e sono state utilizzate per giustificare ulteriori misure di sorveglianza applicate poi in seguito. Dallo studio dei files siamo venuti a conoscenza del fatto che il metodo della sorveglianza preventiva è stato usato anche contro altre persone, ed orientata essenzialmente alla raccolta di dati che apparivano particolarmente rilevanti per l’autorità giudiziaria.

Nei rapporti di sorveglianza, alla Persona 1 viene attribuito un comportamento cospirativo, che era, tra l’altro, determinato dal fatto che cambiasse spesso bicicletta per spostarsi in città.

Inoltre i poliziotti sottolineano ripetutamente che la Persona 1 aveva contatti con l’ambiente anarchico e frequentava luoghi come il LIZ, l’Infoladen Schwarzmarkt e il Rote Flora (la Persona 1 avrebbe, per esempio, partecipato a una riunione generale al Flora a seguito delle perquisizioni avvenute in tutto il paese in relazione alle azioni del G20 ad Elbchaussee).

Durante un’operazione di sorveglianza svoltasi nella notte fra il 16 e il 17 marzo 2018, i poliziotti iniziarono a sospettare anche del coinvolgimento della Persona 1 in diversi attacchi dimostrativi poichè, sempre dal loro punto di vista, si poteva stabilire una connessione temporale tra il viavai di persone dal suo appartamento ed alcuni episodi in cui vennero infrante delle vetrine ad Amburgo. Tuttavia, questi indizi non erano sufficienti per dare il via ad un’indagine vera e propria, anche se questa potrebbe essere stata una decisione tattica dei poliziotti, per evitare di dover rivelare la presenza di una sorveglianza preventiva nei confronti del compagno.

Non è esattamente chiaro come si sia svolta la sorveglianza della Persona 1, ma è altamente plausibile che sia stata montata una telecamera per controllare i suoi spostamenti, sul palazzo di fronte all’edificio dove risiedeva. Durante questo periodo è stata inoltre individuata la Persona 2, coinquilina della Persona 1.

Sulla base di queste “scoperte”, è stata ordinata un’operazione di sorveglianza a lungo termine della Persona 1 per sei mesi, dal 9.11.2018 all’8.5.2019. In questo modo sarebbe stato possibile prevedere “atti criminali di notevole importanza” in relazione ai prossimi vertici e alla campagna “United we stand”.

Durante questo periodo è stato utilizzato l’intero arsenale tecnologico a disposizione della polizia (o quasi): telecamere all’ingresso della residenza e in altri luoghi ritenuti strategici, come il LIZ e l’Infoladen Schwarzmarkt, la sorveglianza dei mezzi di comunicazione (elettronici) e, per quanto riguarda le biciclette, è stato anche approvato l’utilizzo del GPS. L’Infoladen è stato sottoposto alla sorveglianza video per un periodo di tempo addirittura più lungo.

Un giorno prima della fine del periodo di sorveglianza, la stessa autorità, la SOKO Schwarzer Block, ha chiesto un’estensione della misura per altri sei mesi. La richiesta di proroga è stata giustificata, tra l’altro, dall’imminente vertice del G20 a Biarritz. I poliziotti hanno anche affermato che le loro supposizioni, sul “coinvolgimento” e i “contatti internazionali” della Persona 1, sono state poi confermate da un viaggio effettuato dal compagno in una parte della Francia lontana da Biarritz. I poliziotti hanno anche usato a loro vantaggio la possibile partecipazione della Persona 1 al Black Bloc dell’Elbchaussee, durante il summit del G20. Con l’estensione della misura preventiva, scatta la sorveglianza anche per la Persona 2, a partire dal 7 luglio 2019.

Una notte d’estate a luglio

La sorveglianza del 07.07.2019 inizia, secondo il rapporto della polizia, nelle prime ore della sera davanti all’appartamento delle Persone 1 e 2. Alle 19:02, entrambe vengono notate mentre fanno rientro nella loro abitazione. Il motivo per cui la sorveglianza è iniziata a quell’ora era l’imminente anniversario del vertice del G20, e faceva parte delle contro-azioni previste dalla polizia.

Alle 21:26, la Persona 1 lascia l’appartamento con una bicicletta, e viene seguita da alcuni poliziotti in borghese (in bicicletta e presumibilmente anche in auto). Alle 21:39, la Persona 1 entra in una stazione di servizio, fa il pieno di benzina in una tanica e paga.

La mattina seguente, i poliziotti chiedono al responsabile della stazione di servizio di consegnare loro le registrazioni video delle telecamere, posizionate nell’area esterna e nel negozio. Anche se, in questo caso, alcune delle 14 telecamere non erano in funzione, bisogna sempre tener conto che le registrazioni vengono effettuate e sono conservate. Ricordate anche che, a causa del grandangolo delle telecamere, indossare un berretto da baseball non fornisce una protezione sufficiente.

Dopo la sosta alla stazione di servizio, la Persona 1 viene seguita mentre si dirige verso un orto pubblico, dove viene persa di vista dalle ore 21:47 alle 22:48. I poliziotti riprendono il pedinamento quando la Persona 1 esce dal giardino, attraverso lo stesso ingresso. La vedono disfarsi di un sacchetto in un bidone della spazzatura, che più tardi verrà utilizzato come prova per il test del Dna, e la seguono fino al suo appartamento, nel quale entra alle 23:04.

Secondo il rapporto di sorveglianza, la Persona 1 e la Persona 2 lasciano l’appartamento un po’ più tardi, alle 23:16, e vengono nuovamente seguite fino a una zona verde sulla Fruchtallee. Lì, alle 23:50, i poliziotti perdono brevemente il contatto con i due compagni, dopo che le luci delle loro biciclette vengono spente.

Alle 23:57, i poliziotti individuano due persone in un parco ad Eppendorfer Weg e decidono di trattenerle, probabilmente per paura di farsi scappare nuovamente l’obiettivo. Ed è allora che viene incontrata anche la Persona 3.

Quello che segue è noto a tutti: perquisizione, arresto, identificazione, perquisizione nelle case ai rispettivi indirizzi di residenza. (A proposito, nel mandato di perquisizione era anche richiesto di verificare la possibile presenza di “veicoli a motore” appartenenti ai compagni).

Alla Persona 1 viene richiesto un “campione organico”, al fine di utilizzarlo per scoprire dove si trovasse con esattezza all’interno del giardino, tramite l’aiuto dei cani poliziotto. Così, nella cella dove è rinchiuso, gli viene prelevato un campione cutaneo su ordine del pubblico ministero, giustificando la richiesta per motivi di “pericolo imminente”.

L’utilizzo dei cani poliziotto viene poi annullato, perché gli agenti nel frattempo scoprono che il terreno è registrato a nome della Persona 1, risparmiando così molto tempo .

Dopo gli arresti, come previsto, la Persona 3, che non era stata condotta in carcere, viene messa a sua volta sotto sorveglianza dalle forze della LKA. La sorveglianza era inizialmente prevista per un mese (sorveglianza a lungo termine: 09.07.2019-15.08.2019), così come l’ascolto delle conversazioni e la registrazione della sua posizione. Il maggior interesse per i poliziotti era quello di registrare ogni contatto avuto dal compagno.

Nel dossier sono presenti sia registrazioni video effettuate all’ingresso della sua abitazione, che altre riprese, presumibilmente fatte dai poliziotti in abiti civili. Nel corso della sorveglianza altre persone che hanno incontrato la Persona 3 sono state a loro volta seguite e sorvegliate.

Ufficialmente, la sorveglianza è stata effettuata durante il giorno, tra le ore 7:00 e le 20:00, per un periodo massimo di 8 ore. E’ stata inoltre condotta una sorveglianza di tipo acustico sulla Persona 3, mentre si trovava al fuori della sua abitazione, compresa nel periodo che va dal 17.07.2019 fino al 17.08.2019, questo perché, secondo i poliziotti, il compagno aveva avuto conversazioni di persona e non per telefono.

Nel corso delle indagini, è stata poi effettuata una seconda perquisizione nell’abitazione della Persona 3, per ottenere campioni di calligrafia e DNA.

Biciclette, sorveglianza e GPS

Il tema delle biciclette è una parte molto importante della sorveglianza. Questo semplicemente perché i sospettati hanno spesso utilizzato questo mezzo per spostarsi. Continuiamo a credere che, per le persone che hanno un grande bisogno di privacy, la bicicletta sia il mezzo più consigliato per muoversi nelle grandi città. E’ utile per evitare il traffico, la velocità può essere regolata, si può caricare la bicicletta sui mezzi pubblici per abbreviare il percorso, ed è più facile individuare e scrollarsi di dosso eventuali inseguitori.

Tuttavia, ci sono alcune cose da tenere bene a mente: bisogna pianificare e studiare bene i percorsi, le eventuali deviazioni ed osservare attentamente l’ambiente che ci circonda. La realizzazione di un piano richiede tempi molto stretti, lo stress aumenta e si tende ad abbassare la guardia. La routine è una cosa molto pericolosa. E’ vero, ci da sicurezza, ma è un falso senso di sicurezza. Tutti abbiamo i nostri metodi e le nostre abitudini preferite. Metterli in discussione e cambiarli continuamente rende molto più difficile la vita ai poliziotti incaricati di sorvegliarci.

Non è ancora chiaro se il tracciamento “autorizzato” delle biciclette, con dispositivi GPS, sia avvenuto oppure no. Nella richiesta di applicare la sorveglianza alla Persona 1, viene esplicitamente richiesto un (“monitoraggio GPS per bicicletta”) e quindi sembra essere possibile, almeno nel mondo della LKA (Landeskriminalamt – Polizia Anticrimine NdT*). Però è anche vero che non si trovano indicazioni specifiche nelle procedure. Noi – e certamente altri – saremmo immensamente contenti di poter avere maggiori dettagli su questo argomento. Per il momento, l’unico consiglio che ci sentiamo di darvi, è quello di controllare regolarmente le vostre biciclette, cambiarle o comprarne di nuove. E lasciarle all’aperto il meno possibile.

Computer portatili, telecomunicazioni e indagini successive

Le procedure investigative dei poliziotti, descritte di seguito, non sorprenderanno la maggior parte di voi. Tuttavia, le menzioniamo per ricordarvi cosa i poliziotti vanno ad analizzare, quali fatti presunti utilizzano e su cosa basano i loro costrutti. In definitiva, questi sono gli aspetti a cui dobbiamo prestare maggior attenzione.

Durante le perquisizioni nelle case, vengono presi soprattutto computer portatili, cellulari e dischi rigidi, ma anche CD/DVD, chiavette USB, schede sim, iPod e macchine fotografiche.

Si è scoperto che i nomi sulle porte delle stanze, negli appartamenti condivisi, sono una buona idea. I poliziotti infatti, prendendo spunto dai nomi sulle targhette, hanno perquisito solo le stanze di coloro che sono stati arrestati quella notte, così come le aree comuni.

Non tutti i media confiscati erano criptati – prenotazioni di viaggio, testi di volantini, opuscoli e così via sono stati utilizzati dalle autorità come prove, per dimostrare la colpevolezza dei compagni arrestati.

I dati dei computer portatili e dei dischi rigidi criptati sono stati trasmessi dal dipartimento forense alla BKA (Ufficio Federale della Polizia Anticrimine NdT*). Il BKA non è riuscito a decifrare i dati, e anche un tecnico dell’Interpol, a cui è stato chiesto aiuto, non ha visto alcuna possibilità di ottenere i dati criptati (tramite Truecrypt, LUKS, ecc.).

Per quanto riguarda invece i computer portatili parzialmente criptati, sono state estratte tutte le “tracce dell’utilizzo di Internet” (chat, mail, backup, reti di condivisione di file, browser, compresi i file cancellati). Nessuno di questi dati è stato classificato come “penalmente rilevante”, ma l’uso riconoscibile di programmi come TOR e alcuni software di crittografia sono stati utilizzati dalla polizia come prova di una “comunicazione a fini cospirativi”.

Dopo aver valutato i media sequestrati, gli account di posta elettronica, i numeri di telefono, compreso un numero VoIP (Voice over Internet Protocol: tecnologia per fare telefonate su Internet NdT*), e tutti i numeri IMEI (lnternational Mobile Equipment ldentity: Numero di serie di 15 cifre con il quale ogni dispositivo endpoint che utilizza la rete di comunicazione mobile può essere identificato in modo univoco in tutto il mondo NdT*), sia i dati dell’inventario che i dati sul traffico (come definito nei §§ 96 (1) e 113 b della legge sulle telecomunicazioni (TKG)) sono stati richiesti ai provider. Da notare il fatto che i poliziotti non hanno richiesto i dati di connessione ad un provider dichiaratamente di sinistra, poiché hanno ritenuto che fosse impossibile ottenere informazioni da lui. Per quanto riguarda tutte le altre schede sim e gli account di posta elettronica, i provider interpellati hanno fornito volentieri le informazioni richieste.

I cellulari sono stati analizzati con programmi speciali del dipartimento forense, almeno per quel che riguarda i dati che potevano essere estratti dalla memoria fisica.

Da sottolineare, per quanto riguarda le sim card, che l’intestazione e il Pin Unlock Key (PUK) possono essere richiesti all’operatore di rete responsabile in caso di reati di importanza significativa. Il fatto che alcune sim card fossero registrate con altri nomi, o con nomi fittizi, non è stato un ostacolo. I numeri di telefono erano generalmente memorizzati sotto i nomi reali (di battesimo) nella rubrica, per cui è stato possibile identificare quasi tutte le persone – indipendentemente dal fatto che avessero registrato le loro schede sim sotto nomi fittizi o meno.

Il rilascio dei dati di connessione e di traffico è stato infine ordinato retroattivamente, nella misura in cui i dati erano ancora disponibili presso i provider. La decisione in merito è arrivata dal tribunale distrettuale il 15 luglio 2019, quindi tutto sommato molto puntuale.

Avevamo già accennato al fatto che la comunicazione tramite tutti i dispositivi mobili così come i dati di localizzazione della Persona 3 sono stati (ufficialmente) registrati per un mese dopo il rinvio della custodia cautelare. Questo ha riguardato anche la connessione VoIP.

In definitiva, i poliziotti avevano i dati retroattivi della connessione (numero di contatto, tempo e durata). In termini di contenuto, tuttavia, potevano solo accedere ai messaggi di testo che erano ancora presenti sui telefoni cellulari. I poliziotti hanno concentrato la loro ricerca sulla settimana prima dell’arresto. Confrontando quali SMS erano stati cancellati e quali no, hanno formulato varie ipotesi, cercando di intuire chi si sarebbe potuto organizzare e cospirare.

Va detto per inciso che la procura era ansiosa di ottenere un mandato di perquisizione sugli effetti personali della Persona 2, nonché una perquisizione della cella dove era rinchiusa. Speravano di trovare dei chip RFID (Radio Frequency Identification) in alcuni capi di abbigliamento indossati quella notte di luglio. Non è chiaro a quali risultati ciò avrebbe portato – nessun chip RFID è stato trovato nei vestiti e la richiesta di perquisire la cella è stata respinta dal tribunale distrettuale competente.

Questo è tutto, per quanto riguarda una nostra prima valutazione sul dossier del caso Parkbank, rilasciato dalla polizia. Non vogliamo seminare il panico, ma speriamo di avervi informato e sensibilizzato sull’argomento.

State al sicuro e buona fortuna!

Fonte: Counter-Surveillance Resource Center

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org