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Manifestazione in viale Aldo Moro “per chiedere la convocazione di un tavolo urgente e risolutivo per i licenziati di Piacenza e per la garanzia occupazionale per tutti i lavoratori internalizzati negli altri siti”, spiegano i Si Cobas: “Dall’incontro del 24 maggio tutto tace, mentre per lavoratori e famiglie il futuro si prospetta sempre piĂč nero”.

09 Giugno 2021 – 18:13

Non si arresta la lotta dei lavoratori della Tnt FedEx supportati dai Si Cobas: negli ultimi giorni sono ripartiti gli scioperi in diversi magazzini presenti a livello nazionale (compreso quello di Bologna) e stamattina si Ăš tenuto un presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna, convocato “per chiedere la convocazione di un tavolo urgente e risolutivo per i licenziati Fedex di Piacenza e per la garanzia occupazionale per tutti i lavoratori internalizzati negli altri siti”. Questo dopo che il 24 maggio scorso, ricorda il Coordinamento regionale del sindacato, “sulla spinta di un presidio di centinaia di lavoratori, la Regione Emilia-Romagna Ăš stata costretta ad incontrare una delegazione del sindacato Si Cobas che da tre mesi chiede il reintegro dei lavoratori del sito FedEx di Piacenza. In quella occasione i delegati al Tavolo di crisi dell’Emilia-Romagna, in rappresentanza dell’assessore alle AttivitĂ  produttive Vincenzo Colla, manifestavano l’intenzione di attuare una serie di richieste che come sindacato avevamo avanzato: la riapertura immediata dell’Hub piacentino; fruibilitĂ  per i lavoratori licenziati di risorse che ogni comune di residenza puĂČ mettere a disposizione di chi versa in condizione di profondo disagio. Nell’incontro con tale rappresentanza in Regione era stata inoltre posta la necessitĂ  di riconoscere le istanze dei 204 lavoratori del sito di Bologna che nel processo di internalizzazione avevano visto la totale esclusione del sindacato che li rapresentava. Su tale tematica il tavolo di crisi aveva glissato classificandola come problematica non riconducibile a quel contesto. Eppure oggi parte di quei lavoratori Ăš rimasta esclusa e senza lavoro perchĂ© dopo 20 anni di lavoro non soddisfa piĂč certi requisiti di ‘idoneità’ arbitrariamente decisi da Fedex nell’accordo siglato con Cgil/Cisl/Uil. Da allora tutto tace
 mentre per i lavoratori e le loro famiglie il futuro che si prospetta Ăš sempre piĂč nero.

Se da un lato quindi l’impermeabilitĂ  delle istituzioni, alle richieste di quel pezzo di societĂ  che Ăš colpito maggiormente dalla crisi Ăš del tutto evidente, le stesse scelgono di aprire un tavolo di confronto con i sindacati confederali che non solo non sono rappresentativi, ma che sono tra i colpevoli della chiusura del sito FedEx di Piacenza. D’altro canto non ci si poteva aspettare altro da chi, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, in una recente trasmissione televisiva, facendo riferimento ad una ripresa importante dell’economia della regione Emilia-Romagna ricordava che fortunatamente le merci hanno potuto circolare perchĂ© non vettori di virus, come se dietro queste merci non ci fossero o non ci fossero stati lavoratori e lavoratrici che hanno pagato con la vita e la salute la possibilitĂ  che le merci circolassero. Se le manifestazioni che si sono susseguite in questo periodo su tutto il territorio del nostro Paese hanno avuto come obiettivo il governo Draghi, che nonostante promesse fumose ha sposato il piano di FedEx, anche localmente l’atteggiamento Ăš stato il medesimo, da una parte il Patto per il lavoro che vede insieme Regione, sindacati confederali e organizzazioni padronali e dall’altra parte lavoratori e lavoratrici che vengono ignorati e verso i quali non viene trovata alcuna soluzione. Non abbiamo mai demandato alle istituzioni la risoluzione dei problemi che i lavoratori vivono nei luoghi di lavoro, la forza la troviamo nella costruzione di una comunitĂ  che agisce in conflitto nei magazzini, nelle fabbriche e sui territori. L’esempio di quanto scriviamo Ăš dato dalla lotta che i lavoratori del magazzino FedEx di Piacenza, e da tutti i lavoratori della filiera FedEx, stanno portando avanti contro la multinazionale americana, per richiedere la riapertura senza condizioni del sito di Piacenza, nonostante l’utilizzo di Polizia, bodyguard e crumiri organizzati spesso dai confederali. Se da un lato alla richiesta di lavoro e di diritti si risponde con una repressione pesantissima, dall’altra parte si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei lavoratori iscritti al Si Cobas ha manifestato la contrarietĂ  piĂč totale ad accettare accordi, sottoscritti dai padroni e dai vertici sindacali confederali, cosĂŹ come non vogliono accettare di farsi rappresentare da chi non ha iscritti, e non ha nessuna titolaritĂ  a trattare in loro nome”.




Fonte: Zic.it