173 visualizzazioni

Sabato da piazza XX Settembre ai giardini Margherita. “Un lungo percorso ha visto attiviste e le realtà coinvolte impegnarsi per la realizzazione di un corteo accessibile, sicuro e favoloso”, comunica la rete Rivolta Pride, che diffonde il documento politico con le rivendicazioni della giornata e prende posizione con un comunicato sulla partecipazione di Polis Aperta.

23 Giugno 2022 – 17:00

Sabato “porteremo le nostre istanze, la nostra gioia, la nostra rabbia per le strade della città: perché la rivolta diventi rivoluzione!”. Torna il Rivolta Pride: concentramento alle 15,30 in piazza XX Settembre e poi via Indipendenza, via dei Mille, piazza dei Martiri, via Don Minzoni e poi area “decompressione” ai giardini di Villa Cassarini (con acqua e uscini per chi avrà bisogno di fare una pausa) prima di finire in piazzale Jacchia, all’interno dei Giardini Margherita, con entrata da porta Santo Stefano. La manifestazione punta a portare in strada almeno 50.000 persone superando così le 30.000 di un anno fa, ha comunicato la rete Rivolta Pride presentando in conferenza stampa la giornata e il documento politico che raccoglie le rivendicazioni della mobilitazione. “Il Rivolta Pride torna a invadere le strade di Bologna. Il lungo percorso che ci ha portato a questo Pride ha visto le attiviste e le realtà coinvolte impegnarsi per la realizzazione di un corteo accessibile, sicuro e favoloso”, mette in evidenza la rete. Rifiutate le sponsorizzazioni: “Respingiamo con fermezza il ‘rainbow washing’ delle aziende che spesso sono le stesse che discriminano”.

Rivolta Pride ha anche diffuso un comunicato finalizzato a “sgomberare il campo da qualsiasi fraintendimento rispetto alla partecipazione dell’associazione Polis Aperta (associazione Lgbt forze armate e polizia, ndr) alla manifestazione che attraverserà le strade di Bologna il 25 giugno. Il Rivolta Pride nasce da un percorso assembleare dal basso che coinvolge decine di associazioni, singole e realtà LGBTQIAP+, nato in occasione della mobilitazione #moltopiudizan. Abbiamo scelto di chiamarci Rivolta in connessione con la notte del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn, quando un gruppo di trans e frocie si rivoltarono contro l’ennesima retata della polizia di New York ai danni della comunità queer che animava il quartiere Greenwich, dando vita al primo Pride della storia. Quello spirito è quello che anima ancora il Rivolta Pride, la volontà di ribellarsi a tutti i sistemi di potere, portata avanti dalle fasce più marginalizzate della società: le persone trans, le travestite, le persone nere e latine, le sex worker, le phroci3, le lesbiche, le persone senza documenti, le soggettività che maggiormente subivano e subiscono ancora oggi la repressione violenta della legge. Nel manifesto del Rivolta Pride ci sono elementi di elaborazione politica del femminismo anticarcerario, contro le misure punitive come antidoto alla violenza patriarcale, il riconoscimento del lavoro sessuale come lavoro, la critica al razzismo istituzionale che criminalizza l’esistenza delle persone migranti. Queste soggettività non sono tutelate dalla legge né dalle forze dell’ordine, come ci raccontano i numerosi casi di femminicidi e violenze sessuali, violenze nelle carceri e nei centri d’accoglienza, che spesso non vengono riconosciuti anche in seguito a denunce. Gli ultimi dati dell’OSCAD, l’osservatorio della Polizia e dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori, ci restituiscono una fotografia della realtà che non corrisponde a quello che viviamo quotidianamente: nell’anno 2020 l’osservatorio nazionale riporta solo un caso di omicidio legato a orientamento sessuale e identità di genere, quando invece la rete TGEU (Transgender Europe) denuncia in quell’anno almeno 4 trans*cidi. A dir poco sottostimati sono anche i casi di violenze sessuali, incitamento all’odio e aggressione, per un totale di appena 61 casi. Il Rivolta Pride vuole essere anche lo spazio di rivendicazione di queste soggettività, che devono sentirsi libere di marciare in uno spazio sicuro”.

Continua il comunicato: “Come realtà del Rivolta Pride, organizzato attraverso un percorso di confronto assembleare dal basso, riconosciamo che l’omolesbobitransafobia è presente in tutti i luoghi di lavoro, anche all’interno della polizia e delle forze dell’ordine. Anzi, spesso è proprio in questi settori che le discriminazioni trovano spazio, incentivate da un ambiente, quello delle caserme, intriso di machismo e maschilismo. Per questo, ci teniamo a chiarire che la nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista. Riteniamo necessario aprire una riflessione seria sul tema della polizia e delle forze armate e delle discriminazioni vissute dalla nostra comunità. Gli spazi sicuri li fanno le frocie che li attraversano, tramite l’autorganizzazione, la cura reciproca e la costruzione di safer space e di immaginari liberati dalla violenza eteropatriarcale”.




Fonte: Zic.it