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Cua, Laboratorio Cybilla e Split in piazza per urlare, a suon di musica, che “vogliamo reddito per autodeterminarci, vogliamo scegliere sui nostri corpi, vogliamo case belle, vogliamo un mondo senza confini, senza sfruttamento, senza militarizzazione”.

10 Novembre 2022 – 19:01

Parade da piazza Verdi, oggi, al grido di “Vogliamo una vita bella, e stiamo venendo a prendercela!”. A lanciare l’iniziativa Cua, Laboratorio Cybilla e Split: “Mesi fa abbiamo sfilato per le strade della città, tra gioia e rabbia all’urlo di ‘Vogliamo una vita bella’ ad un anno dall’occupazione di Split – Spazio Per Liberare Il Tempo. Abbiamo indicato e sanzionato diversi punti di questa città che rappresentano per noi il concretizzarsi del sistema mortifero in cui siamo immers3: da distributori Eni, ad Hera, da Camplus all’ennesimo spazio abbandonato e lasciato al disuso. Abbiamo attaccato il sistema eteropatriarcale, simbolicamente la chiesa di San Pietro, che ci vuole normate e norm-abili, produttive e riproduttive di se stesso, urlando che alla violenza strutturale sui nostri corpi rispondiamo con pratiche di collettivizzazione e di politicizzazione della nostra sofferenza quotidiana, e ci autodeterminiamo nel creare un’alternativa di vita. Dopo mesi in cui abbiamo sempre più cercato di mettere in pratica quella rivendicazione di vita bella, che abbiamo portato forte durante il corteo del 22 ottobre, e che si è sostanziato come lo spazio della rabbia giovanile che sentiamo, abbiamo occupato uno stabile del XV secolo, in disuso da decenni, di proprietà dell’Università di Bologna e in comproprietà con un privato, in via Oberdan 16″.

Qulla di via Oberdan 16 “è un’occupazione abitativa che nasce lo scorso 26 ottobre dalle pulsioni di giovan3 precari3 che, stuf3 dei ricatti dell’emergenza quotidiana dettata dalla questione degli affitti (ma non solo) a Bologna- continuano i collettivi- decidono di aprire spazi politici più che fisici, che non vogliono essere luogo in cui si supplisce alle mancanze del welfare universitario o cittadino, ma laboratorio di costruzione di lotte che si spingano immediatamente oltre se stesso e in cui l’occupazione vuole essere una barricata sociale di resistenza e attacco ad un presente in cui avere una casa – averla bella e non solo dignitosa – e avere un reddito significa possibilità di autodeterminazione e autonomia e quindi di possibilità di liberazione dalle violenze che ci attanagliano troppo spesso a contesti familiari oppressivi, a rinunciare alla nostra indipendenza, ad accontentarci delle briciole, ad abbandonare la città dove abbiamo deciso di vivere. Abbiamo detto che non ci saremmo chius3 qui dentro” e oggi, per questo, la città è stata attraversata da una parade “che sappia parlare dei nostri desideri, che sappia indicare che vogliamo il lusso, quello che ci è sistematicmante negato, e lo vogliamo per tutt3, vogliamo reddito per autodeterminarci, vogliamo scegliere sui nostri corpi, vogliamo case belle, vogliamo un mondo senza confini, senza sfruttamento, senza militarizzazione”.




Fonte: Zic.it