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Ieri presidio del Comitato No Palazzoni Due Madonne, dopo l’esposto sul progetto per il nuovo intervento residenziale. Ottenuto un incontro con la presidente del Savena e la sua disponibilità ad organizzare un tavolo di confronto con il Comune e la ditta costruttrice: “Verificheremo se così sarà”.

04 Maggio 2022 – 15:15

“Presidente del Quartiere, perchè non ci risponde?”. Domanda posta ieri mattina dal Comitato No Palazzoni Due Madonne con un presidio davanti alla sede del Savena, in via Faenza. “Un paio di settimane fa- ricordano le/i residenti- abbiamo inviato un esposto ad una serie di uffici pubblici, sia per conoscenza che per competenza, in cui riepiloghiamo le criticità ed i motivi per cui contestiamo la costruzione dei tre eco-mostri nel Villaggio Due Madonne. Tra questi l’abbiamo inviato anche alla presidente del Quartiere Savena e – considerandola la autorevole rappresentante dell’istituzione più vicina ai bisogni, ai dubbi, ai diritti dei cittadini – pensavamo che ci avrebbe risposto pubblicamente o, almeno, privatamente (essendo anche in possesso dei numeri telefonici di alcuni di noi). Che avrebbe cercato di riaprire un’interlocuzione. Niente di tutto questo è accaduto, solo il silenzio assoluto. Siccome noi siamo testardi, abbiamo deciso di rendere pubblico tutto ciò e chiederle di nuovo un confronto e una risposta alle nostre domande che riepiloghiamo di seguito”.

Ecco i quesiti del Comitato: “1- Perchè, quando ha saputo della scelta di utilizzo dello spazio ex-Persici, non ha convocato un consiglio aperto ai cittadini del quartiere per sentire almeno cosa ne pensavano? 2- Perchè non ha mai utilizzato i canali di comunicazione nella disponibilità del Quartiere per informare i cittadini? 3- Perchè, una volta iniziati i lavori, non ha messo in atto nessun controllo sullo svolgimento degli stessi? 4- Perchè, quando è stato trovato l’amianto nel cantiere, non ha mai provveduto ad informare gli abitanti, i genitori delle San Domenico Savio e gli utilizzatori della pista ciclabile della presenza dello stesso e della sua pericolosità? 5- Perchè non si fa parte diligente nel tutelare la salute dei cittadini che rappresenta, danneggiata dalle polveri sollevate dai lavori nel cantiere e dall’aumento esponenziale del traffico privato previsto attorno ai palazzoni e che intaserebbe la direzione in entrata ed uscita verso la via Emilia Levante? 6- Perchè non si fa parte diligente nella difesa dai danni economici ed ambientali (come nel caso della non possibilità di montare pannelli solari sui tetti dei palazzi esistenti vicini ai palazzoni) che subirebbero i già residenti? 7- Perchè non si pone il problema che il contenimento del consumo di suolo non può essere barattato con la privatizzazione del sole e dell’aria che questa speculazione edilizia comporterebbe? 8- Perchè non si fa parte diligente nel tentare di costruire un tavolo istituzionale tra cittadini, istituzioni e costruttori per tentare la modifica del progetto iniziale?”.

A queste domande, poi, “se ne è aggiunta un’altra- riferisce il Comitato- perché siamo finalmente in possesso del piano di lavoro per lo smaltimento dell’amianto trovato nel cantiere che la ditta incaricata (la Faro Service) ha inviato all’ufficio dell’Ausl competente in cui, tra le strutture presenti attorno al cantiere non è indicata la presenza del plesso scolastico e non sono indicate le piste ciclabili che girano attorno allo stesso e si parla della presenza di una cartellonistica che si riduce ad un cartello presente all’ingresso principale. La presidente si è fatta consegnare una copia del piano è ha verificato la congruità dello stesso rispetto alla realtà esistente? Mentre parlavamo al microfono, la segretaria della presidente ci ha comunicato l’accettazione della nostra richiesta di incontro. Dopo una breve trattativa sul numero delle persone in rappresentanza del Comitato ammesse all’incontro, ci è stato comunicato che i delegati – per accedere – dovevano farsi identificare dalla Polizia e dai Vigili Urbani. Ovviamente abbiamo protestato per questo ‘trattamento speciale”’, ma consci dell’importanza dell’incontro si è accettato di fornire le carte di identità ed i dati personali”.

All’incontro, racconta il Comitato, “la presidente era accompagnata dalla capogruppo del centrosinistra in quartiere. Una presenza che si è rivelato uno strumento di continua provocazione, con l’accusa più volte ripetuta dalla stessa verso la nostra delegazione – ogni volta che ponevamo questioni divergenti dalle posizioni del suo gruppo – di volere ‘strumentalizzare politicamente’ – il problema. L’incontro si è svolto in un clima molto teso e di contrapposizione. Alle nostre ripetute richieste di andare oltre gli obblighi di competenza legislativa e privilegiare la tutela dei diritti e della salute dei cittadini (tutti) con un’azione di verifica e controllo di persona di quanto dichiarato da chiunque, ci è stato continuamente risposto che delle questioni non di sua competenza non si occupa, dichiarando sostanzialmente di non avere mai controllato ciò che altri avrebbero dovuto fare, a partire dalla comunicazione ai cittadini degli avvenimenti. Alla fine del confronto/scontro, sulla nostra richiesta di farsi promotrice dell’apertura di un tavolo di confronto tra noi, il Comune, il Quartiere e la ditta costruttrice, la Presidente si è dichiarata disponibile ad organizzarlo. Vedremo e verificheremo se così sarà”.




Fonte: Zic.it