Novembre 17, 2021
Da Il Manifesto
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I due giganti del tabacco, Philip Morris International (Pmi, proprietario dell’iconico marchio Marlboro) e British American Tobacco (Bat, proprietario dell’altrettanto iconica Lucky Strike) continuano a battersi per la loro quota del mercato europeo, compreso quello dei moltissimi prodotti “senza fumo” in rapida ascesa.

Allo stesso tempo, questi giganti dell’industria si stanno alleando contro i piani dell’Ue di inasprire le norme fiscali che li riguardano.

La produzione e la distribuzione di sigarette elettroniche e di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato (in inglese heated tobacco product, HTB, i prodotti che usano il riscaldamento e non la combustione) sono stati incentivati da generose politiche fiscali nella maggior parte degli Stati membri, e in altre parti del mondo.

Questi cosiddetti prodotti di nuova generazione, tra cui prodotti orali come gomme e stick di nicotina, non sono coperti dall’attuale Direttiva sulla tassazione del tabacco (Tdd). La sua adozione risale al 2011, quando le alternative alle sigarette ordinarie non erano ancora popolari.

Il consumo di prodotti con e senza tabacco nei principali paesi Ue

L’andamento, tra 2019 e 2020, del consumo di sigarette tradizionali, sigarette elettroniche e Htps, nei principali paesi Ue.

I dispositivi senza fumo (che riscaldano, piuttosto che bruciare, il principio attivo, che si tratti di tabacco, o liquido nelle sigarette elettroniche) devono percorrere ancora un lungo cammino per essere in cima alla lista del consumo di tabacco.

Nel 2021 rappresentano solo l’8 per cento del valore al dettaglio (quasi 100 miliardi di euro) di tutti i prodotti per fumatori nell’Ue, secondo le statistiche di Tobacco Intelligence.

Inoltre, sono anche vietati in un certo numero di paesi al di fuori dell’Europa. Tuttavia, le cosiddette “Big Tobacco”, i giganti dell’industria, hanno pubblicizzato sempre più tali prodotti come sostituti più sicuri, al fine di richiedere sconti fiscali, mantenere prezzi bassi e aumentare le vendite per compensare il declino delle sigarette tradizionali, pesantemente e costantemente tassate.

In Europa occidentale, secondo mercato mondiale dopo l’Asia-Pacifico, la vendita di sigarette ha perso un altro 0,2 per cento tra il 2019 e il 2020, mentre i prodotti di nuova generazione hanno guadagnato oltre l’11 per cento, secondo le statistiche di Euromonitor.

L’Europa nel suo complesso rappresenta un terzo del mercato globale dei prodotti a tabacco riscaldato e delle sigarette elettroniche.

Secondo un sondaggio pubblicato lo scorso febbraio da l’Eurobarometro della Commissione europea, il 57 e il 25 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere passato alle sigarette elettroniche e ai prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, rispettivamente, per smettere o ridurre il consumo di tabacco. Tra questi, il 37 e il 39 per cento ritiene che le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato siano meno dannosi, mentre il 23 e il 14 per cento le considera più economiche.

Per evitare che i prodotti di nuova generazione diventino una porta d’accesso alla dipendenza dalle sigarette (soprattutto tra i giovani), la Commissione europea sta pensando di controllare la loro circolazione (così come quella del tabacco grezzo, anch’esso non regolamentato) attraverso regole fiscali armonizzate. Allo stesso tempo, la Commissione mira ad avvicinare le accise nelle varie categorie di prodotti e nei vari paesi.

La proposta di revisione della Ttd è attesa per la fine del 2021, come parte del più ampio Piano dell’Ue per combattere il cancro che la Commissaria per la salute, Stella Kyriakides, ha annunciato a febbraio, con l’ambizione di creare una “Generazione non dipendente dal tabacco” entro il 2040.

Lobbying per un fumo (non) più sano

Per molti anni Philip Morris International e British American Tobacco, insieme al loro cugino minore, Japan Tobacco International, hanno combattuto per mantenere lo status quo fiscale sia per le sigarette elettroniche che per i prodotti a tabacco riscaldato. Un rapporto del 2018 della Commissione europea ha ritardato l’estensione della Ttd a questi prodotti.

A partire dal 2019, altri gruppi (tra cui la European Smoking Tobacco Association, così come le associazioni di svapo tedesche e francesi) hanno sostenuto l’affermazione delle “Big Tobacco” che i prodotti di nuova generazione sono progettati esclusivamente per aiutare i fumatori adulti a smettere di fumare le sigarette tradizionali, e non per attirare nuovi clienti, e quindi devono rimanere abbordabili.

L’influenza dell’industria è evidenziato dagli archivi pubblici della Direzione generale della Salute della Commissione europea e dalle richieste di accesso ai documenti (Foia) della Ong Corporate Observatory Europe (Ceo), che ha scoperto incontri e corrispondenza tra lobbisti e responsabili delle decisioni in materia fiscale.

Questa interazione dietro le quinte costituisce una violazione della Convenzione quadro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul Controllo del Tabacco (Fctc) che richiede alle istituzioni pubbliche di proteggere le politiche di salute pubblica dagli interessi commerciali e di tassare tutti i tipi di prodotti da fumo.

Ulteriori rilevazioni mostrano che le “Big Tobacco” hanno anche cercato (senza successo) di ritardare l’attuazione del sistema di tracciabilità a livello europeo.

A partire dal 2024 questo meccanismo traccerà la distribuzione dei prodotti di nuova generazione. Per il momento, copre solo le sigarette e il tabacco sfuso. È stato avviato nel 2019 nell’ambito della Direttiva sui Prodotti del Tabacco (separata dalla Ttd), la cui revisione inizierà probabilmente a breve, per garantire una maggiore conformità al Protocollo dell’Oms al fine di eliminare il Commercio illecito di prodotti del Tabacco.

“La revisione della Ttd sarà probabilmente in cima alla lista delle priorità dei lobbisti quest’anno”, avverte un rapporto dello scorso marzo della coalizione globale Stopping Tobacco Organizations and Products (Stop). Durante un incontro pubblico alla fine di marzo, Věra Jourová, commissaria europea per la Trasparenza, ha sostenuto che tutte le Direzioni generali della Commissione dovrebbero pubblicare i verbali delle riunioni sul tabacco.

“Nel contesto della revisione della legislazione europea sul tabacco questa raccomandazione è molto importante”, ha sostenuto Olivier Hoedeman, ricercatore di Ceo. “Noi, come organizzazioni della società civile, ne seguiremo la concreta applicazione nelle prossime settimane”.

Bat e Pmi hanno sponsorizzato le prove del danno moderato dei prodotti di nuova generazione su siti web dedicati (bat-science.com, pmiscience.com) e su riviste scientifiche. Secondo un rapporto, che ha raccolto il consenso di un comitato scientifico indipendente e la scheda informativa dell’Oms, il fatto che i prodotti a tabacco riscaldato limitino l’esposizione ad alcune sostanze chimiche non abbassa necessariamente il rischio complessivo per la salute, che rimane sconosciuto, dato che questi prodotti non sono stati sul mercato abbastanza a lungo da poterne studiare i potenziali effetti. Lo stesso vale anche per le sigarette elettroniche, anche se considerate meno tossiche delle sigarette classiche e dei prodotti a tabacco riscaldato, soprattutto per l’assenza di tabacco.

Nel luglio 2020, la Federal Drug Administration degli Stati Uniti (non firmataria della Fctc) ha autorizzato Pmi a utilizzare l’etichettatura “esposizione ridotta” sul suo marchio di punta dei prodotti a tabacco riscaldato non bruciato (IQOS), bocciando allo stesso tempo le argomentazioni dell’azienda per assicurarsi lo status di “rischio ridotto di malattia” (Bat non ha mai presentato una domanda per il suo prodotto Glo). Allo stesso modo, le autorità sanitarie britanniche hanno adottato una posizione favorevole riguardo alle sigarette elettroniche.

Finora l’Ue non è sembrata permeabile alle posizioni dell’industria. Un rapporto di review scientifica sulle sigarette elettroniche del Comitato scientifico sui rischi sanitari, ambientali ed emergenti (un organo consultivo della commissione europea) ha concluso nel settembre 2020 che ci sono decise prove di deterioramento del sistema cardiovascolare a lungo termine e una moderata correlazione con disfunzioni respiratorie e cancerogene.

All’inizio di maggio un rapporto del governo italiano (il più grande impianto di produzione di IQOS di Philip Morris è in Italia), ha pubblicato un estratto delle conclusioni dell’Istituto Nazionale di Sanità, rilevando che “i dati scientifici presentati non sono sufficienti a stabilire che [IQOS] riduca il rischio del prodotto rispetto ai prodotti a combustione a pari condizioni di utilizzo”.

Benefici economici

Una recente ricerca mostra che le sigarette elettroniche non sono tassate nella metà degli stati membri, e i prodotti a tabacco riscaldato sono tassati nella categoria della Ttd “altri tabacchi da fumo” o in regimi ad hoc.

Le aliquote medie dell’Ue per i due prodotti sono coerenti con i loro diversi livelli di presunto ridotto impatto sulla salute e sono rispettivamente del 95 e del 72 per cento inferiori alle sigarette tradizionali, secondo recenti stime.

L’accisa sui prodotti a tabacco riscaldato, sulle sigarette elettroniche e sulle sigarette tradizionali varia parecchio tra i paesi dell’Ue. Una stima della Commissione europea di febbraio 2020 ha avvertito che la disparità di tassazione incoraggia gli acquisti transfrontalieri e persino il contrabbando, che mina la riduzione della dipendenza dal fumo e le entrate nei paesi con una tassazione più alta. Inoltre, le imposte nazionali sui prodotti di tabacco tradizionali (basate sul prezzo medio dell’anno precedente in ogni paese) sono diventate generalmente più alte delle aliquote minime fissate nella sirettiva, il che significa che i prezzi non scoraggiano più il consumo.

Dopo le conclusioni del Consiglio dell’Ue adottate nel giugno 2020, a marzo la commissione europea ha avviato una consultazione con le parti interessate e i cittadini. È anche in attesa di una valutazione d’impatto delle diverse opzioni politiche commissionata alla società di consulenza Economisti Associati. Sulla base di tutti i dati, alla fine presenterà una proposta legislativa.

“Potremmo semplicemente optare per nuove categorie fiscali per i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato e le sigarette elettroniche, o attribuire a queste categorie un’aliquota fiscale minima”, avanza una fonte confidenziale dell’organismo di regolamentazione dell’Ue. La prima opzione potrebbe essere un facile compromesso, poiché significa che i paesi devono solo inserire i prodotti nei loro sistemi fiscali sotto categorie comuni, ma non devono necessariamente tassarli.

Il beneficio immediato sarebbe una riduzione dei costi amministrativi di autorizzazione dei prodotti, di tracciamento e di riscossione delle tasse sia per gli operatori che per le autorità. La seconda opzione sarà probabilmente controversa a causa della mancanza di dati certi, che ha per conseguenza punti di vista politici diversi.

“Possiamo prevedere uno scontro tra i paesi che credono e quelli che non credono che le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato siano meno dannosi”, spiega Ron Branston, docente di economia aziendale alla University of Bath School of Management, specializzato nell’industria del tabacco. “I primi si aspettano che il passaggio dei fumatori a questi prodotti generi un risparmio per la salute pubblica, mentre i secondi temono che l’assenza o la bassa tassazione riduca le entrate pubbliche necessarie per coprire i costi sanitari che resteranno sostanzialmente invariati”.

I negoziati sul testo riguarderanno esclusivamente il consiglio dei ministri dell’Ue. I membri del parlamento europeo, la maggior parte dei quali pensa che i dispositivi senza fumo siano più sicuri delle sigarette tradizionali, hanno solo un ruolo consultivo sulle questioni fiscali.

“Poiché le decisioni su questa materia devono essere adottati sulla base del consenso, possiamo immaginare che uno stato membro dove si trovi una fabbrica di prodotti di tabacco riscaldato non bruciato potrebbe avere motivi per porre il veto a una tassazione che potrebbe danneggiare i suoi interessi economici”, dice la nostra fonte anonima.

Questo commento suggerisce che l’Italia, da cui Philip Morris fornisce la maggior parte dei suoi IQOS a tutto il mercato Ue e oltreoceano (con 2.450 dipendenti e un fatturato ed esportazioni di rispettivamente 750 milioni e 650 milioni di euro) potrebbe essere uno dei tre paesi che hanno rifiutato un’accisa minima per i prodotti a tabacco riscaldato in un questionario riservato diffuso nel 2019 dalla Commissione europea.

Il ministero della salute italiano si è rifiutato di commentare a riguardo.

Il governo italiano ha puntato sull’investimento da 1 miliardo di euro di Philip Morris, cominciato nel 2016 con l’impianto di produzione a Bologna, fornendo un generoso sconto fiscale sulla categoria dei prodotti a tabacco riscaldato.

Dall’iniziale sconto del 50 per cento nel 2019, l’accisa è scesa al 25 per cento di quella applicata alle sigarette tradizionali (anche se aumentata di un 5 per cento annuo dal 2021 al 2023 insieme alle sigarette elettroniche, che prima pagavano solo il 10 per cento o il 5 per cento di tasse a seconda della presenza o meno di nicotina). Lo sgravio fiscale ha aumentato la competitività di IQOS in Italia, uno dei paesi con il maggior numero di fumatori in Europa.

Mentre PMI produce gli stick consumabili IQOS, anche in Germania, Grecia, Romania e Polonia, negli altri stati membri ci sono solo stabilimenti che producono sigarette tradizionali. “Ogni stato membro vorrà approfittare dei prodotti fabbricati nel proprio paese a causa dei posti di lavoro che ne derivano”, sostiene Branston. “I paesi che producono sigarette tradizionali non vogliono essere svantaggiati rispetto ai prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, specialmente se non credono che ci sia un rischio differenziale per la salute tra i due”.

La battaglia delle “Big Tobacco” per l’Europa

Lanciato già nel 2014, IQOS ha finora conquistato il 90 per cento dei consumatori di prodotti a tabacco riscaldato in Italia e in Europa, lasciando a Glo di British American Tobacco una minuscola fetta di mercato, il 10 per cento. A livello globale, questo divario è molto più basso: 57 contro 13 per cento.

La concorrenza tra i due giganti dell’industria ha portato a uno scontro legale, che dà un’idea della rilevanza strategica dei prodotti di nuova generazione. L’anno scorso in Italia Bat ha sostenuto senza successo gli emendamenti parlamentari per cancellare il bonus di tesoreria di Pmi, e ha intentato una causa per corruzione riguardante un presunto accordo di fissazione dei prezzi con i funzionari doganali.

L’inchiesta della procura è ancora in corso. La multinazionale britannica ha anche presentato un contenzioso all’Ufficio europeo dei brevetti contro il suo concorrente americano, e lo ha portato in tribunale in diversi paesi europei (Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Polonia, Romania) per presunta violazione del suo brevetto sulla tecnologia di riscaldamento. Alcune cause sono ancora in corso ma la maggior parte è stata archiviata.

A differenza dei prodotti a tabacco riscaldato, dove le grandi industrie dominano, nel settore delle sigarette elettroniche c’è una miriade di piccoli attori (che rappresentano l’80 per cento del mercato globale). Bat (oltre il 9 per cento di quota globale) supera Philip Morris (meno dell’1 per cento), assente in diversi paesi e si è lanciato solo di recente sul mercato italiano.

In Francia l’aliquota fiscale più bassa sugli Htps

La disparità nella tassazione di Hpts nei vari paesi europei rispetto alla media Ue (2021)

Secondo le statistiche più recenti, a marzo 2021 il valore di mercato dei prodotti a tabacco riscaldato (venduti a prezzi più alti) ha superato di oltre il 60 per cento  quello delle sigarette elettroniche, principalmente per via del successo di IQOS. Bat, preoccupata di perdere i suoi clienti a favore di Pmi, non potrà contare sull’appoggio del suo paese d’origine durante le procedure di approvazione al Consiglio dell’Ue. Come abbiamo scoperto, il Regno Unito ha risposto al questionario dell’Ue rifiutando un’accisa minima sulle sigarette elettroniche.

Date queste lotte di potere sul mercato dei prodotti senza fumo, non sorprenderà il fatto che i due leader del settore abbiano posizioni leggermente divergenti sulla revisione della Ttd, nonostante apparentemente facciano pressione per una causa comune.

Durante una consultazione pubblica lanciata nel 2018 dalla commissione europea, la presentazione di Pmi ha proposto di creare un capitolo distinto nella Ttd che comprende tutti i prodotti senza fumo, esenti da un’accisa minima.

“Philip Morris cerca di assicurare una tassazione favorevole per i prodotti a tabacco riscaldato mettendoli sullo stesso piano delle sigarette elettroniche, attualmente percepite da molti governi come un’opzione più sicura per i fumatori”, ha sottolineato Anca Toma, direttore della coalizione di Ong Smoke Free Partnership.

La raccomandazione di Bat è che le sigarette elettroniche siano chiaramente separate dai prodotti a tabacco riscaldato non bruciato e che un’accisa minima, se assolutamente necessaria, copra solo questi ultimi. Alessandro Bertolini, vicepresidente di British American Tobacco Italia ha una visione più forte: “Finché non ci sarà una valutazione del rischio basata sulla scienza, il modello normativo fiscale da seguire è quello del Giappone, dove i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato hanno avuto la più grande crescita al mondo e sono tassati a circa l’80 per cento delle sigarette tradizionali”, ha detto.

“Pmi è impegnata principalmente nei prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, mentre Bat scommette ancora su una gamma più ampia di prodotti di tabacco nuovi e convenzionali; pur riconoscendo che come azienda di tabacco affermata dovrebbe fare di più nel settore dei prodotti a tabacco riscaldato il cui business più complesso e costoso (il costo di un pacchetto di 20 pezzi è fino a tre volte quello delle sigarette classiche) richiede maggiori competenze e investimenti rispetto alle sigarette elettroniche”, spiega Philip Gambaccini, consulente fiscale internazionale specializzato nell’industria del tabacco.

“Ecco perché Bat alla fine, potrebbe trovare più interessante conservare un regime fiscale meno punitivo per i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato piuttosto che promuovere una tassazione più alta per questi prodotti solo per rendere la vita più difficile al suo rivale”.  La posizione ambivalente di Bat potrebbe non essere diversa da quella di altri grandi marchi come Japan Tobacco International e Imperial che hanno una piccola quota di mercato. “Come Bat, queste aziende probabilmente non disdegnerebbero una regolamentazione troppo dura sui prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, quindi potrebbero usare le sigarette elettroniche come un prodotto concorrente”, afferma Branston.

Oltre al punto di domanda sull’accisa minima e sul livello delle aliquote, un’altra questione chiave è la metodologia per calcolare le accise all’interno delle nuove categorie fiscali. “Piuttosto che per numero di pezzi (come nel caso delle sigarette classiche), oggi la maggior parte degli stati membri tassa i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato in base al peso (considerando che questo è il principale fattore di danno), il che rende questi prodotti più redditizi per l’industria, poiché i prezzi tendono ad essere simili alle sigarette normali, mentre l’onere fiscale è molto inferiore a causa del fatto che i pezzi sono generalmente più leggeri delle sigarette normali”, chiarisce Toma, “lo stesso vale per le sigarette elettroniche, dove la scelta è tra fissare l’accisa in base al volume del liquido (il metodo attualmente adottato da tutti i governi con un regime fiscale in vigore per questi prodotti) o la concentrazione di nicotina”.

Anche sotto questo aspetto Pmi e Bat sarebbero ricompensate diversamente da una tassazione basata sul peso. L’azienda americana usa più tabacco nei suoi stick di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato rispetto all’azienda britannica che quindi potrebbe avere un leggero vantaggio.

infografiche Openpolis

Traduzione dall’inglese di Giulia Carraro

Pubblicato su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) da European Data Journalism Network




Fonte: Ilmanifesto.it