Maggio 4, 2022
Da Bu
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Il testo di questo post non è definitivo, se lo si vuole è possibile partecipare alla sua stesura fino a mercoledì 11 maggio 2022.


4 maggio 2022

La pandemia di covid e varianti attualmente in corso è in larghissima misura conseguenza della devastazione ambientale causata dallo sfruttamento capitalista dell’uomo sull’uomo e su tutto il vivente [1] [2] [3]. L’insorgenza di nuove pandemie e l’aumento della loro frequenza erano stati previsti da moltə scienziatə (vedi i link precedenti). Nonostante questo, alla pandemia di covid, che già ha fatto più di 6 milioni di morti nel mondo, ci siamo arrivati, anche nei paesi sviluppati e in particolare in italia, con sistemi sanitari pubblici e statali inadeguatissimi (quello italiano ha subito tagli enormi negli ultimi 10 anni [1] [2]), e senza che “dall’alto” sia stato fatto alcunché per ridurre il rischio di pandemie. I vaccini disponibili nei paesi sviluppati funzionano, sul piano individuale: sono statisticamente efficaci nel tutelare la salute delle persone che accettano di vaccinarsi, anche se hanno una copertura piuttosto breve. Ma nonostante il loro sviluppo sia stato finanziato prevalentemente dagli stati ricchi con i soldi dellə contribuentə, gli stessi stati dei paesi sviluppati li comprano a un prezzo per dose che è fino a 24 volte quello di produzione, e per gran parte della popolazione mondiale i vaccini non ci sono perché i loro stati non possono permetterseli economicamente e perché i boss delle multinazionali farmaceutiche che li producono non rilasciano i brevetti e il know-how necessario a costruire le macchine per produrli, e ancor meno sono disposti ad aiutare a costruire le macchine e formare le persone nei paesi meno sviluppati. Così questa pandemia non sarà mai sconfitta, e altre (varianti, o “inedite”) ne verranno.

In italia, come quasi ovunque nel mondo ci siano servizi pubblici, enormi tagli e privatizzazioni li hanno riguardato quasi tutti, compresa, in italia, la scuola statale [7], del resto sempre più svenduta al mercato quasi ovunque.

Abbiamo perso la gran parte dei diritti sul lavoro che avevamo conquistato a costo di tanto sangue e le condizioni di lavoro si fanno sempre più precarie.

La crisi climatica è già ovunque nel mondo e fa sempre più danni. La parte di gran lunga maggiore delle emissioni in atmosfera dei gas che causano l’effetto serra, che a sua volta è la causa di gran lunga maggiore della crisi climatica (aumento della temperatura media globale con conseguente scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello delle acque marine, aumento della siccità e variabilità meteorologica in crescita con fenomeni meteorologici sempre più dannosi e distruttivi, ecc.) è causata dalla combustione di combustibili fossili nella produzione di elettricità e calore per il 25% (l’84% dell’energia a livello mondiale è prodotta da combustibili fossili; in Europa è il 71%), nell’agricoltura e nell’allevamento per il 24%, nell’industria per il 21%, nei trasporti per il 14% [vedi qui].

Inoltre il capitalismo industriale, la cui “accumulazione originaria” si è fondata sul colonialismo schiavista e sui più grandi genocidi della storia, non ha mai smesso all’interno dei propri civilissimi confini di reprimere con la violenza e col carcere ogni tentativo di richiedere condizioni di lavoro migliori né, va da sé, ogni tentativo di metter fine al capitalismo stesso per poter costruire un mondo migliore, e non ha mai smesso di fare piccole e anche grandi guerre fuori dagli stessi propri civilissimi confini, né di armare né di sostenere economicamente dittatori e “signori della guerra” disposti in cambio di soldi e armi ad assicurargli manodopera ipersfruttata nei propri paesi reprimendo con la violenza e il carcere qualsiasi tentativo di contrapposizione al loro interno. E quando inevitabilmente questo stato di crisi globale permanente che il capitalismo determina diventa crisi economica anche all’interno dei suoi stessi civilissimi confini, il capitalismo risolve i suoi problemi con le guerre mondiali, in cui si arricchiscono e si salvano i più ricchi, e in cui si muore a milioni tra la gente comune (60 milioni di morti nella seconda guerra mondiale). Così oggi abbiamo la guerra tra l’Ucraina, spalleggiata con grandi rifornimenti di attrezzature belliche dai paesi NATO dopo che gli USA si sono espansi militarmente in Europa verso Est, e la Russia, una nazione capitalista il cui governo non concede al proprio popolo nemmeno quelle briciole di libertà civili che i governi delle false democrazie occidentali concedono ai propri; né c’è grande differenza tra la Russia, che formalmente resta una “democrazia”, e le “democrazie” dei paesi della NATO: in entrambi i casi a governare è sempre e soltanto chi ha moltissimi soldi per condizione propria e-o per essere sostenut* anche economicamente dalle lobby di destra e-o liberali dei vari settori dell’industria capitalista che nella stragrande maggioranza dei casi si spartiscono anche il possesso dei media di gran lunga più potenti, influenti e pervasivi, e pagano le reti dei commentatori che postano fake news e propaganda per questo o quel partito e-o per questo o quell’altro “uomo forte” sui social centralizzati, che sono di gran lunga i più diffusi.

Tutto questo è riassumibile così: la politica delle istituzioni fa gli interessi del capitalismo a danno di tutto il vivente.

Il capitalismo stesso è però, in nuce, sul piano individuale, una prevalenza più o meno forte, fino alla monopolizzazione, della psiche umana da parte di un solo suo tratto, in parte innato: la competitività intraspecifica e interspecifica, cui si legano e-o da cui discendono tanti altri tratti negativi e anche, in fondo, spesso dolorosi o comunque infelici dell’umano, come la possessività, l’invidia, la gelosia, l’aggressività, la rabbia, il desiderio di accumulare potere per decidere delle vite degli altri. Siccome si tratta di un tratto in parte innato, è pressoché ineliminabile: può essere mantenuto ai suoi livelli innati, più o meno bassi, ma nella stragrande maggioranza dei casi non viene mai del tutto eliminato, anche quando “la competitività entra in competizione con sé stessa” e una persona tenta in ogni modo di non praticarla e di svincolarsene, di annullarla in sé, come nel caso del buddismo. Però, di questo tratto competitivo che è un po’ la maledizione della nostra specie, si può quantomeno sventare il potenziale di auto-amplificazione, principalmente per catarsi innocua (come nei giochi competitivi) e sublimazione creativa (come nell’arte).

Il gioco e l’arte, ormai da tanti decenni, si sono legati sempre più nella produzione videoludica (i videogiochi), che è ormai un’industria che muove tanti più soldi rispetto a quella che è la sua industria progenitrice più diretta: il cinema, e più in generale l’industria della fiction audiovisiva.

Se da una parte questo è il motivo principale per cui ci muoviamo sempre meno, all’atto pratico, in contrapposizione e in costruzione di alternativa al capitalismo, dall’altra anche l’industria della fiction interattiva, quando fosse davvero nelle mani di tutti, e non solo sul lato del software, dove comunque al presente lo è solo molto parzialmente, ma anche sul lato della produzione dell’hardware, dove lo è ancora e tanto meno, ci darebbe una possibilità molto maggiore di sublimare in creatività e competizione innocua la nostra competitività. Questa possibilità, affiancata a quelle già date dai giochi competitivi “classici”, sportivi e non, e all’accesso per tutt* alle forme di espressione artistica e creativa più “classiche”, come la musica, la scrittura, le arti figurative, la fotografia, ecc., quando fosse calata in una pedagogia della distinzione tra realtà e fiction che sul piano della realtà privilegiasse fortemente la cooperazione, il dialogo, la solidarietà, potrebbe essere una delle colonne portanti di un mondo che sul piano della realtà potrebbe diventare tanto meno competitivo, tanto più solidale e cooperativo, e realmente democratico e comunistico: ovvero anarchico.

Tornando su un piano meno filosofico e culturale, tornando alla realtà di questo tempo difficile che ci tocca vivere e che tanto spesso ci annichilisce in tristezza e depressione, che è l’apice della crisi che il capitalismo è da quando è nato, ma che al tempo stesso secondo me, come tutte le crisi e forse ancor più i loro apici, è ancora suscettibile di evolvere in qualcosa di tanto meglio, credo sia necessario prendere le fabbriche d’armi per chiuderle, le centrali elettriche inquinanti per spegnerle e convertirle ad altro, e tutto il resto dei luoghi della produzione materiale in tutto il mondo, per poi autogestirla paritariamente, convertirla alla produzione dei beni necessari, lasciando il fondamentale “superfluo” magari soprattutto all’artigianato (ma per es. per l’hardware elettronico e gli elettrodomestici e i robot sturafognature, ecc., servono le fabbriche), nel contesto di tante piccole territorialità autogestite col metodo del consenso, nelle quali, siccome il tempo dedicato al lavoro sarebbe molto ridotto, le decisioni che riguardano la collettività si prenderebbero in assemblee pubbliche periodiche basate sul metodo del consenso “a oltranza”, cui tutt* potrebbero partecipare: comunità di dimensioni non molto diverse tra loro, “medio-piccole”, che nelle città potrebbero essere i quartieri, e altrove i paesi e le frazioni, federate tra loro in una rete globale di comunicazione paritaria che renderebbe possibile accordarsi tra assemblee di comunità diverse su scambi di beni lavorati e di materie prime (quelle e quelli che mancano in un posto e ci sono in un altro) basati sul percorso più breve, attraverso un’assemblea congiunta cui potrebbe partecipare chiunque faccia parte di una delle due comunità, per decidere cosa scambiare, le quantità, ecc. Tra le varie comunità sarebbe sempre possibile a chiunque spostarsi liberamente, e il sacrosanto diritto di vivere la propria sessualità “ognuno come gli va”, nel rispetto della volontà dell’altr*, sarebbe di tutt*; come anche quello di porre fine senza sofferenza alla propria vita quando si arrivasse a esserne stuf* e si desiderasse lasciare spazio allə altrə, o quando si valutasse che il dolore e la prostrazione datə da una malattia “fisica o mentale” ancora non curabile è troppo; come anche quello di abortire; ma sono sicuro che per quanto riguarda le “malattie mentali” sarebbero molto meno pesanti e diffuse, e che un mondo organizzato così saprebbe presto trovare nuove cure sia per le malattie “fisiche” sia per quelle “mentali”, e certo in un mondo così sarebbe tanto più bello far figli, che comunque resta spesso una cosa bellissima anche al presente.

Non sarebbe un “mondo perfetto”, totalmente scevro di competitività sul piano della realtà, perché comunque si scazzerebbe alle assemblee, perché comunque magari a volte ci sarebbero pure scazzottate, ma non ci sarebbe forse nessun livello di violenza maggiore, e certo non ci sarebbero più guerre e non ci sarebbe più lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Siccome so che tutto ciò sarebbe possibile, mi sento in vena di lanciare un ultimatum un po’ fricchettone, un po’ no, ai padroni, ai politici di professione, ai preti e alle guardie di tutto il mondo, per tramite delle guardie certamente in ascolto sulle istanze del fediverso italiano e in particolare su quelle autogestite, loro comprese: avete una deadline al 4 maggio 2023, dopo la quale, se non avrete fatto tutto quanto segue, verremo a riprenderci ciò che è nostro: le terre, le fabbriche, le centrali elettriche, i parlamenti, i senati, le caserme, i consigli di zona, le scuole, gli ospedali, le chiese: tutto, per poi convertirlo ad altri usi e autogestirlo pacificamente. E forse non saremo il 99%, ma forse solo il 90, o persino il 42, perciò forse non potremo farlo senza ricorrere a qualche livello di violenza difensiva nostra, e della possibilità.

Quello che dovete fare in tutto il mondo per evitare che noi si faccia quanto sopra è, più o meno in successione, o anche un po’ al contempo

– ritirare le vostre truppe da qualsiasi guerra in corso, smantellare tutti gli arsenali, chiudere le fabbriche di armi, spegnere le centrali elettriche a combustibili fossili e quelle nucleari, chiudere i pozzi di petrolio e gas, le miniere di carbone, i siti estrattivi di materiali radioattivi

– implementare eolico, piccolo idroelettrico, solare termico ed eventuali altri modi di “produzione” dell’energia non inquinanti distribuendoli sui tetti delle case delle città, nei deserti, sui piccoli corsi d’acqua, senza imporne ad alcuno la presenza, senza imporre ad alcuno di spostarsi da dove vive, e metterli in rete, il tutto a vostre spese

– donare un telefono cellulare di media potenza, un computer di media potenza e un router wi-fi di media potenza con open-wrt e b.a.t.m.a.n. (o altro software per reti mesh migliore) preinstallati a ciascun essere umano vivente sul pianeta che non ce li abbia già

– smantellare i vostri arsenali bellici, sciogliere i vostri eserciti, le vostre forze di polizia, gli allevamenti di animali in cui gli stessi vivono male, le vostre camere, i vostri parlamenti, i vostri senati, i vostri governi, e dimettervi da qualsiasi ruolo vi dà oggi il privilegio di decidere sulle vite altrui per mezzo del ricatto, della minaccia e della violenza, e per mezzo della menzogna su quanto si sa, e per mezzo della presunzione di verità su quanto nessuno sa ancora (che per definizione è anche ciò che forse nessuno saprà mai)

– mettere tutti i vostri soldi su un singolo conto bancario; quando l’avrete fatto noi ci metteremo i nostri, e poi convertiremo il gruzzolone in zcash, o la criptomoneta più ecologicamente sostenibile e sicura e anonima e peer-to-peer che verrà, e lo spartiremo equamente tra tutti noi esseri umani viventi su questo pianeta

Fatto questo potrete poi, come tutti, lavorare dove vorrete, dedicarvi all’artigianato o all’arte o lavorare in realtà collettive piccole e meno piccole, e potrete partecipare alle assemblee che si terranno in ciascun territorio di prossimità (i quartieri nelle città e nei paesoni, i paesi, le frazioni) ogni 42 giorni circa, nell’ambito delle quali si stabiliranno e si potranno ridefinire di volta in volta le regole per i successivi 42 giorni, circa, e si prenderanno le decisioni riguardanti la collettività decidendo anche cosa, quanto, come produrre nei vari luoghi della produzione collettiva.

Queste assemblee si terranno per iscritto su un software per forum, decidendone la data precisa e gli orari di volta in volta alla fine di ogni assemblea, e non dureranno più di 4 ore e 2 minuti circa, alternando 42 minuti circa di assemblea in cui chiunque potrà scrivere o rispondere a chiunque a 42 minuti circa di pausa in cui nessuno dovrebbe farlo (ma se lo fa non succede poi niente di grave), e saranno basate sul metodo del consenso a oltranza, ovvero si chiuderanno solo quando il consenso sarà raggiunto, e se non sarà raggiunto entro le 4 ore e 2 minuti circa dell’assemblea dello stesso giorno, proseguiranno per le 4 ore e 2 minuti circa dell’assemblea del giorno successivo, e così via, fino al raggiungimento del consenso.

Nessuno sarà obbligato a partecipare a queste assemblee, ma tutti dovremo seguire le regole definite nel loro ambito per i successivi 42 giorni, e quando i nostri bisogni o desideri fossero in contraddizione con le regole di quei 42 giorni e-o in conflitto con i bisogni o desideri altrui, ciascuno dovrà aspettare di discuterne nell’ambito delle assemblee.

Chi trasgredisse le regole di quei 42 giorni o imponesse la propria volontà o il proprio desiderio a chiunque altro darà modo a chiunque altro, comprese ovviamente le sue eventuali vittime particolari, di indire un’assemblea straordinaria per la sera stessa o la mattina del giorno dopo, cui chi avesse trasgredito le regole o imposto ad altri la propria volontà o il proprio desiderio sarà obbligato a partecipare, se necessario con la forza (inseguendolo, se scappa, e poi trascinandocelo, ecco, in 4 o 5: niente di più), e dovrebbe confrontarsi con tutta la collettività e in particolare, nel caso abbia imposto proprie volontà o desideri ad altri, con la-le vittime della sua imposizione, ma non sarà mai punito in alcun altro modo.

Quando su un certo territorio di prossimità si produrrà o si raccoglierà o si estrarrà qualcosa che non c’è in un certo altro territorio di prossimità, l’assemblea del secondo territorio potrà contattare quella del primo, posto che sia quello geograficamente più vicino, o al massimo 42 chilometri circa più in là del territorio più vicino, in cui si produca, estragga, raccolga quella certa cosa o qualcosa di abbastanza simile, per richiedere un’assemblea condivisa tra i due territori, che il primo territorio dovrà concedere entro 42 giorni circa dal momento della richiesta (ma non sarà possibile per il primo richiederne più di una ogni 42 giorni, circa), cui potranno partecipare tutti gli esseri umani dei due territori di prossimità coinvolti per decidere gli scambi o, in caso di emergenze, ottenere in dono, magari chiedendo, ma a volte non serve nemmeno.

Agli stronzi: cominciate.

Ai buoni: continuiamo più forte!

A chi non impone alcun potere agli altri, e a chi volesse impegnarsi a imparare a non farlo: questo documento sarà aperto a qualsiasi forma di editing fino a mercoledì 11 maggio 2022.

Tecnicamente, chiunque può modificare questo testo, ma le versioni precedenti restano sempre salvate sul server, e comunque se uno stronzo prova a modificarlo gli cascano le mani circa 42 volte 42, ovvero per sempre; i passaggi in cui ho usato la prima persona singolare possono essere svoltati in un “noi” da chiunque voglia editare, e in questo caso sposteremo la data del documento a quella della “versione stabile” quando la raggiungeremo, e la data della deadline per gli stronzi a un anno dopo, ma vorrei comunque che si raggiungesse una versione stabile entro mercoledì 11 maggio. È possibile accedere alla cronologia del documento dal menù “File”, alla voce “Cronologia”, ed è possibile fare degli “Snapshot”, ovvero dei “salvataggi particolari” rappresentati sulla timeline da un’iconcina raffigurante una macchina fotografica; è possibile chattare con altre persone presenti sul documento nello stesso momento cliccando sull’iconcina con i due fumetti sovrapposti in alto a destra, sotto la campanella; è possibile commentare qualsiasi parte del testo selezionandola e cliccando sull’iconcina con il fumetto e i tre puntini che appare in basso a destra della selezione: questo aprirà un thread in una colonna alla destra della pagina, in cui sarà possibile discutere; se le discussioni cominciassero a essere molto articolate, apriremo una sezione sul discourse di Bida in cui potremo aprire un thread per ogni discussione che non si riuscisse più a fare qui; è possibile, ma non necessario per editare questo testo, aprire un account, con pseudonimo o meno, sul crypt di lab61.org; per un anonimato abbastanza forte è possibile utilizzare Tor Browser.

«Amici, non ci sono amici!» gridò il saggio morente.
«Nemici, non ci sono nemici!» grido io, il pazzo vivente.
(Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, aforisma 376, explicit)

Imparentati con tutto ciò che esiste, convincendosi, frequentando il futuro nella vita di ogni giorno, non si può non incorrere alla fine, come in una eresia, in una incredibile semplicità
(Majakovskij)

Sarebbe un mondo più forte, un più forte mondo d’amore in cui vivere e morire
(John Cale, et. al)

Don’t mourn, organize!
(Joe Hill)

Do mourn, search for solidarity, and organize!
(Me)

Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away
(da How to build a universe that doesn’t fall apart two days later, Philip K. Dick)

Il sangue e il potere ubriacano: si sviluppano la durezza di cuore, la depravazione; all’intelligenza e al sentimento si fanno accessibili e infine riescono dolci le manifestazioni più anormali. L’uomo e il cittadino periscono nel tiranno per sempre, e il ritorno alla dignità umana, il pentimento, la rigenerazione divengono ormai quasi impossibili per lui. Inoltre l’esempio, la possibilità di siffatta licenza agisce anche su tutta la società, contagiandola: un simile potere è tentatore.
(da Memorie di una casa morta, di Fëdor Dostoevskij)

La vita non è scritta da nessuna parte

Ci sono e ci faccio, ma soprattutto 42.




Fonte: Bu.noblogs.org