Ottobre 19, 2021
Da Il Manifesto
112 visualizzazioni


La centralità della suite A Love Supreme per John Coltrane è nota. La mistica composizione estesa, incisa in quartetto il 9 dicembre 1964, fu pubblicata nel 1965 con un successo travolgente (mezzo milione di copie vendute fino al 1970). Trane la suonò dal vivo il 26 luglio 1965 (al francese festival di Antibes) mentre un frammento della suite fu eseguito dall’amico trombettista Calvin Massey durante i funerali del sassofonista il 21 luglio 1967. Il 22 ottobre la Impulse! Records fa uscire (piattaforme, vinile, Cd) un’inedita versione di A Love Supreme. Live in Seattle dall’oggettivo valore storico-musicale. Esiste già un Live in Seattle (1971) ma contiene il recital del 30 settembre 1965 al club The Penthouse.

IL NUOVO PROVIENE dalla collezione privata del sassofonista Joe Brazil che lo registrò nella serata del 2 ottobre 1965 – una vibrante performance in un locale strapieno – con due microfoni collegati ad un Ampex. Coltrane era in una fase di transizione e stava pensando di espandere-modificare il proprio gruppo, quello con i fondamentali McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria. A Seattle il quartetto era integro ma fu potenziato dal sax alto del debuttante Carlos Ward, dal sax tenore di Pharoah Sanders (già fondamentale nella musica di Trane) e dal contrabbassista Donald Rafael Garrett (anche percussioni). Quartetto, quindi, che diventava settetto, volume sonoro ed impatto che si ampliavano, musica sempre più orientata verso una dimensione di trance. Infatti la suite dai 33 minuti lievitò a 75 e i retroscena del concerto vengono sviscerati nel nuovo album dalle accuratissime note di copertina di Ashley Kahn (autore di un volume sulla suite, edito nel 2019). La struttura come gli elementi-base di A Love Supreme restarono ma vennero proposti in una versione che inseriva, quasi a raffreddare una materia sonora a tratti incandescente, quattro interludi tra le sezioni (per doppio contrabbasso, per batteria, per singoli contrabbassi) mentre gli assoli si moltiplicavano.

NEL PRIMO movimento (Acknowledgement) si ascoltavano i sax tenori di Coltrane e Sanders; in Resolution l’alto di Ward e Trane, sempre al tenore; in Pursuance Sanders (basilare il suo apporto torrenziale nel fraseggio e nel volume di suono) e Tyner in circa nove minuti di assolo pianistico, alternando lineare modalismo a passaggi più magmatici; in Psalm è il leader a dominare la preghiera conclusiva nella maestosità mistica, quasi predicatoria, del suo sax tenore.
Nella pretestuosità, a volte, degli inediti, A Love Supreme: Live in Seattle si distingue per la storica testimonianza della spasmodica ricerca dell’ultimo Coltrane. La suite, difficile e complessa, resta di una bellezza accessibile e mantiene, pur dilatandosi, il carattere di una risposta di fede da parte di un artista che conosceva le brutture e le violenze del suo tempo ma cercava un positivo messaggio sonoro universale, per tutti gli esseri umani di tutte le religioni.




Fonte: Ilmanifesto.it