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In
un mondo che proibisce assolutamente solo la gratuità, tutto è lecito fuorché il
godimento. Agli occhi delle religioni, ogni piacere era peccato. Così, traducevano
nel cielo della merce, Io sguardo
  castratore
della necessità di produrre. Ma tanto va il profitto che ormai i piaceri si emancipano
dal peccato: si riacquistano comprandoli, e la loro apparente libertà è un assoggettamento
ancora più grande all’economia resa alla sua verità terrena. Come il salariato,
essi hanno il prezzo di costo di una vita di proletario. Non ci sarà emancipazione
  del proletariato senza emancipazione  reale dei piaceri. Il godimento non ha frontiere,
e noi intendiamo premunirci contro tutto ciò che tenta di limitarlo. Quando il desiderabile
cede al necessario, noi lo sfuggiamo come un lavoro. Ciò che si accanisce a distruggerci
ci indica assai bene che non c’è piacere all’infuori dell’affermazione della vita.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com